James Holden: genio o clichè?

Il bello della musica è che in quantità e varietà tende ad infinito: qualsiasi cosa si cerchi prima o poi la si trova. Esistono le sfumature, le vie di mezzo, gli alti e i bassi, ci sono artisti che ci fanno piangere, altri che invece non ci danno emozioni, artisti che magari hanno fatto un album pazzesco, ma il secondo poi alla fine non era un gran che! Poi invece c’è James Holden… C’è chi lo ama e chi invece al solo nome cambia la propria maschera indossando quella del disprezzo: aut aut. In realtà non è qualcosa di troppo raro, sono molti gli artisti che ad ognuno di noi danno o tutto o niente. Holden è uno di questi. Nel 1999 inizia la sua carriera con “Horizon”, da lì ha iniziato a sperimentare, attraversando molte di quelle che sono le possibili facce dell’elettronica, arrivando a dar vita a quel sound che porta il suo nome e cognome. Questo non sta a significare di certo che siamo giunti alla fine: Holden con ogni set, con ogni live sperimenta e trova qualcosa di nuovo, dando alla sua musica sempre forme diverse! A 19 anni inizia il suo percorso artistico, a 23 anni si laurea alla facoltà di matematica di Oxford e nonostante ciò continua la produzione. Nel 2006 esce “The Idiots Are Winning” sulla Border Community, etichetta creata da Holden nell’estate 2003 e inaugurata con “A Break In The Clouds”. L’album del 2006 è uno degli album che ha segnato maggiormente l’evoluzione della musica elettronica; un album ricercato, raffinato e profondamente psichedelico. Nel 2010 è uscito il Dj-Kicks, la sua ultima opera. Un lavoro, a mio modesto parere, eccezionale: c’è ricerca, c’è classe, raffinatezza… Ascoltatelo, ognuno di voi avrà una reazione completamente differente!

Poco prima della sua ultima esibizione al Brancaleone di Roma, siamo riusciti a fargli qualche domanda e quindi a comprendere meglio quella che è una delle figure più importanti, complesse ed interessanti del panorama elettronico attuale.

Ormai definirti un borderline o un outcast è diventato un clichè, non che tu non lo sia, ma come vivi questa cosa? Secondo te per quale motivo la gente ti ha sempre definito in questa maniera, cos’è che nella tua musica fa illuminare gli occhi ad alcuni e ad altri fa storcere il naso?

Haha, è vero, ma penso che la definizione sia valida ancora oggi, fa parte della mia personalità… In realtà è qualcosa che accomuna tutti gli artisti della BC. Penso che non avendo la necessità di adattarsi alle tendenze, si abbia maggiore libertà. Per quello che riguarda l’opinione altrui, penso che queste persone parlino senza capire realmente la musica che facciamo!

Spesso torna a galla un problema forse irrisolvibile, in quanto fortemente legato alla personale concezione del termine “musica”. Volevo appunto chiederti: cosa è per te la Musica? Cosa secondo la tua personale opinione può essere definito tale?

Penso la giusta risposta alla domanda l’hai già data te: è impossibile da dire! Almeno è impossibile parlarne adeguatamente in un’intervista.

Nel tuo “The Idiots Are Winning”, album su cui potremmo star a parlare per ore, c’è una traccia molto particolare, ossia “Intentionally Left Blank”. Sono 2.05 minuti di silenzio… Bisogna considerarla una traccia connessa in qualche modo a tutto quel pensiero in cui si inserisce 4′33″ di John Cage o dietro vi è tutt’altra spiegazione?

Esatto, tutt’altra spiegazione! L’album è costituito in realtà dalle tracce precedenti a “Intentionally Left Blank”, le tracce successive invece sono viste più come dei Dj tools. Ho voluto inserire uno stacco fra le due parti del disco. In realtà è semplice la cosa, ma immagino che, non sapendolo, la traccia potrebbe rendere il disco confuso e fastidioso… Ora però avete imparato la lezione!

Una cosa che mi incuriosisce molto è conoscere il tuo pensiero sulla connessione fra matematica e musica. Non parlo di una dissertazione filosofica, ma della tua esperienza… Pensi che i tuoi studi abbiano cambiato il tuo modo di produrre, di ascoltare e di concepire la musica?

