L’anno scorso eravamo stati invitati a Cagliari ad Ateneika, grazie ai buoni uffici di alcune persone strategiche per la creazione della parte concerti dell’evento: “Vieni, vedrai che ne vale la pena”. Certo, poteva essere uno di quei casi in cui è l’oste a dirti che il vino è buono, ma sappiamo che in Sardegna quando si fanno le cose – e ci si stacca un po’ dall’immobilismo limaccioso e lamentoso – possono venire fuori dei risultati meravigliosi: festival, eventi e concerti che assomigliano a nient’altro, per i posti, le persone, il valore di chi organizza, la tenacia, l’orgoglio, il non farsi problemi nel fare le cose a modo proprio senza omologarsi.
Non è un caso che due dei festival più “assurdi” del mondo – e fra i nostri preferiti in assoluto – ovvero Time in Jazz a Sun And Bass sono sardi: il primo esiste da quasi quarant’anni e porta il gotha del jazz mondiale in un paesino di quasi montagna (Berchidda, dove è nato quel fenomeno di Paolo Fresu, il primo artefice di tutto) e in altre aree della zona creando un rapporto fortissimo col territorio, con le sue radici, con la sua ragion d’essere, con le sue energie migliori; il secondo è un culto assoluto per la scena drum’n’bass globale, tant’è che – commento di un amico, scherzando ma non troppo – “A Sun And Bass hanno giusto il problema di quante ore passano prima di far apparire la scritta SOLD OUT sul sito dopo che lanciano le prevendite”, con pubblico in arrivo dall’Inghilterra, dalla Repubblica Ceca e da mille altre parti.
(Il teaser successivo alla ventesima edizione di Sun And Bass; continua sotto)
Al di là dei gusti e delle preferenze, Time in Jazz e Sun And Bass sono proprio due festival che hanno nel DNA l’essere particolari, l’essere diversi degli altri e – anche e soprattutto – lo sfidare le “leggi di gravità” della organizzazione eventi. E lo stesso si può dire di molti altri eventi in regione, ma molti molti, e in tanti generi musicali diversi. Si creano insomma da quelle parti delle cose che non dovrebbero esserci, non dovrebbero funzionare, nessun altro prova a fare in quel modo lì, ma guarda un po’ – funzionano. In Sardegna funzionano. E molto spesso, durano. Con una visione illuminata ed internazionale. Belli, coriacei, tutto tranne che modaioli ed effimeri.
(L’aftermovie di Time In Jazz 2025; continua sotto)
Per certi versi, Ateneika è così. Non perché sia estremo o particolarmente sofisticato come line up; non perché sia in un luogo incredibilmente bello e da cartolina; non perché attiri gente dall’estero. No. Non sono questi i suoi pregi. Ateneika fa qualcosa che ci chiediamo perché diavolo da altre parti d’Italia non si faccia: un grande festival universitario.
In Italia le università paiono toccare la musica solo per fare ogni tanto dei panel, al massimo per mettere su qualche corso estemporaneo, in un caso mirabolante per mettere su una etichetta di elettronica sperimentale di alta qualità (la LUISS, con Baccano), oppure – e questo è il caso migliore e più “di sistema” – per creare delle web radio con tanto di palinsesto. Ma quando si tratta di mettere sul campo qualcosa nella vita tangibile degli studenti al massimo ci sono delle declinazioni sportive, vedi alla voce CUS.
Non a caso anche il CUS Cagliari è un attore fondamentale per Ateneika. Ma tutta questa forza lavoro e di energia e di entusiasmo di ragazzi di vent’anni che studiano, a Cagliari è usata anche per creare un festival musicale – tendenzialmente di musica italiana – davvero coi controfiocchi. Certo, ci sono professionisti del settore a seguire tutta una serie di aspetti tecnici, ma vedi veramente molti ragazzi che grazie al festival iniziano a misurarsi con cosa comporti organizzare concerti e rassegne di un certo tipo. Soprattutto, ci sono ragazzi/studenti (inteso qui invece come pubblico di riferimento) che, ad ingresso totalmente gratuito, possono farsi la loro festa non con le cover band a due lire, le band esordienti e i dj commerciali ma con una line up di tutto rispetto, ogni anno. La cultura sociale del divertimento che è più di un mero divertimentificio si costruisce anche così.
