Lo sappiamo, inserire “Milano” nel titolo e in generale come argomento di un articolo dà già una botta agli algoritmi: farlo è diventata, volenti o nolenti, una paraculata. Vuoi per incensarla, Milano, vuoi per dire quanto la detesti e quanto per te oggi più ancora di prima rappresenti il male, la realtà è che l’argomento-Milano è diventato un passe-partout che cattura attenzione, polarizza, crea engagement.
Il grande paradosso infatti qual è? L’aura di Milano si nutre anche (e soprattutto?) dell’ostilità che riceve. Bella trappola. Di questi tempi ci abbandoniamo alla comodità: ed è più comodo e da più soddisfazione istantanea criticare quello che non ci piace, piuttosto che supportare quello che ci piace.
Non vi piace Milano e il suo “eventismo”? Non vi piace la deriva scintillante, tavolara e vippaiola che ha preso, nella club culture, nella musica e non solo? Non vi piace che preferisca la forma e il marketing alla sostanza? Non vi piace che il fu underground che ha svoltato sia diventato più avido, ambizioso e senz’anima di una multinazionale, senza nessuna memoria storica o riconoscenza verso chi a svoltare non c’è riuscito? Non vi piace che sia la terra dei concerti costosissimi al Forum, al Fabrique ed all’Alcatraz, mentre i live club più autentici e più di qualità chiudono o comunque fanno fatica? Perfetto – come darvi torto.
Ma dalla critica bisogna passare ai fatti.
E i fatti dicono che bisogna andare a cercare delle storie “vere”, a Milano: perché purtroppo lo si fa sempre meno. Le si ignorano, le si derubricano a sfortunatamente irrilevanti. Si usa infatti questa dinamica quando si “racconta” la città, magari per criticarla – a fin di bene, eh – ad alzo zero.
Parlando di musica, perché è soprattutto di musica che si parla su Soundwall, ecco cosa intendiamo, quando parliamo di “vero”: intendiamo che dietro ad una venue, ad una rassegna o ad una serata ci sia ricerca autentica, profonda, e non il listino-prezzi delle varie agenzie da adottare a seconda della profondità del proprio portafogli; che dietro ad una scelta artistica ci sia un discorso artistico reale, magari anche complesso, non la facile conta dei cuori su Instagram e della viralità su TikTok; che dietro ad un team organizzativo ci sia una storia specifica fatta più di romanticismo, bizzarria e passione, piuttosto che di imprenditoria, spirali d’investimento e capitali da riciclare.
Con le nostre scelte possiamo fare la differenza, infatti.
E però più passa il tempo, più sembra che lo spirito critico e quello che pensiamo sia “agire” lo abbiamo destinato ai nostri commenti sui social, solo in quelli, piuttosto che nelle scelte reali nella vita quotidiana che facciamo col nostro portafogli. Lamentarsi è comodo; uscire da casa, e premiare le cose meno sexy, lo è meno.
Attenzione: nulla di male nell’imprenditoria applicata alla musica. Nulla contro chi vede la musica prima di tutto come un attività di intrattenimento che deve generare valore, e quindi deve saper aggredire ed interpretare il mercato: ci sono molte persone che fanno così che sono davvero stimabili. E fanno un mestiere molto difficile, pieno di rischi. Non è contro di loro che va fatta la battaglia.
La battaglia va fatta sulla questione che, troppo spesso, vengono lasciate troppo da sole o date per scontate delle esperienze e delle attività bellissime. Delle esperienze che dovrebbero essere attenzionate&adottate da tutti, e ripetiamo: tutti!, perché danno lustro alla città ed al modo in cui la musica può nobilitare una città. Danno lustro alla sua capacità di inventarsi, e mantenere qualcosa di inusuale; danno lustro alla sua ricchezza non solo di contanti e di potenza di fuoco di marketing, ma anche di capitale di conoscenza e di coraggio nel metterlo a terra.
Nel concreto. Milano già da anni ed anni ha un miracolo che si chiama Inner_Spaces: una rassegna ideata e voluta da un uomo di religione, Don Antonio Pileggi, che arrivando da un background di studi di musica classica si è innamorato delle possibilità dell’elettronica contemporanea e, nel farlo, ha dimostrato una curiosità ed una sete di espandere i confini della propria conoscenza e mettersi in gioco che diciamolo, il 90% dei promoter odierni di musica elettronica pare aver perso, o messo in secondo piano per andare invece su binari molto più prestabiliti. Avendo a disposizione l’Auditorium San Fedele, sala sotterranea in pieno centro, a pochi passi dal Duomo, ascoltando con attenzione consigli dalle persone giuste ma soprattutto studiando senza paraocchi, Don Pileggi ha dato vita ad una rassegna che potrebbe stare benissimo in spazi berlinesi o londinesi super arty ed avanguardissimi.