Sono ovviamente due cose molto simili e credo che il mio approccio musicale tenda ad essere abbastanza ordinato; mi piace molto sfruttare le varie tecnologie per giocare con vari pattern e renderli ballabili. Inoltre il mio background matematico mi dà la possibilità di progettare le mie performance con Max/Msp, e questo ha influenzato profondamente i miei ultimi lavori.

Cosa ne pensi dell’attuale scena italiana? Qualche anno fa, in un’intervista, hai affermato che la scena stava cambiando… Con il tempo, gente come i ragazzi della Margot Records si sono definitivamente affermati altri artisti sono invece sbocciati… La situazione sta cambiando… Tu quale direzione pensi si stia prendendo?

E’ molto difficile per chi visita il Paese solo qualche volta l’anno farsi un’impressione realistica, e ogni Paese ha la sua particolare realtà, quindi sarebbe sbagliato parlarne in maniera superficiale. In realtà ti posso dire che continuo ad apprezzare molto la scena italiana. Penso che i Margot siano ancora all’inizio, ma hanno un incredibile talento, e con i loro amici – come il progetto “Vaghe Stelle” – hanno molto da offrire… Penso si possa parlare addirittura di una nuova era italiana! Ovviamente questo mio pensiero non è condiviso da tutti… Questo tipo di musica così sincera, genuina e d’avanguardia non è mai andato a sostituire la vecchia scena minimal, semplicemente perché non è questo il suo obbiettivo…

Nel 2010 è uscita la tua ultima e acclamata fatica: il DJ-Kicks firmato Holden. Com’è stato lavorare a questo progetto?

E’ stato molto divertente. Sapevo perfettamente cosa volevo: creare un qualcosa che documentasse un particolare momento della music-for-dancing-to (cosa ben diversa dalla musica dance).

Penso che, nonostante tutto, la musica con cui si cresce quando non si ha la più pallida idea di cosa si farà “da grandi” sia poi fondamentale quando si intraprende una carriera come la tua. Prima di tutto questo, qual era la musica che ascoltavi e che ti ha segnato?

Queen! Poi gli albori della Trance, dell’elettronica e della Techno, quindi gli Orbital ad esempio. Penso che la musica debba essere parte della nostra evoluzione per essere rilevante, quindi soprattutto le prime influenze sono fondamentali, perché lasciano tracce (come delle cicatrici); la cosa che ti segna maggiormente è il modo in cui tu reagisci in quel momento a quella determinata musica.

Come accade spesso, c’è molta differenza fra le tue produzioni e i tuoi set. Parlando di questi ultimi, come vivi il set? Cos’è per te e come andrebbe costruito?

Non saprei… Sento come se avessero la stessa idea di fondo. Nei miei set cerco sempre di dar la possibilità al pubblico di fare un viaggio. Sostengo che se si riesce a miscelare in modo opportuno ogni cosa, allora si può mixare qualsiasi genere che ami.

“The Idiots Are Winning” è un album che ha scosso fortemente il mondo della musica elettronica! C’è un idea generale alla base dell’album? Perché proprio questo titolo?

E’ stata più una fotografia di dove ero in quel momento. Non l’ho mai considerato un vero e proprio album… E’ stato un po’ come la genesi della mia evoluzione. Poi se si guarda il percorso al contrario, tutto appare diverso… Il titolo è stato pensato per essere ambiguo, come se mi stessi riferendo a me, una cosa da stupidi insomma!

Spesso, e con il tempo sempre di più, usi nelle tue produzioni suoni e strumenti reali. Le discussioni attorno alla freddezza e alla monotonia della musica generata da circuiti stampati c’è sempre stata, e mai cesserà. Ma mentre agli albori dell’electronic music spesso ciò era dovuto a ragioni quali la chiusura mentale, la novità dei suoni e via di scorrendo, oggi spesso le motivazioni sono di tutt’altro tipo. Qual è il tuo pensiero sull’argomento, pensi che stiamo veramente assistendo ad un appiattimento della scena musicale elettronica?

Si e no… Penso che la musica dance sia una tradizione segnata da una forte venatura conservatrice e che la maggior parte dei produttori puntino ad uno stile veramente brutto, quello più semplice e scontato possibile. Ovviamente io non sono minimamente interessato a tutto ciò; è musica che mi fa male alle orecchie, che mi annoia e che mi fa incazzare. Nonostante ciò c’è un sacco di roba Lo-fi, Tapey/Synthy veramente interessante, come Oneohtrix Point Never, Luke Abbott, Peaking Lights… E in mezzo a tutta la merda che sta uscendo ci sono cose veramente interessanti come STL, Floating points, Actress… Ma tutte queste cose esistono ai bordi della musica dance.

