La notizia è deflagrata ieri sera, giusto mentre stavamo per iniziare a moderare un talk per uno degli eventi collaterali di Nameless Festival (sì, in Italia ci sono anche i festival organizzati bene e che filano lisci e che partono senza problemi), col nostro telefono che ha iniziato a vibrare senza soluzione di continuità per tutti i messaggi ricevuti. Il rammarico era doppio: non potersi mettere subito a commentare con un articolo – perché già ci erano chiari i termini della questione al di là delle dichiarazioni di facciata, con queste ultime a nostro parare una ipocrita schiuma – e, altro rimpianto, il fatto che tutto stia andando veramente come avevamo previsto mesi fa, ma proprio tutto, prendendo di volta in volta la peggiore delle ipotesi possibili. Una farsa sempre più tragica. O una tragedia organizzativa sempre più farsesca. Fate voi.
I fatti: ieri è emerso che la Prefettura di Reggio Emilia, guidata da Salvatore Angieri, in seguito ad un incontro del 25 maggio in cui erano presenti anche Sindaco di Reggio Emilia, Presidente della Provincia, Comandante provinciale dei Carabinieri, Comandante provinciale della Guardia di Finanza, Vicecomandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Vicecomandante della Polizia Locale, il presidente del Consorzio C.Volo e (toh, chi si vede…) il presidente di Coopservice S.p.A., ha deciso di far scattare la mannaia dell’articolo 2 del TULPS e, tradotto dal legalese, di proibire cioè lo svolgimento sia del concerto di Kanye West che di quello di Travis Scott. In pratica: il 17 e 18 luglio, statevene a casa. E se avete già prenotato hotel, voli, treni, beh, fatti vostri.
Ora, un po’ di considerazioni.
Inutile ripeterlo: inizialmente in quasi splendido isolamento, queste pagine vi avevano messo ben in guardia già a febbraio. Erano state lette anche da persone molto in alto (tipo, da molti dei presenti alla riunione del 25 maggio di cui sopra; uno di essi ci aveva addirittura scritto in privato e ne era nato un bel confronto). Non siamo dei geni, non siamo dei preveggenti: bastava essere vagamente del mestiere per vedere tutta una serie di storture. E per immaginarsi l’esito che si sta in effetti profilando.
Tutto sta andando veramente come avevamo previsto mesi fa, ma proprio tutto, prendendo di volta in volta la peggiore delle ipotesi possibili: una farsa sempre più tragica, o una tragedia organizzativa sempre più farsesca. Fate voi.
Eppure, qualcuno aveva deciso di andare avanti, costi quel che costi, con anzi squilli di tromba, arroganza e vanagloria. Anche ignorando le voci interne sempre più preoccupate, anzi, preoccupatissime che arrivavano da alcuni professionisti che erano stati coinvolti nell’evento per mettere “a terra” tutto quanto (alcuni di essi sventolati nelle comunicazioni ufficiali come Madonne Pellegrine senza però chiedere loro il permesso), e che erano lì solo perché avevano consolidati rapporti pregressi con Campovolo.
Sempre questi stessi del “Avanti a tutti i costi!” ad un certo punto però, messi davanti ai fatti ed ai numeri (comunicati anche per vie legali, giusto per non lasciare spazio ai dubbi: questo il clima di fiducia), hanno pensato di mettere una toppa. Lo hanno fatto mandando via Victor Yari Milani (“dimenticandosi” che quest’ultimo era legale possessore del marchio: sganci decine e decine di milioni di euro per un evento, e nemmeno ti preoccupi di chi detiene il marchio dell’evento suddetto – perché non sei tu) ma, visto che si credono furbi, si sono tenuti Richard Santoro, che era un po’ la garanzia che ci sarebbe stato Kanye West che a sua volta era una (mezza) garanzia per Travis Scott.
(Volete recuperare le puntate precedenti? Eccole qui)
Come a dire: era Victor Yari Milani il megalomane che ci stava facendo andare a sbattere, lui con le sue trovate e la sua discutibile gestione della comunicazione e del ticketing, senza di lui si risolve tutto.
Eh. S’è visto.
Nota a margine, ma è una nota importante: Victor Yari Milani dall’inizio di tutta l’operazione non ha mai cambiato postura, attitudine e progetto artistico, è sempre stato coerente, ha sempre portato avanti quello che dichiarava dal giorno uno. Quindi non si capisce perché se ti è andato bene per mesi – e hai ignorato mille segnali e mille avvertimenti esterni – improvvisamente non ti andava più bene. Cosa è cambiato? Cosa è successo? O forse che finalmente si è deciso di dare più ascolto e fatti e numeri, invece che a suggestioni e visionari imbonimenti?
