Di JZ:RF abbiamo sempre parlato in lungo in largo, qui su Soundwall, raccontando per esteso ogni edizione, ogni annuncio, ogni figliazione del festival, ma l’edizione di quest’anno riusciamo a raccontarla in un modo leggermente diverso.
Il fortunato sottoscritto che scrive dell’edizione 2025, infatti, non era mai stato a Cella Monte prima dello scorso weekend, e ha quindi una prospettiva nuova rispetto a questo festival: sarà davvero l’isola felice che Soundwall ha sempre dipinto?
Vi spoileriamo la conclusione, visto che siamo pur sempre su Internet e nessuno legge davvero tutto fino in fondo: sì, assolutamente.
Ci sono diversi fattori che lo rendono tale: in primis la location, splendida di suo ma ulteriormente valorizzata dalla coesione col festival, che è davvero un matrimonio perfetto.
Il mood artistico di JZ:RF e quello estetico e gastronomico di Cella Monte sembrano davvero fatti l’uno per l’altra, e il dialogo e il continuo interscambio tra il contesto in cui sono installati tutti gli stage e le performance che ospitano è palpabile: ogni stage ha una sua identità ben precisa che contribuisce a formare l’identità in toto del festival, e ogni stage ha ospitato esattamente le performance perfette per quel contesto, per quello scenario, per quell’orario.
Ma non è tutto: non è “solo” (si fa per dire) un festival in un bel posto con una lineup molto curata.

Nell’opinione di chi scrive c’è un indizio molto forte che di solito dimostra la qualità di un festival, ed è quando gli artisti in lineup non si limitano ad arrivare, suonare e andarsene, ma li vedi in giro anche per il resto della giornata a godersi il festival e scambiare quattro chiacchiere con i passanti: bene, questa cosa lo scorso weekend ci è successa ripetutamente, ed è indice non solo di quanto JZ:RF sia effettivamente un posto che mette gli artisti a loro agio, il che poi li facilita a esprimersi al meglio, ma a nostro avviso è indice di una caratteristica più profonda e non meno importante.
Una sensazione che abbiamo avvertito molto forte durante tutto il weekend è stata che una componente fondamentale di JZ:RF, oltre alla location, oltre al cibo, oltre alla lineup, oltre all’organizzazione impeccabile, fossimo noi. Sì: noi.
Jazz:Re:Found funziona perché ti fa sentire parte integrante di sé, ti accoglie come se fossi un amico che viene a mangiare a casa sua, e quando ti comunica che senza di te tutto questo non sarebbe possibile non lo fa con la solita piaggeria dell’artista che ringrazia il pubblico come mera formalità, ma lo fa con il cuore, lo dice davvero.

E come per gli artisti, anche per noi pubblico sentirci parte integrante dell’esperienza è un fattore enorme, è la differenza, che ti resta dentro il lunedì successivo, tra “essere stato a un festival” e “aver partecipato a un festival“, che fa anche, poi, chiudere un occhio su alcuni contrattempi come il diluvio di venerdì sera: una volta che ti senti parte integrante di tutto ciò che sta succedendo non dico che non riuscire a tirare fuori la macchina dal parcheggio per via del fango diventa divertente, ma è più facile considerarlo un’avventura che rende memorabile il weekend.
Attenzione, però: ok la sensazione di partecipazione, ok la location, ok il cibo (mi rendo conto di averlo menzionato già più volte, ma è davvero eccezionale), ma nulla di questo sarebbe sufficiente se poi la proposta artistica fosse scadente, se la produzione fosse raffazzonata, insomma se mancasse il succo di un festival, quello che in fondo distingue JZ:RF dalla sagra del peperone che si tiene in zona il weekend successivo.
E com’è stato, musicalmente, JZ:RF 2025?
Beh, eccellente.
Secondo chi vi scrive, un grosso valore, in un festival, è la scoperta di artisti nuovi, l’uscita dalla propria comfort zone, e in questo il weekend appena trascorso è stato davvero molto generoso, perché ok il “solito” splendido, spettacolo teatrale di Róisín Murphy, ok altri artisti già noti anche alle pagine di Soundwall come Khalab, Godblesscomputers o Gino Grasso e Luca Trevisi, che pure hanno offerto performances davvero stellari, ma ci siamo portati a casa anche diversi nomi nuovi, almeno per noi, che ci hanno rapito il cuore, come Susobrino, autentico trascinatore, o il Collettivo Immaginario, o il Moses Yoofee Trio, o Kety Fusco, o Adi Oasis nonostante il diluvio di cui sopra, e potremmo andare avanti per ore solo ad elencare le performances di livello altissimo che abbiamo visto nel weekend.
O ancora, potremmo parlare della Handson Family, autentici eroi di casa e ospiti fissi di San Quirico, che hanno rappresentato perfettamente lo spirito artistico di JZ:RF di combinazione tra lo stile e la festa.

Preferiamo invece soffermarci su un’autentica perla: il set mattutino di Leo Mas sulla collinetta di San Quirico, un’autentica esperienza mistica.
Sembra facile: Leo Mas lo conosciamo da anni, la collinetta anche, il sole della mattina altrettanto, nonostante in estate magari lo si veda più di rado, soprattutto nei weekend, eppure combinare i tre elementi è stata una scelta davvero strepitosa e per nulla scontata.
E anche in questo caso, esserci ha cementato in maniera fortissima la sensazione di comunità, di partecipazione, di JZ:RF come qualcosa che sì, ha un’organizzazione perfetta che lo gestisce, ma che è anche qualcosa che facciamo insieme.
E allora ci consideriamo già impegnati per l’anno prossimo e non vediamo l’ora di tornare a Cella Monte.