(Don Antonio Pileggi, ritratto da Riccardo Trudi Diotallevi)

Non passandogli per la testa l’idea di dover fare “carriera” da promoter, negli anni ha operato scelte di line up che si sono sempre basate unicamente sulla sua conoscenza, sulla sua curiosità, sulla sua voglia di esplorare: non su altro.
Non datela per scontata, questa cosa, e non intendetela nemmeno come critica verso chi fa il promoter di mestiere: oggi il mercato è strutturato in modo tale che sei letteralmente obbligato a fare strategie e controstrategie con le agenzie e i management, ma anche dando vita ad ipotetici “target di mercato” che devi andare ad inseguire.
Per una serie di motivi irripetibili e non replicabili, Inner_Spaces è da sempre fuori da queste dinamiche.
Eppure offre, nonostante questo, nonostante tutto, fin dal giorno uno (e in realtà in maniera crescente edizione dopo edizione) una qualità altissima. Tant’è che la voce si è sparsa, e da qualche anno si è alzato il tiro: ovvero pure artisti “di nome”, con un mercato insomma, con un appeal anche fuori dalle cerchie carbonare degli appassionati più incagniti, attirati dal passaparola dei colleghi hanno scelto di venire a suonare ad Inner_Spaces, fregandosene dell’ottenere il cachet più alto possibile. Una “tempesta perfetta” in positivo, che ha regalato a Milano una stranezza a livello mondiale, sì, non stiamo esagerando: un incrocio fra il Vaticano e l’Atonal, tra l’Auditorium Paolo VI vicino a Piazza San Pietro e le serate sperimentali al Kantine al Berghain, e tutto questo mantenendo sempre – per precisa intenzione – dei prezzi d’ingresso estremamente convenienti, onesti.
Una rassegna così, in una città come Milano, dovrebbe essere sold out con mesi e mesi d’anticipo. Una felice anomalia da adottare e supportare a prescindere.
Non accade.
Poi per carità: la sala alla fine si riempie sempre, Inner_Spaces è diventato un piccolo fenomeno per cui artisti che in alti contesti cittadini venderebbero a malapena un centinaio di biglietti all’Auditorium San Fedele arrivano invece a vendere tutti i 450 posti a disposizione… Quindi ecco, non è che le cose vadano male.
Però forse la scena di appassionati di musica elettronica milanese non si rende abbastanza conto di avere in mano le sorti di qualcosa come Inner_Spaces che ha appunto un valore immenso, e che soprattutto – questo il punto – ‘ sto valore se lo è costruito e se lo gestisce ad ogni stagione stando serenamente fuori dalle regole di mercato e dall’imprenditoria pura, e comunque non curandosi minimamente di essere hip (…anche nella scena degli spazi occupati e dei centri sociali, e in generale della scena intellettual-alternativa, a Milano c’erano e ci sono dinamiche: per qualche anno era “da fighi” andare a Macao, “da sfigati” andare al Leoncavallo – perché ragionare così?).
Ora, il programma invernal-primaverile di Inner_Spaces 2026 è pieno di chicche: da quelle più note (gli Orb, Dasha Rush, O’Rourke/Fennesz/Ishibashi…) ad altre volendo molto più da specialisti, ma comunque interessantissime. È che al di là dei singoli nomi e dei singoli appuntamenti, di Inner_Spaces andrebbe premiata e supportata a prescindere la storia, l’unicità, la visione, la curiosità intellettuale, la ricerca della qualità e del rigore senza compromessi.
Ci sei, Milano? Ci siete, milanesi veri o acquisiti, lavoratori appassionati o anche solo studenti curiosi?
Se davvero la cultura e l’autenticità sono talmente importanti, come giustamente dite quando magari contestate certe derive clientalari, finanziarie, arroganti e markettare, la domanda che lanciamo è: siete pronti a supportare le realtà, invero sempre più poche, che vanno nella direzione in cui vorreste andassero di più le cose?
Inner_Spaces è una di queste.
Milano è ancora piena di cose belle, di energie interessanti. Ma a furia di parlare solo di quelle brutte e/o quelle incentrate sul guadagno e sul potere di mercato, foss’anche solo per contestarle, il propellente per esistere e prosperare lo si dà a loro, lo si dà a queste ultime; e non agli eventi più nobili, coraggiosi, virtuosi. Capito la trappola?