Victor Yari Milani dall’inizio di tutta l’operazione non ha mai cambiato postura, attitudine e progetto artistico, è sempre stato coerente, ha sempre portato avanti quello che dichiarava dal giorno uno. Quindi non si capisce perché se ti è andato bene per mesi – e hai ignorato mille segnali e mille avvertimenti esterni – improvvisamente non ti andava più bene
C’è stato poi il balletto attorno a Travis Scott. Suona? Non suona? Ad un certo punto si è sperato che annullasse, transando sul contratto (avete notato che improvvisamente era scomparso dalla comunicazione dell’evento?), ma il suo management è stato molto furbo: ha confermato il concerto, chiedendo però la draconiana garanzia che tutta una serie di condizioni collaterali – onerosissime – fossero in atto. In questo modo buttava la palla al di là della rete, nella metà campo di C.Volo, dando ad essa la responsabilità di annullare o meno il concerto, di farlo insomma svolgere o meno. In questo modo però qualsiasi cosa decidesse C.Volo, Travis aveva diritto a tenersi il 100% del cachet (peraltro, già bonificato mesi addietro). Il management di Travis non era mica contento di far suonare il suo artista di fronte a 20.000 persone scarse (un danno d’immagine mica male), non lo era per un cazzo, ma ormai si era fatto la bocca sui soldi della fee milionaria già depositati sui propri conti – perché rinunciarvi? E allora, invece di imporre davvero pretese inizialmente sollevate (tipo “O ci sono almeno 50.000 persone, o Travis non suona”) ha scelto una tattica molto più raffinata. Ed efficace.
C.Volo si è trovata col cerino in mano. Kanye confermatissimo (e con molti biglietti venduti, siamo sui 70.000); Travis confermato; praticamente tutti gli altri nomi grossi confermati e già pagati, o pagati almeno la metà. Le prevendite traccheggiavano, stando ad una frazione rispetto alle trionfali previsioni iniziali, Victor Yari Milani non accettava tagli sulla sua “visione” dell’evento (costosissima, fatta più sulla carta e sulla fantasia che sui fogli Excel dei conti) e allora che si fa? Si taglia Victor Yari Milani. E ci si fida di Zamna, che dice: prendiamo noi il suo posto, noi abbiamo l’esperienza, e vi diamo pure l’uso di un marchio – Pulse Of Gaia – che aveva dimostrato di avere un ottimo valore l’anno scorso a Madrid (evento con Gorillaz, Thundercat, e svariati grandi dj), insomma, curiamo noi la comunicazione e andiamo avanti così.
Del resto Zamna, come anche FPWS, l’altra agenzia di booking che ha portato il grosso dei nomi “da dancefloor”, avevano tutto l’interesse a non far morire l’evento: per loro era un guadagno netto, non avevano spese, non avevano rischi economici, solo incassi per le percentuali d’agenzia e per l’eventuale direzione artistica del proprio settore di competenza o, da un certo momento in avanti, dell’intero festival. E ce n’era bisogno, di direzione artistica. Visto che quando Milani è stato mandato via, scoprendo che lo stesso Milani poteva prendersi il nome Hellwatt, ad un certo punto si era scelto di chiamare l’evento “RCF Arena Summer Shows”: il che la dice lunga su quanto siano “del mestiere” alcune persone.
Insomma: dento l’ex Hellwatt Festival, una volta mandato via Milani, ma in realtà anche quando c’era lui, ci stavano unicamente realtà che avevano interesse a far svolgere il festival costi quel che costi: vuoi per interesse economico, perché avevano solo da guadagnarci e non da perderci, vuoi per non fare una gigantesca figura di merda dal punto di vista politico e dell’opinione pubblica, visto che ecco, Campovolo è da anni una questione spinosa in tal senso.
Però le criticità di Hellwatt erano note a tutti, erano evidenti. Ed alcune erano pure state sollevate internamente, in maniera inequivocabile, da tutte le persone responsabili della produzione esecutiva, chi insomma doveva mettere a terra la meravigliosa “idea” di Hellwatt Festival, pardon, RCF Arena Summer Shows, pardon, Pulse Of Gaia. Cattini, il leader del Consorzio C.Volo, sa bene cosa gli veniva detto da Vittorio Dellacasa, sa bene cosa gli aveva detto Studio Sigfrida (responsabile safety e logistica) e sa pure bene come Studio Sigfrida era stato trattato da Victor Yari Milani; lo sapeva benissimo, l’aveva visto, gli stava succedendo tutto “in casa”; eppure, ha sempre scelto di andare avanti, imponendo anche ai suddetti Dellacasa e Studio Sigfrida di continuare ad esserci, e loro per mera professionalità – merce rara in quel consesso, evidentemente – avevano provato comunque a tenere assieme tutti i pezzi, perché questo è il loro lavoro nella vita.
Ma i problemi, tutti i problemi, erano chiari fin da subito.
Bastava chiedere. Bastava indagare. Bastava mettere in fila i fatti, non c’era bisogno delle opinioni. Il fatto che chi metteva in fila i fatti venisse visto come una quinta colonna di Live Nation o magari di Eventim (perché si sa, i “poteri forti” vogliono sabotare i visionari “puri e coraggiosi”) la dice lunga sul grado di delirio e scarsa lucidità innestatosi nell’inner circle apicale di C.Volo/Hellwatt. La paranoia del sentirsi sotto assedio, dell’essere vittima di un complotto: quella roba lì. Quando la triste realtà è che a C.Volo, beh, avevano fatto tutto da soli.
