We are the robots: Damon Albarn all’esordio solista

Non se lo ricordano in tanti, ma Albarn un disco da solo l’aveva già fatto: era il 2003, e mentre i Blur – quelli senza Graham Coxon – erano nel bel mezzo del tour promozionale di “Think Tank”, il nostro si era divertito a riempire i tempi morti componendo e registrando alla buona qualche nuova canzone. “Democrazy” venne pubblicato pochissime settimane dopo la sua effettiva realizzazione, solo in vinile e stampato in tiratura ultra limitata. Era poco più che un demo, o almeno è così che il suo autore l’ha sempre considerato per poi tornare a gettarsi a capofitto negli impegni di sempre, ovvero: i Gorillaz, The Good, The Bad & The Queen, le opere multimediali, i dischi in Africa, le produzioni e la reunion dei Blur.
Undici anni più che impegnativi che hanno trasformato per sempre la percezione pubblica di Damon Albarn: il ragazzetto arrogantello del Britpop è diventato un musicista stimatissimo in ogni parte del globo. Il David Byrne della generazione cresciuta indossando il giubbotto dell’Adidas.
Non stupisce quindi che la decisione di dedicarsi anima e corpo a un progetto intestato con il suo nome e il suo cognome sia arrivata solo ora, nell’epoca della piena maturità artistica.
Come a dire che non è più tempo di nascondersi, bisogna metterci la faccia, ancora una volta, una volta di più, e vedere che succede.
“Everyday Robots” uscirà il 28 aprile, per la Warner, ed è stato co-prodotto dallo stesso Albarn e Richard Russel, il “capo” della XL Recordings.
Anzi, a sentire Damon, perché non è che il carattere si possa cambiare così dalla sera alla mattina, si tratterebbe proprio di un album nato a quattro mani: mentre uno scriveva i pezzi e li provinava – pare che alla fine siano stati più di sessanta – l’altro aveva il compito di ascoltarli, editarli, cambiarli e, di fatto, produrli.
Il matrimonio artistico tra Damon Albarn e Richard Russel è nato in studio di registrazione quando i due si sono ritrovati a collaborare insieme al disco di Bobby Womack.
Il primo era rimasto colpito dal lavoro del secondo sull’ultimo Gil-Scott Heron, l’altro probabilmente non vedeva l’ora. È sempre insieme che hanno dato vita a DRC Music, progetto realizzato per sostenere l’Oxfam e che coinvolgeva dei producer “occidentali” come Actress, Dan “The Automator” Nakamura, Totally Enormous Extinct Dinosaurs, Jneiro Jarel, con più di cinquanta musicisti provenienti dalla repubblica congolese. Quell’esperienza dovrebbe rivivere in qualche modo proprio in “Everyday Robots” come testimonia anche la title track e primo singolo estratto.
Un brano scarno, per cui è stato anche girato un videoclip realizzato dall’artista e designer Aitor Throup, scandito da un beat caracollante e su cui fanno capolino un pianoforte e degli archi, mentre anche la totale assenza di ritornello sembra essere un dettaglio marginale. Oltre alla scaletta, svelata insieme al pre-order ufficiale del disco, Albarn si è lasciato sfuggire qualche altro dettaglio sull’album, come la presenza di Natasha Khan (aka Bat for Lashes) in Selfish Giant, e Brian Eno a cui è stato affidato il cantato dell’ultimo verso di Heavy Seas of Love, il brano di chiusura.
Parte dei cori sono stati arrangiati ed eseguiti dalla corale della chiesa pentecostale di Leytonstone, il sobborgo residenziale di Londra dove Damon Albarn è cresciuto.
Per chi volesse saperne di più, c’è questa intervista che il nostro ha rilasciato alla versione U.S.A. di Rolling Stone. Per tutti gli altri, basta avere pazienza e aspettare.
Non vediamo l’ora.