Dalle tue prime tracce ai tuoi ultimi lavori c’è un abisso per quanto riguarda il sound. Quand’è che hai iniziato veramente ad allontanarti dal sound di “Horizons” o di “One For You” e hai iniziato a creare quello che oggi è l’inconfondibile sound di James Holden?

Se si confrontano le prime con le più recenti produzioni, sicuramente si sente un forte cambiamento. Ma se si ascolta tutta la sequenza, non ci sarà un punto in cui direte: “Oh, qui è cambiato!”. Questo perché tutte le mie tracce hanno lo stesso scopo alla fine, mi sono solo evoluto io… Ho scoperto nuove cose, sono migliorato nelle tecniche di produzione, mi sono stancato delle cose e soprattutto sono stato influenzato da quello che accadeva attorno a me.

Per quanto riguarda i prossimi progetti cosa hai in mente? Ci dobbiamo aspettare un nuovo album?

Sì, vi dovreste aspettare un nuovo album, ma non trattenete il respiro… Non uscirà quest’anno. Posso dirvi però che che sto lavorando intensamente alla mia musica da Gennaio e sono molto contento dei risultati… Non smetterò mai di fare quello che faccio!

English version:

The beauty of music is that in quantity and variety it tends to infinity: whatever you are looking for sooner or later you’ll found. There are nuances, middle ways, ups and downs, there are artists that make us cry, whereas others do not give us emotions, artists who may have made​a crazy album, but the second, at the end, was not so good! Then, there is James Holden… There are who loves him and who hates him. It really is not too rare: there are lots of “aut-aut artists”. In 1999 he began his career with “Horizon”, from there he began experimenting, experiencing many of what are the possible faces of the electronic music, coming to create that sound that bears his name. This certainly does not mean that we have reached the end: Holden with each set, each live experience, finds something new, always giving different forms! When he was 19, he began his artistic career, than at age of 23 he graduated in mathematics continuing to produce. In 2006 he released “The Idiots Are Winning” on Border Community, label created by Holden and opened in summer of the 2003 with “A Break In The Clouds”. The 2006 the first album was out. An album that marked the evolution of most electronic musics, an album sophisticated, refined and deeply psychedelic. In 2010 his DJ-Kicks was released, his last work. An exceptional work, in my humble opinion: there is research, there is class, sophistication … Listen to it, everyone will have a completely different reaction!

Shortly before his last performance at Brancaleone in Rome, we managed to make him some questions to better understand one of the most important, complex and interesting artist of the courrent electronic scene.

We often have to deal with a difficult problem, apparently impossible to solve, linked to the personal conception one has on music. I want to ask you: what is music for you? What, according to your personal opinion, may be defined as such?

I think you answered your own question: it is impossible to say! Or impossible to say in something as short as an interview..

In “The idiots are winning” there’s a very particular track: “Intentionnally left bank”. 2:05 minutes of silence. Should we consider this track in some way connected to all that thought into which 4’33″ by John Cage fits or behind is there a completly different explanation?

Completely different! ‘The idiots…’ is really the tracks before ‘Intentionally Left Blank’, the tracks after it are more meant as dj tools, so i put a gap between the proper record and them. Seemed simple, but of course that made the whole cd aggressive and confusing and annoying to people who didn’t know that.. Lesson learnt :)

I am very interested in understanding which is your thought in relation to the connection between music and mathematics. which exactly is your experience in this field? how much do you think your studies have influenced your approch to music?

They’re obviously very similar things, and i guess my musical approach does tend to be quite ordered – I do really love playing with the myriad ways repeating patterns can dance around one another. And the maths background means designing my own performance instruments in max/msp is quite easy, which has certainly been a big influence on all my recent stuff.

What do you think of the current Italian scene? A few years ago, in an interview, you said that the scene was changing … Over time, people like the guys of the Margot Records have finally established their sound, other artists are now blooming … The situation is changing … What direction we are taking in your opinion?

It’s hard for someone who visits a few times a year to form a real impression, and any country is too varied to make generalisations about, but: i’m still excited about Italy – i think Margot are just beginning – they’re incredibly talented, and with their label and friends – vaghe stelle for example – i think they’ll have a really long lasting influence.. Like a new italian ‘cosmic’ era..! It certainly isn’t for everyone though.. This sort of genuine, heartfelt avant-garde music is never going to replace the old minimal techno scene, because it doesn’t want to..

