Ecco, rileggete subito un attimo il titolo. Analizziamolo senza filtri: è un titolo bonario, simpatico, o è invece da rompicoglioni un po’ saccenti?
A dirla tutta: perché mettersi a sfidare il lettore? Perché chiedergli se è “all’altezza” di qualcosa? Diciamolo – dall’alto di quale magistero di ‘sto cazzo? Che poi, aggiungiamo, per come vanno le cose oggi nel mondo dell’informazione, il lettore va blandito, andrebbe blandito: con testi semplici, con un invito a essere parte di qualcosa di figo o – altra parte della stessa medaglia – a gettare (metaforiche?) pietre verso qualcosa o qualcuno che non gli o le piace. Messaggi semplici. Chiari. Che lo facciano sentire comodo nelle scelte, positive o polemico-negative che siano. Altro che “sfidarlo”. Cazzo vuoi. Cazzo sfidi.
Noi vogliamo fare in altro modo, però. Scusateci, eh: ma va così. Quindi sì: parliamo anche di sfida, esplicitamente.
Avremmo potuto compilare il solito articoletto che “spinge” un evento, e accidenti se Naturalis – che torna questo weekend in un posto metafisico e bellissimo non troppo lontano da Napoli, Umoya – questo supporto se lo merita; avremmo potuto fare l’elenco degli ospiti di quest’anno, seminare qua e là qualche aggettivo, fare copia&incolla di quanto scritto nell’eventuale comunicato stampa, dire quanto tutto è figo e bello e imperdibile eccetera eccetera, e avevamo fatto il nostro dovere. Magari pure in cambio di qualche pugno di euro in fatture o ritenute d’acconto, con o senza l’avvertenza #adv in calce. Tutti contenti, così. Soprattutto se nel frattempo eravamo pure bravi a tradurre tutto questo contenutone (o contenutino…) in slide su Instagram, semplici e basiche e paracule nell’agganciare l’attenzione dei follower: bingo.
Ma davvero ci facciamo bastare tutto questo, oggi?
La riposta è: sì.
Ce lo facciamo bastare.
Ma il corollario è: per ora. Per ora ce lo facciamo bastare. Perché a breve la gente potrebbe stufarsi. Potrebbe stufarsi, sì, di un’informazione così monodimensionale ed appiattita. Così come potrebbe stufarsi di un clubbing ricco, ricchissimo, ma povero di contenuti; vincente e splendente, ma avaro di sfumature; immediato e seducente, ma miseramente privo di senso della storia.
Sapete cosa? Naturalis è talmente “indietro” da essere, potenzialmente, “avanti”. Merita quindi un discorso tutt’altro che monodimensionale e semplificato. Se come festival non lo conoscete o lo conoscete a malapena, se vi ci tuffate dentro per un weekend ha abbastanza per spiazzarvi. E per rovesciare pronostici e gerarchie, diventando a sorpresa un appuntamento che non avete più voglia di perdervi.
Pare uscito infatti da una capsula spaziotemporale dove il primo principio non è quanto un dj tira, ma quanto ha detto in passato ed ha da dire oggi. In un unico colpo d’occhio, la line up è questa (poi però proseguite sotto, abbiamo tante cose da dire):
“A celebration of visionaries, selectors and pioneers“, recita il claim.
E che dire, ci sta.
Ma il punto è un altro.
Chi oggi chiama i Plaid in un festival nominalmente legato al clubbing ed al dancefloor? Chi oggi si ricorda di farlo anche nel caso di Moritz Von Oswald e Tikiman? Chi punta ancora su Dj Hell? Eppure: i Plaid sono i caposcuola assoluti (ripetiamo: assoluti) di quella IDM che ci ha spiegato che il ballo è anche una goduria della mente e una cultura di alto livello, Moritz Von Oswald e tutta la genìa Basic Channel ci hanno rivelato la Berlino più profonda e mistica (prima che filmetti con dj drogatelli la trasformassero in un circo), Dj Hell ha rivoluzionato più e più volte il mondo del clubbing tedesco ed europeo quando ancora altri manco andavano all’asilo – ed è tutt’ora un dj della madonna.
