Se c’era ancora qualche dubbio su come la tonante azione del Governo di tre anni fa sulla questione rave fosse guidata da mero, cinico e peloso opportunismo diremmo che ora l’argomento può essere considerato ufficialmente chiuso. Già: esattamente tre anni fa, per un rave nella zona fieristica di Modena con circa 3000 partecipanti, sembrava che la sicurezza dell’Italia intera e la sua tenuta sociale fossero in pericolo, un imminente apocalisse causata da qualche migliaia di persone che ballano. Oggi, 2025, praticamente nella stessa zona – stiamo parlando di una decina di chilometri di distanza – le persone che si sono radunate nel weekend di Ognissanti per un rave illegale sono state quasi il doppio, parliamo di circa 5000, ma dal Governo ci pare di non aver sentito nulla, nemmeno uno squittìo, almeno rispetto alle apocalittiche invocazioni e prese di posizione dell’anno 2022.
Come’è possibile?
È possibile: perché giocarsi adesso la carta del rave illegale come fenomeno di pericolosità e delinquenza sociale da reprimere con urgenza assoluta non è più possibile, ahiloro. Meloni, Piantedosi e Salvini e tutto il loro apparato se la sono giocata tre anni fa, tra l’altro malissimo, con degli errori da autentici inetti; e pur avendo avuto abbastanza carta bianca, a tre anni di distanza guarda un po’, sorpresa!, le cose si ripetono, i rave ci sono ancora, nella stessa zona, nello stesso periodo, perfino più partecipati di prima. Curioso, no? Chi tre anni fa si stracciava le vesti per lo svolgersi di questi eventi, chiedendo pieni poteri per debellarli, oggi si nasconde timido nel silenzio: perché dovrebbe ammettere che non è stato in grado di fare nulla, di cambiare nulla. Non è stato capace. Ha fallito.
Il disgusto verso certa ipocrisia ora si spera che arrivi a chi pensava che quella del 2022 contro i rave fosse in fin dei conti una crociata giusta, limpida, espressione di una classe politica che finalmente non ammetteva più deviazioni e voleva un ripristino radicale della legalità: no, vi prendevano per il culo, vi hanno preso per il culo
…ma meglio così, meglio che abbia fallito, come abbiamo provato a spiegare in più occasioni. L’isteria benpensante contro i rave illegali è davvero una dimostrazione da manuale di strabismo analitico e doppiopesismo politico carognesco. Gli eventi illegali ci sono e ci saranno sempre, in una società libera e democratica, ed è normale che ci sia una dialettica tra legalità e cose fatte al di là dell’alveo di essa. Normale, in molti casi proprio sano, necessario. Questa posizione non significa che per forza “…bisogna lasciar fare tutto“: significa che bisogna accendere il cervello, studiare e capire i fenomeni, valutare bene pro e contro, comprendere i contesti, analizzare a sangue freddo le conseguenze, rispettare le diversità, ammettere il concetto e la pratica della tolleranza, pur combattendo – anche con le leggi, ci mancherebbe – a favore di un tipo di visione più “ordinata” e regolamentata della società. Verità molto banali, siamo poco sopra all’invenzione dell’acqua calda a dirla tutta, verità che il sottoscritto si ritrovo a ripetere persino in televisione (con la redazione delle Iene che si dimostrò molto corretta nel non provare a modificare in alcun modo il senso delle parole e delle opinioni del sottoscritto), visto che in quei giorni la questione del rave modenese era sulla bocca di tutti, era la giga-priorità, era l’allarme sociale par excellence:
Che non fosse per nulla un’allarme sociale e una questione di vita o di morte per la tenuta securitaria, politica e sanitaria dell’Italia e della sua – ahem – gioventù, lo dimostra il fatto che i rave hanno continuato ad esserci; e ora che se ne è svolto uno con le stesse identiche modalità ma ancora più grosso, beh, gli strilli di certa politica non li senti più, come se la questione non fosse più un’urgenza ed un’emergenza. Come mai? Perché sanno che se solo tornassero a strillare gli verrebbe risposto “Ma quindi? Non eravate intervenuti? Non avevate varato delle leggi speciali?“, cose che non si vogliono sentir dire. Quindi ora la consegna è: silenzio, o comunque toni bassi. I rave illegali non sono più un problema. Non così grosso, almeno. Anzi, se ci fosse un po’ di onestà intellettuale il vero punto sociale sollevato da questo rave alle ex Bugatti è il fatto che un sito così storico e fondamentale nella storia industriale italiana sia da tre anni alla rovina (bisognerebbe quasi ringraziarli, gli organizzatori di questo rave illegale, per aver riportato l’attenzione su questa oscenità).
