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Orwell, i maiali e il Kappa FuturFestival: sono stati due giorni significativi

  • Dario KeithEsenkoola Parrinell

    Bella riflessione, ma con molti ma. Personalmente, entrando e uscendo dal clubbing fin dai tempi in cui la jungle non era ancora drumnbass e tantomeno liquid, a quaranta anni suonati mi rendo conto che il clubbing pomposo e leccato del 2017 mi annoia. Profondamente.
    Se leggi i comunicati stampa dei vari club milanesi dei quali ometto i nomi per evitare polemiche, è un florilegio di frasi altisonanti che non vogliono dire un cazzo, di serate proposte in un modo tale che, a fine lettura, l’unica domanda che ti riesci a fare è “Sì, bello il nuovo fulcro della nightlife milanese che cerca tra velluti e arazzi le voci della modernità contemporanea e cazzate varie, ma quindi che vuoi? Si balla o si passano tre ore a sistemarsi per essere fighi e venire bene nelle foto che poi le postano su Facebook?”.
    Onestamente, sono talmente annoiato da tutta questa pomposità verbale ed estetica che quando trovo una serata electro o dubstep quasi piango di gioia a vedere la gente divertirsi. Sudata, puzzolente, grezza, magari. Ma vera.

    • peter

      A Milano non si balla, è risaputo. È la città dell’apparenza, rarissimamente ho potuto godere di serate di clubbing con un bel clima sincero di festa a Milano

  • peter

    Questo perché il KFF si tiene nella elegante, civile ed europea Torino. Provate a fare una roba del genere a Napoli, o ancora peggio, a Roma. Sarebbe un documentario sui barbari (chi è stato all’Amore “festival” sa di cosa parlo)