Stiamo attenti a non farci travolgere da questi automatismi, da questo modus operandi.
Intanto, preso dal comunicato stampa ufficiale, ecco qui sotto una carrellata completa sugli eventi in programma da qui fino a primavera inoltrata per Inner_Spaces. È tanta roba. È energia, competenza e passione. È unicità, rarità. Ah: prevendite, qui.
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Dal 26 gennaio al 18 maggio 2026 all’Auditorium San Fedele e nella Chiesa di San Fedele di Milano si svolgerà l’edizione primaverile di Inner_Spaces, rassegna di musica elettronica e arti audiovisive punto di riferimento per la sperimentazione e la ricerca interdisciplinare. La nuova stagione presenta otto appuntamenti sul tema “Riverberi in risonanza”, con protagonisti artisti di spicco dell’elettronica sperimentale, ma anche della classica tradizionale e contemporanea, dell’improvvisazione e delle musiche del mondo, alcuni con progetti audiovisivi e performativi del tutto inediti. Una giornata extra a ingresso gratuito, annunciata in seguito, sarà poi dedicata ai nuovi talenti e ai giovani compositori italiani.
“Riverberi in risonanza” è un’immagine dei fenomeni acustici che non solo caratterizzano la produzione sonora, ma anche il suo sostenimento e la durata, parametri ampiamente impiegati nella musica elettronica. Le otto tappe della stagione primaverile si susseguono come onde concentriche, esplorando diverse modalità di riverberi in risonanza e configurazioni che travalicano l’ambito elettronico, abbracciando la danza, le tabla, il pianoforte e l’organo amplificato, le opere audiovisive, il jazz sperimentale e l’ensemble barocco in molteplici forme e combinazioni.
L’inaugurazione, lunedì 26 gennaio, vede per la prima volta nella storia di Inner_Spaces una performance multidisciplinare di musica e danza: il compositore francese Jonathan Fitoussi ai sintetizzatori modulari, con il suo Poème Symphonique, riprende elementi e risonanze della Prima sinfonia di Gustav Malher. La sua musica trova una singolare riverberazione nell’elemento visivo e corporeo della ballerina e coreografaFanny Sage. Nella prima parte, l’architetto del suono viennese Robert Schwarz esplora le proprietà acustiche della comunicazione tra insetti, soffermandosi in particolare sui modelli spazio-temporali generati da fenomeni collettivi come lo sciame e la sincronizzazione. Ne risulta una struttura di echi e vibrazioni simpatetiche.
Il 2 febbraio, la compositrice, produttrice e polistrumentista canadese Kara-Lis Coverdale presenta From Where You Came con lo scopo di sintonizzarsi su una vibrazione comune tra terra e corpo attraverso il suono; considerando la composizione come un metodo di indagine interiore, l’artista trasforma le risonanze emotive di esperienze vissute in segnali elettronici. Mentre la sound artist berlinese d’adozione Perila, nella nuova opera audiovisiva ASH, propone una sorta di rituale per entrare in una temporalità rallentata e dilatata, producendo gradualmente una trasformazione sonora che passa dallo stato materico e minimale, fino a stabilizzarsi in riverberi tonali, simbolo di un raggiunto stato meditativo.
Un’immersione esplicita nella dimensione della risonanza è stata voluta dal compositore tedesco Hans Otte nella sua opera del 1984: Das Buch der Klänge (il Libro dei suoni). In essa ogni brano diventa la rappresentazione di un mondo interiore autonomo, un viaggio contemplativo alla riscoperta del suono, reso ancora più incisivo dall’intervento di Ars Discantica, che il 16 febbraio rielabora e spazializza nella sala in tempo reale le risonanze del pianoforte attraverso il live electronics. In netto contrasto si colloca il live set del duo britannico Emptyset dal titolo Dissever, un’esplorazione sonora con un approccio materico del suono, dove i riverberi si dissolvono e vengono assorbiti da stratificazioni noise.
Il 2 marzo, il live ambient audiovisivo di Pavel Milyakov (Buttechno) si muove alla ricerca di relazione tra suono, immagine e spazio che sbocca in una costruzione riverberante astratta. Una sorta di preludio al successivo solo di tabla del Pandit Sanju Sahai, tra i massimi interpreti della gharana (scuola) del Benares (India settentrionale). Il Maestro sceglierà un raga adatto all’Auditorium San Fedele, con una lenta intensificazione ritmica mediante un’ascesa che conduce fino alla decuplicazione delle figure ritmico-melodiche. È un’altra porta di entrata nelle pieghe più sottili e frammentate del riverbero che diventa vortice percussivo estatico.