Non è solo questione di fare i passatisti. Mai nella vita. Vladimir Ivkovic (personaggio strepitoso) e Lena Willikens sono il meglio che si possa trovare oggi, se nel deejaying voi cercate l’avventura e il sogno e non il compitino strappa-fatture a favore di social media manager. Axel Boman, che non è un veterano, ha avuto un momento in cui era molto di moda, ora lo è meno, ma la bravura è sempre quella. Però sì, la storia ha un peso a Naturalis: e come descrivere altrimenti quella sorta di fragrantissimo London Continuum che si ha mettendo insieme Rob Mello, Jane Fitz, Craig Richards, passando così dalle radici più black/soul fino all’esplosione house arrivando al consolidato divertentismo tech-house “alla britannica”, quindi con energia da vendere ma anche con competenza.
E in tutto questo elenco abbiamo lasciato fuori Kenny Larkin. O Ivan Smagghe. Se avete vent’anni e/o avete conosciuto l’elettronica con le line up del Coachella e il chiacchiericcio sui tardi Daft Punk lo sappiamo, non vi vogliono dire niente come nomi – ma semplicemente Naturalis non è allora il posto per voi.
Non è meglio o peggio, attenzione: è altro. Che poi, Naturalis vive e respira in un posto talmente carino, suggestivo ed accogliente che può essere bello per tutti, per ogni tipo di pubblico, anche per chi non si è mai filato granché tutte le leggende, gli aneddoti, le pippe mentali sulla club culture tanto in voga fra i saputi della faccenda. In più, per quello che abbiamo visto l’anno scorso, il festival genera naturaliter una vibrazione da “presa bene” che vi può ammaliare&coinvolgere qualsiasi siano i vostri ascolti, fossero anche solo Guetta, Kalkbrenner, Fisher e Fred Again. Quindi ecco: non avrebbe senso fare del gatekeeping, dire cioè che Naturalis va bene solo per chi è realmente un connoisseur di certe cose.
…ma lo faremo.
Ti dà fastidio che ti siamo sfidando così chiedendoti se “sei all’altezza” di qualcosa, invece di blandirti? O hai voglia di provare a (ri)trovare il piacere di vivere la musica e l’edonismo da clubbing come un mezzo per riannodare fili, conoscenze, storie e comunità passate, facendole respirare nel presente, incurante dell’età che hai e del target di mercato che sei?
Lo faremo perché vogliamo rendere onore alla voglia di Naturalis di riportarci a un tempo in cui ciò che contava era che il dj fosse bravo (e non altro), che l’act sul palco a fare un live set rappresentasse una scena, una storia, una scelta di campo (e non altro); che il biglietto fosse a prezzi ragionevoli e le VIP area un orpello insensato (e non altro).
A fare così, oggi, ci si tira la zappa sui piedi: perché si passa per festival un po’ romantico, un po’ idealista, un po’ fuori dal tempo.
Peccato anche anche nel 2026 le cose un po’ romantiche, un po’ idealiste, un po’ molto noncuranti su quale sia o non sia la cosa-figa-del-momento possano essere un weekend di totale ed assoluta felicità, di autentico e profondo benessere, di piccolo e prezioso senso di comunità che va oltre una story su Instagram (…che poi, per carità, la venue è talmente sfiziosa che va bene pure quella).
Ti interessa, tutto questo? Ne sei all’altezza, caro lettore, cara lettrice? Ti dà fastidio che ti siamo sfidando così chiedendoti se “sei all’altezza” di qualcosa, invece di blandirti? O hai voglia di provare a (ri)trovare il piacere di vivere la musica e l’edonismo da clubbing come un mezzo per riannodare fili, conoscenze, storie e comunità passate facendole respirare nel presente, incurante dell’età che hai e del target di mercato che sei, e con l’orgoglio di essere parte di una minoranza illuminata e divertita?
Naturalis è proprio una cosa preziosa. Lo è stato l’anno scorso – ci abbiamo visto infatti una comunità di appassionati e festivalgoers esperti, consapevoli, sorridenti, felici – e siamo molto fiduciosi lo sarà ancora di più quest’anno. Tutte le info sul sito, comprese le possibilità di accomodation. Qui sotto, invece, giusto per comodità, una overview di cosa vi aspetta da venerdì 7 giugno in poi.
Ecco: merita. Merita tanto. E non abbiamo preso una lira per dirlo.