La hit Dancing on my own di Robyn del 2010, nell’album Body Talk, è stata considerata una delle canzoni più significative degli anni ’10, finendo in prima posizione quell’anno. E, fin da subito, è diventata la canzone per eccellenza dei cuori infranti.
È anche una delle mie canzoni preferite in assoluto, perché riesce a esprimere una sensazione precisa: quella di sentirsi soli anche quando si è circondati da persone.
Ho sempre pensato a Robyn come a un’ottima osservatrice, capace di leggere le vicende altrui e trasformarle in qualcosa di condiviso, con una visione attenta e lucida, aperta e allo stesso tempo confortante.
Sexistential , uscito in questo 2026 otto anni dopo Honey (un album intimo, rilassato, dedicato all’amico da poco mancato), si collega a filo diretto con le sonorità del suo capolavoro Body Talk, sedici anni più tardi, per raccontarci una storia completamente diversa dalle precedenti: quella di Robyn stessa, delle sue voglie, dei suoi desideri e della sua identità.

“I’m tired of being the heroine of broken hearts”, afferma. Quindi non più lunghe attese di telefonate, sguardi incrociati, lacrime e dolore: Sexistential si spoglia di ogni romanticismo o idealizzazione, spostando il centro dall’amore come mancanza all’amore come scelta, o persino come dimensione non necessaria.
E così il disco parla di fecondazione assistita, del sentirsi sexy in pantaloni della tuta, di scrollare Instagram mentre si allatta, di essere incinta mentre si sta su una dating app, ma soprattutto sbatte in faccia a chiunque la possibilità di non essere conforme alle richieste del mercato, eppure continuare a essere iconica.
Sexistential è una cruda e lucida visione della femminilità contemporanea, e Robyn porta nel pop tutti quei tabù femminili di cui fa brutto parlare, che – si sa – la reputazione femminile è sempre molto fragile. Quello che scrive non sono solo canzoni, ma un nuovo approccio alla vita. La nuova filosofia di Robyn, che, arrivata a 46 anni, non accetta più giudizi dall’esterno.
E lo fa sempre con quel piglio da osservatrice della realtà che la circonda, usando l’ironia e la felicità come chiavi di interpretazione. Really Real, che apre l’album, parla proprio di questo nuovo sguardo: ciò che ci sembra insormontabile, visto da un altro punto di vista, si ridimensiona. Il giocare con le dissonanze sonore porta un’esplosione nel ritornello, uno sfogo che sfocia in gioia, e un consiglio dato dalla madre: “Mettiti a letto a bere del tè”.
(Sexistential; continua sotto)
Siamo abituati a leggere i sottotesti di Robyn, capace di raccontare il dolore in chiave elettronica, e così anche Sucker For Love, ci ricorda, con beat impazziti da videogioco, la necessità di crearsi un proprio spazio, da sole. Solo così si può trovare il proprio posto felice quando la vita ti mette con le spalle al muro e sembra che non ci sia via d’uscita.
Certo, una volta adulte si è consapevoli che anche la solitudine diventa parte integrante della vita, e, se l’amore è una scelta e non un’emozione travolgente, l’avere qualcuno accanto a volte è un semplice mezzo per soddisfare il desiderio di compagnia. Chi, d’altronde, non vorrebbe avere qualcuno con cui parlare quando ci si sente soli?
Sexistential, la canzone titolo del disco, è un vero e proprio inno generazionale che rivendica il diritto di sentirsi ancora un essere sessuale dopo la maternità e rifiuta l’idea, ancora diffusa, che avere un figlio segni la fine del desiderio. Un aspetto centrale è il racconto, diretto e privo di filtri, della sua esperienza di fecondazione in vitro, e dell’essere una madre single. Robyn ne parla con naturalezza, inserendo anche dettagli ironici, come un aneddoto sul suo medico legato alla scelta di un donatore di sperma, contribuendo così a normalizzare un percorso che è considerato tabù anche nella vita quotidiana, e quasi mai raccontato attraverso una forma canzone.

Da donna quarantenne, ascoltare Sexistential è liberatorio. Conosciamo il nostro corpo, sappiamo quello che vogliamo e non abbiamo più timore di chiederlo. Robyn è tutte le donne che non hanno più la pazienza di fingere interesse verso i giochi e le manipolazioni, Robyn è ogni donna che decide di fare le cose da sola pur di non scendere a compromessi che sacrificherebbero la sua identità. Robyn è tutte le donne che rivendicano il sesso nella propria esistenza come qualcosa di positivo e non qualcosa di cui vergognarsi. È tutte quelle donne che, seppure non abbiano più vent’anni, sono fiere di ogni cicatrice e ruga che segna il loro corpo, perché le hanno fatte diventare quello che sono. Non è solo un disco, Sexistential, è un approccio differente e maturo alla vita e al tempo che passa.

Viene quasi naturale associare il suo percorso musicale e di affermazione della propria femminilità con quello di Peaches.
Peaches è quella di Fuck the Pain away, è sfrontata, è esplicita, le sue performance non possono lasciarti indifferente. C’è il sesso, la nudità, vagine enormi, tette, amplessi. Emblema di una visione punk dell’arte, rappresenta un tipo di femminilità che si riappropria dello scopare per godere, e in questo senso è stata liberatoria per molte persone.
Il documentario Peaches Goes Bananas, dove per 17 anni la regista Marie Losier segue la vita di Peaches dietro la performance, ci fa scoprire Merril Nisker, la donna che è diventata l’icona electroclash. E lo fa senza veli, in modo sfrontato, mostra le rughe, i fianchi ispessiti, la pancetta. “Ero tutto sommato carina a 20 anni” dice Peaches. Ma riappropriarsi del tempo che passa e dei segni che lascia sul proprio corpo e mostrarli al pubblico, non avere timore di far vedere che non è più giovane, è un’altra rivendicazione.
(Il trailer di Peaches Goes Bananas; continua sotto)
E così entrambe smontano gli stereotipi, stracciano le narrazioni sul femminile e ridefiniscono il rapporto tra corpo, identità e piacere, senza alcuna concessione al giudizio esterno.
Il momento chiave di Sexistential arriva con Dopamine. Robyn qui non è più soltanto un’osservatrice delle emozioni, ma trova un modo per tenere insieme due verità: i sentimenti sono chimici, per quanto siano così reali mentre si provano. Come sempre, è una questione di approcci differenti alla realtà.
Potrebbe suonare cinico, ma è consapevole e gioioso. Sexistential è un disco chiarificatore, potente, che ti riempie di voglia di vivere e di urlare al mondo la propria libertà.
E noi, Robyn, siamo felici che continui a fare sentire le persone rappresentate e a farci sentire meno sole, perché per quanto la vita possa deluderti, l’importante, ce lo hai insegnato tu, è ballarci sopra.