“Ma cos’è ‘sta storia che a Cormons e dintorni succedono tutte queste cose?”: parlavamo nelle ultime settimane con una serie di amici addetti ai lavori e, raccontando di come a fine ottobre saremmo andati a Jazz & Wine Of Peace, delizioso e raffinata rassegna jazz di lunga tradizione organizzato dall’associazione Controtempo nel territorio di Comons, tutti hanno reagito nella stessa maniera. Con la stessa meravigliata incredulità. Infatti, chi per un motivo o per l’altro era capitato loro di essere invitati a fare qualcosa da quelle parti: un concerto, un talk, un workshop. E quindi ci si finiva col chiedere: com’è possibile che un paese con 7000 residenti confinato nel lembo estremo dell’Italia orientale possa essere tanto vivo e attivo?
Certo, c’entra qualcosa il vino. Uno dei veri e propri ori italiani, convertibile anche nel creare cultura, e ad esempio nel territorio delle Langhe o del Monferrato lo sanno bene (le Langhe hanno sfornato quello che ad un certo punto era un’autentica, poderosa ammiraglia dell’eventistica culturale italiana, il festival Collisioni): le risorse e la ricchezza diffusa che danno i vigneti di qualità sono un boost fondamentale, se si vuole lavorare di cultura e/o di marketing territoriale (…ormai quasi tutti hanno capito che le due cose possono e, in qualche caso, devono sovrapporsi).
E poi c’entra qualcosa – pure di più di qualcosa – il fatto che nel 2025 Gorizia sia Capitale Europea della Cultura, assieme all’omologa slovena Nova Gorica, in un bellissimo esempio di scelta transfrontaliera. Oggi lo diamo per semplice e scontato, ma per anni Gorizia è stata una stranissima “piccola Berlino”, una città divisa in due da una cortina di ferro che in realtà era poco più che un muretto, e pure nei momenti in cui lo scontro e l’ostilità fra blocco occidentale e blocco orientale era ai massimi a Gorizia si è sempre vissuto con buon senso il fatto di essere proprio fisicamente e visibilmente un luogo tagliato in due dalla storia.
(Solo una linea traccia oggi il confine tra Slovenia ed Italia, lì dove in tempo c’era un muro – foto di G. Cutano; continua sotto)

Una storia che, per fortuna, oggi ci siamo lasciati alle spalle. Ed anche se la differenza tra Gorizia e Nova Gorica è chiara, marcata, è anche vero che l’idea di Europa unita, di Comunità Europea, ogni tanto matrigna e fautrice di scelte non sempre apprezzabili ed apprezzate, ci dona qualcosa che è più prezioso di qualsiasi critica si possa fare alla UE: l’idea di unità, di collaborazione, di confini aperti, di energie, idee e risorse che si uniscono. La ricchezza di Cormons oggi infatti non è solo il vino, ma è anche la possibilità di essere un contesto aperto, internazionale, aperto a più visioni e più linguaggi.
Ecco: a proposito di linguaggi, in quel territorio come dicevamo l’associazione Controtempo da vent’anni e passa fa un lavoro eccezionale, col jazz come declinazione preferita (ma non esclusiva) e come baricentro stilistico ed emotivo. Anni ed anni di eventi ad alto livello, mai con piglio “museale” e statico ma sempre con scelte di livello. Il nostro focus cade e cadrà su Jazz&Wine Of Peace, in programma questo weekend, dal 23 al 26 ottobre, ma il consiglio è di tenere sempre d’occhio il sito di Controtempo, con quindi anche le altre rassegne di pregio (Il Volo del Jazz, ad esempio, che a novembre tira fuori un concerto meglio dell’altro).
L’occhio su Jazz&Wine Of Peace ci è caduto anche perché quest’anno ne è diventato direttore artistico Enrico Bettinello, una delle persone più importanti ed illuminate in Italia nel portare il jazz fuori dalle rotte già (stra)battute senza però mai cedere all’hipsterismo nuovista facile, ma combinando visione, freschezza e rigore. Ancora una volta ha fatto un lavoro di enorme valore, Bettinello. Gli “agganci” per i fan del jazz più neofiti e modernisti non mancano: Nubya Garcia, Maria Chiara Argirò, Rosa Brunello. Tutte artiste che su queste pagine avete già sentito nominare, seguendo le traiettorie di festival come Jazz:Re:Found e Viva, festival amatissimi sia da noi che da voi.
Ma permetteteci di far notare una cosa: prima di tutto, già questo trittico – uno dei più “visibili” nella line up – è tutto al femminile. Però non è finita: in programma più di una delle altre perle che vi segnaliamo caldamente sono rappresentate da act guidati da artiste donne, a dimostrazione che il talento al femminile c’è eccome se si ha la competenza nel conoscere la materia, senza bisogno di forzate quote rosa che favoriscano chi non lo merita: la pianista greca Tania Giannouli, la contrabbassista svizzera Louise Knobil, la violinista italiana Anaïs Drago, la flautista franco-siriana Naïssam Jalal, le loro esibizioni davvero vi consigliamo di segnalarle col circoletto rosso nel vostro calendario.
Altre cose interessanti, che rendono il jazz non una prevedibile messa cantata ma una piattaforme mobile e multiforme su cui creare e contaminare? Oh, non mancano di certo. In primis il sassofonista James Brandon Lewis; poi quel culto che è il trio australiano The Necks (amatissimo dallo scrittore Geoff Dyer); le improvvisazioni mistiche di William Parker (affiancato da Cooper-Moore e Hamid Drake, hai detto nulla); la scoppiettante creatività del progetto Y-OTIS; i collaudatissimi, “nostri” Calibro 35.
(Volete un appetizer sonoro di Jazz&Wine Of Peace 2025? Eccolo, e come potete sentire è davvero gustoso e sofisticato! Continua sotto)
Ecco. Considerate che quanto citato finora è solo una parte di un cartellone che per quattro giorni, dal giovedì alla domenica, percorre dal mattino a notte inoltrata il territorio del goriziano, con incursioni anche oltreconfine, in Slovenia, in piena rappresentanza dello spirito che vi dicevamo. Capite insomma che Jazz&Wine Of Peace è davvero un’entità preziosa, preziosissima. Preziosa tanto quanto un JAZZMI (che ha fatto un lavoro incredibile su un città al tempo stesso “facile” e difficilissima come Milano, ma ci torneremo sopra), preziosa tanto quanto i festival di cui su queste pagine parliamo tanto e da anni come oasi di resistenza culturale.
Ci lamentiamo tanto che in Italia la cultura è sempre bistrattata, che le radio passano la solita sbobba, che le major producono solo decerebrati da dare in pista a masse obnubilate, e anche se tutto questo fosse vero – beh, spesso lo è – è altrettanto vero che le sacche di resistenza e di qualità esistono ancora, e non sono manco poche. Basta cercarle. Basta sostenerle, supportarle, non lasciarle sole. Per ogni momento che passate sui social a dire e scrivere quanto le cose facciano schifo, sappiate che in realtà il modo migliore per fare e farvi del bene (e cambiare le cose) è andare a cercare, scoprire e sostenere delle realtà virtuose.
Noi siamo qui anche per questo, per darvi una mano ad identificare il bello, il valido. Ora, sta a voi.
…ci vediamo a Cormons, allora? Occhio: parecchi eventi iniziano ad essere già sold out in prevendita. Organizzatevi per tempo.