I riverberi in risonanza trovano la loro piena e più appropriata attuazione il 23 marzo nello spazio naturalmente riverberante della chiesa di San Fedele per la sacra rappresentazione “Miserere mei Deus”. L’ensemble barocco di Lorenzo Ghielmi, con la soprano Monica Piccinini, eseguono due opere struggenti e di rara bellezza del tempo quaresimale, il Miserere in stile francese di Michel Richard Delalande e lo Stabat Mater di Giovanni Felice Sances, un’intensa passacaglia cromatica. Al centro del programma, un’opera commissionata da Inner_Spaces alla compositrice canadese Sarah Davachi per organo e live electronics sul tema del Miserere.
Il 13 aprile, sul palco di San Fedele si esibisce in anteprima il trio Purelink, giovane formazione di Brooklyn. Il loro progetto sviluppa un linguaggio sonoro che esplora la possibilità di sospendere la percezione del tempo attraverso movimenti rallentati. Trame ambient e dub si distendono in superfici rarefatte, dove i riverberi si dilatano fino a evocare una dimensione contemplativa. La producer Dasha Rush, invece, porta la risonanza verso una dimensione più cosmica e immersiva: i suoi paesaggi elettronici si dilatano nello spazio, aprendo scenari che oscillano tra introspezione ed esplorazione sonora.
Facendo interagire le sonorità percussive gravi e profonde del contrabbasso con una voce soffusa, a volte sussurrata, l’austriaca Helene Glüxam riesce a creare una tessitura che penetra nelle risonanze più intime dello strumento a corde e le prolunga in un canto essenziale. Nella seconda parte del concerto del 4 maggio, Jim O’Rourke, Christian Fennesz ed Eiko Ishibashi aprono la materia sonora a un versante insolito e collettivo: elettronica, chitarra e tastiere si fondono in un flusso che alterna densità e rarefazione, dove ogni timbro si riflette e si trasforma nell’altro.
Infine, il 18 maggio, il collettivo milanese Cortex Of Light sviluppa la dimensione della risonanza in ambito visivo e spaziale: il suono si intreccia con immagini e proiezioni, generando un ambiente immersivo in cui i riverberi diventano architettura luminosa. Quindi The Orb, pionieri dell’ambient elettronico, raccolgono questa tensione e la trasformano in flussi immersivi, dove stratificazioni ritmiche e campionamenti si dilatano in paesaggi sonori senza confini. L’incontro tra i due progetti segna una chiusura che unisce sperimentazione visiva e tradizione ambient, aprendo lo spazio del concerto a una percezione amplificata.
PROGRAMMA
Lunedì 26 gennaio – in collaborazione con Forum Austriaco di Milano, Institut Français Milano, con il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Robert Schwarz
Stridulations 1-14 per sistema immersivo multicanale
– Jonathan Fitoussi & Fanny Sage
Poème Symphonique, sintetizzatori e danza
Lunedì 2 febbraio
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Perila
ASH live A/V
– Kara-Lis Coverdale
From Where You Came
Lunedì 16 febbraio
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Hans Otte (1926-2007)
Das Buch der Klänge – il libro dei suoni (1982) per pianoforte e risonanze elettroniche
Alfonso Alberti pianoforte, Ars Discantica live electronics
– Emptyset
Dissever
Lunedì 2 marzo
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Pavel Milyakov (Buttechno)
– Sanju Sahai, tabla, accompagnato al sitar da NN
Lunedì 23 marzo
h 20.30 Chiesa di San Fedele
Miserere mei Deus Sacra rappresentazione
– Michel Richard Delalande (1657-1726) – Miserere mei, Deus (1706)
– Sarah Davachi, Miserere* per organo e live electronics
– Giovanni Felice Sances (1600-1679), Stabat Mater dolorosa
La Divina Armonia ensemble
Monica Piccinini, soprano
Noelia Reverte Reche, viola da gamba
Lorenzo Ghielmi, organo e direzione musicale
Ars Discantica
*Sarah Davachi, organo e live electronics
Lunedì 13 aprile
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Purelink
– Dasha Rush
Lunedì 4 maggio – in collaborazione con Forum Austriaco di Cultura e NASOM
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Helene Glüxam, contrabbasso e voce
– Jim O’Rourke, Christian Fennesz, Eiko Ishibashi
Lunedì 18 maggio
h 20.30 Auditorium San Fedele
– Cortex Of Light
– The Orb
