2019: il Sónar ha giocato d’astuzia (e limitato i danni)

Quest’anno il report è uno e trino: invece di ricondurre tutto ad un’unica voce, o…

Heart Of Noise: luci ed ombre di un festival da preservare (dai poser)

Per una volta il giudizio al festival lo diamo all’inizio dell’articolo ponendoci tre domande: “Ti…

Nameless è più forte di te

Ora lo si può dire: girava una strana aria attorno a Nameless in alcuni contesti…

E tu che jazz sei? Cronache dal Torino Jazz Festival (e non solo)

Cosa c’è di sbagliato se fra la musica più moderna ed avventurosa che abbiamo sentito…

…e se invece dovessimo ripartire dalle discoteche? La storia di Simple, a Ferrara

Prima di tutto: dobbiamo fare ammenda. Tempo fa, un nostro amico – tra le altre…

Club To Club non è (stato) solo Aphex

Più il tempo passa più, il vino è buono. Si dice così, no? Lo stesso…

Unsound Festival: dove ci porta la “deconstructed club music”

In un giovedì di metà ottobre, Cracovia indossa un meraviglioso abito autunnale e attraversandola di…

Amsterdam Dance Event: e voi che scusa avete?

“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è…

In crociera con The Ark, l’esperienza che non ti aspetti (e la vincitrice della Burn Residency 2018)

Il riferimento inevitabile, beh, è David Foster Wallace, esattamente questo libro qui. Recuperatelo, se non…

Dancity: l’edizione 2018 vista con uno sguardo speciale

Dancity, inutile dirlo, è uno dei festival che da sempre amiamo di più. I motivi sono tanti, uno più importante dell’altro: quello che pensiamo di poter affermare, senza la minima esitazione, è che il festival umbro sia una delle cose più belle mai successe alla scena musicale “nostra” da anni a questa parte. Per la qualità musicale, certo – vista la capacità strepitosa di combinare dancefloor e ricerca, talento per le novità e scelte illuminate, sorprese spiazzanti e conferme leggendarie. Per il coraggio – perché fare un festival in provincia chiama sempre il doppio del coraggio (perché spesso e volentieri c’è il doppio delle difficoltà, a partire dal fatto che il bacino d’utenza da cui pescare è ridotto). Per il tocco “umano”, infine, perché arrivando a Foligno tra chi il festival lo fa sembra sempre di essere arrivati in mezzo ad una famiglia estesa… una famiglia che ti vuole subito accogliere, abbracciare e che vuole subito condividere con te la propria passione.

Stavolta però abbiamo voluto lasciare più spazio alle immagini che alle parole. Abbiamo chiesto allora a Karen Righi di “raccontare” con le sue foto l’edizione 2018. Lei e il nostro Damir Ivic si sono poi scambiati un po’ di mail, aggiungendo parole a queste immagini. Ecco il risultato. Secondo noi è molto bello; e rende davvero l’idea, sotto molto punti di vista, della magia di Dancity. Una magia che a quanto pare non vuole proprio smettere di esaurirsi.