By now, defining you as an outcast or a borderline is become a cliché (not that you are not a borderline with your music), but how do you feel this thing? In your opinion why people always define you in this way, what is there in your music that illuminates the eyes of some and makes others turn up their nose?

Haha, true, though the definition still holds true now, it’s part of my personality-type perhaps – and that’s something I’ve observed in the personalities of some of the other artists on BC too. I think that not having a need to fit in helps you be free when writing music. As to other people’s opinions, I strongly believe they say more about those people than they do about the music.

In 2010 your last and acclaimed effort was released: the DJ-Kicks signed Holden. How is to work on a DJ-Kicks?

It was fun, I guess there’s a slight weight of history in the dj-kicks series.. But i knew what i wanted to do, make a document of one moment in the history of music-for-dancing-to (which is a different thing to dance music..)

I think that, despite everything, the music you grow with is essential when you start a career like yours. Before all this, what was the music that you listened to and that scored you?

Queen! And then early trance/electronica/techno – orbital etc.. I think music has to be a part of a contemporary dialogue to be relevant though, so although the early influences leave traces (scars!) the biggest influence is what you’re reacting against or towards at any moment.

As often happens, there is lot difference between your productions and your sets. Speaking of the latter, how do you fell the set? What is for you and how should it be built?

I dunno about that – I feel like they’re the same basic idea. In Djing i really just want to make a trip for the people listening.. Thinking that if I weave together everything well enough then I can get away with playing all the diverse kinds of music i like..

“The Idiots are winning” is an album that has strongly shaken the world of electronic music! Is there a general idea behind the album? Why this title?

It was more a snapshot of where I was at, I didn’t even really consider it a proper album.. So it was the beginnings of where I’m now reaching. but you see things differently looking backwards.. The title is meant to be ambiguous, self-identification as an idiot perhaps.

Always more oftenly, you make use of real sounds and instruments in your productions. discussions around the monotony and frigidness of music generated by …has always existed, and will never end. but while at the dawn of electronic music it was involved with reasons like mind narrowness, innovation of sounds and so on, now motivations are different. what’s your feeling on this argument, do you think we’re really living a “flattening” of electronic music?

Ses and no – I think the dance mainstream is in an era of ultra-conservatism, and the vast majority of people are aiming for a really ugly production style, everything as simple and clean and straight as possible. Obviously I’m not interested in any of this music, because it hurts my ears/makes me bored/makes me angry. But, at the same time there’s really intersting lo-fi, tapey/synthy stuff coming out, like oneohtrixptnever, luke abbott, peaking lights, etc.. And amidst all the shit faux-chicago being released now there’s some amazing raw house stuff – STL, floating points, actress.. But it all exists on the edges of dance music and something else.

From your first tracks to your latest works there is a chasm with regard to the sound. When did you start to really get away from the sound of “Horizons” and “One For You” and you’ve begun to create what is today the unmistakable sound of James Holden?

If you compare the first ones to the most recent ones, sure. But if you listen to them in sequence then there isn’t a point where you go: oh, now he’s changed. bBcause all of them are basically made with the same goal.. Bust i grew up, discovered more things, learnt more about the craft of making records, grew tired of things, and most importantly interacted in the scenes around me.

As for upcoming projects, What do you have in mind? Should we expect a new album or something else?

Bou should expect a new album, but you shouldn’t hold your breath, it won’t be this year. Bll I can say is, having being working intensively on my own music since january I am incredibly happy, feel fulfilled and even have been enjoying djing even more than before.

Nasce a Roma in una famiglia caratterizzata da profonda passione musicale e quindi abituato da sempre all’ascolto di Jazz, Blues, Rock ed alle prime sperimentazioni elettroniche degli anni ’70. Cresce studiando percussioni e frequentando per anni il Saint Louis College of Music. Inoltratosi prima nell’elettronica sperimentale e solo successivamente in quella più fisica e dance, collabora con rilevanti realtà della musica elettronica e dal gennaio 2010 è componente effettivo della famiglia Soundwall Magazine, occupandosi, di interviste e festival review.

  • Gianluca Trs

    ….decisamente genio.

  • maas

    genius!!!

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