È bello vedere quando il pop, contaminandosi con l’elettronica, prende pieghe particolari, inaspettate. È questo infatti che ci ha colpito quando abbiamo sentito il remix di “Baudelaire” di SOL, nel momento in cui ci è stato proposto come possibile anteprima di Soundwall: l’originale non ci era dispiaciuto, era interessante come la fragranza della linea di basso andava ad irrobustire il tutto, però non ci aveva stregato del tutto. Probabilmente l’anima preponderante pop del progetto (…non è una colpa il pop, è una caratteristica: su Soundwall ha cittadinanza, lo sapete, ma tendenzialmente solo quando ha “twist” strani ed inaspettati o molto elettronici/danceflooriani), il parlato fatto in quel modo lì, l’essere troppo “dichiarato” e “chiaro” nelle sue intenzioni non c’aveva fatto scattare la scintilla.
Scintilla che invece è scoccata quando ci è stato “Ma se vi proponessimo invece il remix?”: lo ascoltiamo questo e, beh, ci piace un sacco, subito, senza esitazioni. Diventa tutto più astratto, più algido, più glaciale, più misterioso. E, per quanto ci riguarda, funziona un sacco. Anzi, non solo, approfondiamo il concetto: ci sembra una dimostrazione veramente efficace di come un vero e competente remix treatment possa traghettare un brano dal pop più canonizzato a terre invece assai più gelide ed oblique ed imprevedibili. Per i nostri e per i nostri parametri, questo remix fa guadagnare vari punti all’originale. Non è una cosa che accade spesso. Anzi. Quando succede, siamo contenti – e siamo ammirati. Ecco qui il remix, poi sotto fateci aggiungere un paio di cose:
*** CLICCA QUI PER SENTIRE IL REMIX DI “BAUDELAIRE” ***
Non male, no? Del resto SOL non è la prima venuta, ma ormai da tantissimo tempo è una di quelle figure che percorrono le strade della music industry con costanza e perseveranza (in prima persona o anche dietro le quinte come songwriter, pure per nomi importanti), e magari già l’avete intercettata col suo vecchio alias Danysol o nel progetto a due Les Italiennes con Alessandra Contini de Il Genio. Ora questa nuova avventura targata SOL / Cinema Clubb: che vuole unire sonorità da club, pop e riferimenti cinematici, ma appunto, c’è anche la licenza di spingere di più sul fattore club e sul fattore elettronica.
Ecco, guarda caso su questo remix ha speso parole interessanti, che si allineano alla percezione che abbiamo avuto noi e che vi abbiamo raccontato: “Con questo remix si apre l’ingresso del mio Cinema Clubb: se la versione originale era la prima stanza, qui siamo già immersi nel suono così come lo avevo immaginato, più ipnotico, fisico e notturno. Ho mantenuto un bpm vicino all’originale per non forzare la spoken poetry, lasciando che le immagini restassero ancorate al testo mentre il movimento viene sostenuto da un groove più profondo e pulsante. Le chitarre, con qualche scordatura volutamente imperfetta a riflettere l’inquietudine del brano, vengono ricalcate e ampliate da elementi elettronici, così come tutta la ritmica. Il risultato conserva la tensione cinematografica dell’originale, ma la espande nello spazio del club, aprendo una nuova prospettiva sonora e visiva sul pezzo“. Bene bene, abbiamo bisogno di approcci così.
