Quel pomeriggio in macchina con Hawtin, grazie Giorgio.

L’importante è ricordarsi sempre che tanto qualunque cosa ci si inventi o si provi a fare, lui l’ha fatto, o anche solo pensato, prima di tutti.

Questa è una delle frasi più vere (e sincere) che ci è capitato di leggere in questi giorni, ma soprattutto in questo periodo così fortemente legato alla perdita di una delle figure più importanti della nostra scena. L’assenza di Giorgio Mortari si fa ancora sentire e Dissonanze è solo l’ultimo grande tassello di questa mancanza.

Gli amici, quelli veri, non smettono di associare, confrontare e rivivere anche solo con la memoria attimi del presente con quello che è stato in passato. Perché era normale, quando si aveva a che fare con Giorgio, che futuro e presente si stringessero la mano più che volentieri.

Inutile ribadire che personaggio magnetico fosse, che peso specifico abbia avuto negli anni, perché in un modo o nell’altro ha contribuito a cambiare la vita a molti di noi.

Vogliamo ricordarlo con uno degli episodi che ha cambiato la nostra di vita: un’intervista con Richie Hawtin talmente surreale che ogni tanto ci domandiamo ancora se sia avvenuta davvero.

La storia più o meno è questa: dovevamo intervistare Richie Hawtin e Alva Noto prima della loro tappa italiana del progetto Container, ma per qualche strano motivo stavamo per perdere l’occasione della vita. Chi doveva intervistare Richie prima di noi si era prolungato e ovviamente non c’era più tempo di affrontare l’intervista con i due “sbarbatelli” che tamburellavano con i piedi in attesa di poter rivolgergli qualche domanda.

Probabilmente, ripensandoci, ce lo dovevamo proprio avere scritto in fronte: “Hey Richie! Guardaci! Parlaci!”. Tant’è che mentre lui rispondeva alle domande degli altri continuava a fissarci, noi, li seduti in un angolo in attesa di fare la nostra storia.

Giorgio era con noi e tamburellava con i piedi anche lui, ma non per l’intervista. Giorgio tamburellava sempre, camminava avanti e indietro in modo frenetico prima di ogni evento. Riuscivi a percepire la tensione a metri di distanza, così come il sorriso gli esplodeva un secondo dopo che l’artista saliva sul palco. Giorgio era anche questo, beautiful mind dei tempi nostri.

Ma torniamo a noi…

Vi immaginate che faccia abbiamo fatto quando ci hanno comunicato che l’intervista era impossibile da realizzare? Mesi di attesa e una mattinata frenetica per averlo tutto per noi, sfumati nel nulla. Deve averlo capito anche Giorgio quanto fosse importante e con un tocco di classe misto ad improvvisazione ci disse tre parole: “salite in macchina.”

Se si potesse avere una diapositiva di quel momento, probabilmente sarebbe a vita l’immagine del profilo di Marco Ricci.

Saliamo in macchina, una Jeep, o meglio, la Jeep di Giorgio. Lui al volante, Marco accanto a lui, telecamera in mano e spalle alla strada. Dietro io e Richie. Cuore in gola e voce rotta dall’emozione.

Il resto è in queste parole, ma soprattutto in questo video che non abbiamo mai pubblicato. Lo facciamo oggi per ricordare e cercare di spiegare a chi non ha mai conosciuto Giorgio quanto fosse unico e speciale anche nei dettagli. Ma soprattutto nei rapporti umani, che si trattasse di parlare con l’uomo più importante del mondo o due semplici appassionati di musica. Amava dare indistintamente. Giorgio apprezzava la genuinità, aveva una sensibilità fuori dal comune che purtroppo non abbiamo mai avuto la fortuna di conoscere nuovamente.

Grazie Giorgio, grazie di tutto.