Non vi fa un po’ di disgusto, questa ipocrisia? A noi, sì. Ma noi – chi scrive queste righe, chi legge Soundwall, chi conosce almeno un minimo la storia della musica elettronica, chi si interessa un minimo a cultura e movimenti più o meno giovanili – non facciamo testo: avevamo capito già da tempo che quella crociata contro i rave a cavallo tra ottobre e novembre 2022 era solo una gigantesca, opportunistica cortina fumogena, una cinica captatio benevolentiae di una classe politica che voleva lucrare rendite di posizione con poco sforzo e molta furbizia. Il disgusto ora però si spera che arrivi anche a chi pensava che quella – tanto nella sostanza quanto nei toni – fosse una crociata giusta, limpida, espressione di una classe politica che finalmente non ammetteva più deviazioni e voleva un ripristino radicale della legalità: no, vi hanno preso per il culo, esattamente come vi prendono per il culo quando sono loro ad essere “elastici” nei confronti della legalità o – per dirne una – nel confronto della condanna e della pratica del consumo di sostanze stupefacenti.
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PS. L’articolo finisce qua sopra. Penso abbia già detto abbastanza. Ma permettetemi una chiosa extra, molto personale (quindi saltatela pure, perché si parla veramente prima di tutto di fatti miei): quando uscì il filmato delle Iene ricevetti molti feedback, ma gli unici di insulti e minacce arrivarono da appartenenti al direttivo del SILB, quello che dovrebbe essere ed è il massimo organo di rappresentanza istituzionale del mondo delle discoteche in Italia. La gravissima colpa del sottoscritto – che col SILB aveva pure provato a collaborarci, in una reciproca volontà di conoscersi e condividere conoscenze e competenze – era quello di “difendere l’illegalità“. A parte il fatto che un tale arroccarsi sul fortino della legalità fa un po’ sorridere da parte di una categoria che per decenni è stata per lo meno elastica in tutta una serie di aspetti, ma ok, ben venga se i tempi cambiano, del resto io per primo lo auspicavo e lo chiedevo, il punto vero è che se le discoteche pensano che i rave illegali siano concorrenza vuol dire due cose: o che hanno una bassa opinione di sé (…e in qualche caso fanno bene, ma in generale se tu offri un luogo sicuro, tutelato, confortevole ed accogliente non dovresti temere nulla), o che non hanno capito bene la vera natura del ballo, una forma di aggregazione fisica e libidinale che può declinarsi in maniera diversa e che più la si accetta e la si rispetta, anche nelle modalità che non sono le nostre, più la cosa va a vantaggio di chi con questo fenomeno ci lavora. A dirla semplice: a certi signori del direttivo del SILB, ed escludo il presidente Maurizio Pasca con cui anche nella diversità di opinioni il canale di confronto è rimasto sempre aperto e civile, bisognerebbe far capire che non è che se reprimi tutti i rave illegali gettando in galera partecipanti ed organizzatori poi la gente sciama nei loro club con le serate commerciali e le cubiste. No. Semmai, il contrario. Ma finché non ci arrivate, chiaro che poi il mondo della discoteche – incapace di leggere il presente, la società e pure se stesso – vada in declino.