In teoria un primo redde rationem doveva avvenire fra una ventina di giorni, questi erano i patti più o meno espliciti fra le parti: il 9 settembre la data accordata. La forza pubblica ha però deciso di forzare la mano e, a sorpresa, fare un blitz oggi, 21 agosto 2025, contando anche sul fatto che gli spazi fossero impresenziati, visto il periodo estivo. Come in effetti è stato. Immediato è partito il tam tam dai social dello storico spazio sociale milanese:
Come andrà a finire, lo vedremo. Potrebbe essere tutto liscio e pacifico come nel 1994, quando ci si spostò prima in una sede temporanea e poi una che è stata fissa per trent’anni a passa, ovvero quella attuale; potrebbe essere tutto problematico e violento come cinque anni prima, nel 1989, con sconti e molotov e una mobilitazione da tutta Europa; potrebbe semplicemente essere che fosse il momento di lasciare davvero gli spazi di Via Watteau, dopo 130 ingiunzioni di sfratto, e dopo il trick legale per cui improvvisamente era il Comune di Milano (pronto a rivalersi sull’associazione costituitasi attorno al Leoncavallo, che aveva lanciato un crowdfunding apposito per tutelarsi) a dover pagare 3 milioni di euro di danni per tutti questi mancati sgomberi. E potrebbe essere, sì, che magari davvero l’esperienza del Leoncavallo ha compiuto il suo ciclo vitale, è arrivato il momento di interromperla.
Così come potrebbe risolversi tutto in un nulla di fatto.
Si può discutere o meno sul senso del Leoncavallo nel 2025 (per noi ha senso eccome, che ci sia ancora, e anche negli ultimi anni ha rappresentato in città un’oasi di cultura e propositività anche nelle cose “nostre”), ma la questione dell’esistenza, anzi, della necessità di spazi culturali e sociali non puramente (s)venduti al mercato si agita più forte che mai, in particolar modo in una città che – indagini alla mano – negli ultimi anni si è offerta ancora più del solito ai grandi investimenti immobiliari, quelli che portano guadagno a pochi e costi speculativamente esplosi per tutti gli altri – il che ci sembra un crimine e un problema molto più vasto e molto più pesante della presenza di uno spazio occupato.
Potete anche sgomberare il Leoncavallo e pensare che questa sia una “vittoria“, un “ripristino della legalità“, ma i problemi di Milano restano, non sarà certo aver levato di torno uno storico spazio di aggregazione, assistenza ed elaborazione politica a risolverli. E se avete un’anima, un cuore, anche un po’ di cervello, la questione dell’esistenza e della protezione di “spazi sociali”, così come della protezione dall’inarrestabile avanzata dei grandi speculatori immobiliari, dovrebbe comunque essere un tema ineludibile.