(Il teaser legato all’edizione dell’anno scorso rende l’idea dell’atmosfera che si respira nei giorni dell’evento; continua sotto)
Onestamente: questo è un esempio che andrebbe seguito in tutta Italia. Dovrebbe farlo La Sapienza, il Politecnico di Torino, la Statale di Milano, la Bocconi, il Federico II a Napoli, Ca’ Foscari, insomma, metteteci tutti gli esempi che volete. Qualche caso c’è stato: ma è sempre rimasto estemporaneo. Ateneika esiste da dieci edizioni. Ed è davvero sempre meglio.
Siamo rimasti veramente molto colpiti durante la nostra visita l’anno scorso. Col fatto che l’accesso è libero, chiaramente come pubblico ad un certo punto c’è di tutto un po’, per carità, ma vi garantiamo che è davvero chiara ed evidente la matrice universitaria nell’evento: per come è organizzato, per i volontari che ci lavorano, per le gare sportive che fanno da corona al tutto fino a un secondo prima che si passi ai concerti, per il vero e proprio clima “da campus” che si respira. Ateneika è l’ennesima bizzarra anomalia/miracolo sarda nel campo degli eventi legati alla musica. Ed è un gran bel posto dove passare la serata, anzi, l’intera giornata. Tutto molto alla mano, tutto ad ingresso gratuito e, una volta dentro, pure a prezzi onesti per quanto riguarda mangiare e bere.
(L’edizione di quest’anno, qui la line up musicale; continua sotto)

Non poteva mancare un “però“. In una cosa la Sardegna è come l’Italia intera: quando c’è una cosa bella, viva e propositiva che è legata al mondo di chi ha venti, trent’anni, ecco che saltano fuori i lamentosi. Un classico. C’è infatti chi ha provato a lamentarsi in città dell’evento, dicendo che crea confusione, disagio, problemi di ordine pubblico. Invece di essere contenti e orgogliosi di avere un frutto così bello e raro per l’Italia dell’energia da anni universitari, davvero insomma un esempio che sarebbe da seguire e da rivendicare, c’è chi vorrebbe vivere nel plumbeo nulla e prova, metaforicamente parlando, a sparare alle gambe quando vengono fuori belle energie, tra l’altro in zone della città che spesso non sono toccate dalla mano aurea del turismo gentrificatore. Per fortuna il grosso dell’opinione pubblica locale è dalla parte di Ateneika (…e anche questo dimostra quanto sia un evento “popolare”, nei vari sensi del termine). Leggetevi ad esempio questo post: non il post in sé, ma il grosso dei commenti che vi stanno sotto – significativo, no?
(Il main stage pieno ad Ateneika, un posto dove stare bene; continua sotto)

Complimenti davvero a chi ha pensato Ateneika, a chi lo ha voluto, a chi lo realizza anno dopo anno, a chi lo sta facendo crescere. È raro. È qualcosa che andrebbe preso ad esempio. Complimenti a tutte le belle facce di vent’anni che abbiamo visto l’anno scorso fare da lavoratori, volontari, spettatori, e che di sicuro anche quest’anno ci saranno, magari a ranghi in parte rinnovati: gli studenti universitari sono una incredibile ricchezza di energia e di idee e di voglia di fare. Peccato che in Italia troppo spesso avere energie, idee e voglia di fare sembri praticamente una colpa. Vogliamo iniziare finalmente ad invertire la rotta?
Ad Ateneika, l’hanno capito da un pezzo. E non hanno idea di volersi fermare. Merita tutti i complimenti e tutto il sostegno possibile. Dal 28 maggio fino al 6 giugno, se siete dalle parti di Cagliari, fate un salto, date un sostegno, o molto più semplicemente – andate lì a divertirvi e stare bene, senza pretese, senza salassi, senza stress, senza che vi stiano trattando come polli da spennare e da cui estrarre fatturato. Fidatevi: funziona!
E ricordatevi: le università possono ed essere un universo vivo e un bacino pazzesco di risorse, energie, entusiasmi, voglia di fare. Tutte. Le stiamo sottoutilizzando, adeguandole alla sclerosi e all’invecchiamento socio-politico con focus sulle beghe di cortile che ci in Italia affligge da decenni. Discutere se la LUISS, l’università dei “ricchi”, è autorizzata o meno a far uscire dischi a tiratura limitata di elettronica sperimentale e profondamente alternativa ed anti-mercato è invece quello che, al momento, cattura più le nostre attenzioni, nel nostro giro di appassionati di musica di un certo tipo. Abbiamo uno sguardo strabico. A Cagliari, con Ateneika, ce l’hanno invece bello dritto e solare.