Ecco perché questa decisione della Prefettura annunciata ieri ci fa un po’ morir dal ridere. Non perché sia giusta o sbagliata, non vogliamo né possiamo entrare nel merito: ma quello che vi possiamo dire di sicuro, quello sì, è che l’articolo 2 del TULPS è da far scattare quando bisogna far fronte a circostanze impreviste e straordinarie. È questo a giustificare la sua ragion d’essere, e la sua immediata esecutività). Ma di “imprevisto e straordinario” nell’ex Hellwatt ora Pulse Of Gaia non c’è nulla. Nulla.
Si è sempre saputo che Kanye West e Travis Scott dovessero suonare uno dietro l’altro. Anzi: inizialmente si pensava/sperava che entrambi avrebbero fatto sold out (quindi oltre 200.000 persone complessive), e attualmente i due non cubavano nemmeno la metà di biglietti venduti, quindi ecco, figuriamoci, in teoria la situazione era ora molto più gestibile oggi di quello che poteva sembrare sei mesi fa. Eppure, solo ora la Prefettura ha fatto presente che era un problema che i due eventi fossero così ravvicinati fra di loro. Solo ora. Ma dai.
Ad un certo punto si è arrivati al nodo gordiano ed allo stallo letale per cui più si cercava di salvare dei soldi più si sarebbe persa la faccia, più si cercava di salvare la faccia si sarebbero persi dei soldi. Choose one.
Altra foglia di fico che troviamo molto discutibile è l’accenno nero su bianco alle istanze del CODACONS e della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia, come fattori attivi nell’arrivare alla decisione dell’annullamento del concerto. Nel comunicato della Prefettura se ne fa esplicitamente menzione. Del CODACONS pensiamo il peggio possibile; delle polemiche sul supposto nazismo di Kanye purtroppo pure, è una questione che è stata chiaramente spiegata dallo stesso artista, e chi ignora le sue spiegazioni lo fa solo perché ci vuole lucrare a livello di visibilità e di posizionamento politico. Del resto le uscite “hitleriane” di Kanye, venute fuori in un momento in cui era completamente fuori controllo dal punto di vista mentale, non sono state fatte e pronunciate ora, in questi mesi, ma ormai tempo fa. Che senso ha tirare fuori la polemica adesso? E non invece quando l’artista era stato annunciato ad Hellwatt Festival, con tanto di conferenza stampa nella sala stama del Comune di Reggio Emilia con Sindaco, pezzi grossi della Regione ed altre cariche importanti?
La verità – la nostra verità, ovviamente, ma non crediamo di essere tanto lontani dalla reale essenza dei fatti – è che Hellwatt Festival è un’idea nata male fin dall’inizio. Alla guida c’erano le persone sbagliate con le intenzioni sbagliate, e ogni tentativo di correggerlo in corsa non ha fatto altro che peggiorare le cose, rendere cioè l’operazione sempre più improbabile e sempre più sghemba. Tant’è che ad un certo punto si è arrivati al nodo gordiano ed allo stallo letale per cui più si cercava di salvare dei soldi più si sarebbe persa la faccia, più si cercava di salvare la faccia si sarebbero persi dei soldi. Choose one.
Una cosa però l’abbiamo trovata di cattivo, cattivissimo gusto. E ci fa anche capire che, a C.Volo, ancora non abbiano compreso la reale entità del merdone
Un esito ed una trappola a cui C.Volo ha cercato di non guardare in faccia fino a quando ha potuto. Ma ad un certo punto, era troppo evidente pure per loro, per le persone nel Consorzio. Che si sono trovate o nella condizione di fare gli “ultimi giapponesi” (coll’affettuoso beneplacito di un po’ di realtà economicamente interessate, come spiegavamo), o di giocarsi finalmente la scappatoia dell’intervento esterno da parte delle istituzioni / delle forze dell’ordine, una scappatoia che magari permette – non lo sappiamo, ma ipotizziamo – almeno un minimo di risarcimento assicurativo (poi con l’assicuratore, visto che si è uomini di mondo e si è un po’ della stessa famiglia, ci si sistema).
Una cosa però l’abbiamo trovata di cattivo, cattivissimo gusto. E ci fa anche capire che, a C.Volo, ancora non abbiano compreso la reale entità del merdone. Subito dopo il comunicato della Prefettura con l’imposizione dell’annullamento ex articolo 2 del TULPS, il profilo Instagram di RCF Arena ha fatto partire sul proprio account Instagram una comunicazione in cui viene lodata la qualità audio dell’Arena; e pure l’accont di Pulse Of Gaia Festival ha lanciato un post per “spingere” l’evento, con i nomi ancora in cartellone e le giornate del festival non soggette alla tagliola prefettizia.
Come se nulla fosse successo.
Come se l’annullamento delle date del 17 e del 18 fosse, come dire, irrilevante.
La domanda è: ma pensate che siamo tutti scemi?
Post scriptum: gira la storiella che Kanye e Travis, che in effetti i loro soldi li hanno già in saccoccia, potrebbero suonare comunque, magari sotto l’egida di Milani, magari a San Marino. Se succede non ci vogliono i popocorn, ma un intero campo di mais