L’Ultra Music Festival ora rischia la licenza (e non è quel che vogliamo)

Dal mega-festival di Miami che si è appena concluso arrivano notizie di una certa gravità che stanno facendo preoccupare i migliaia di fan di genere presenti in tutto il mondo: oltre alla solita ondata di arresti per droga e illegalità varie (quest’anno una cinquantina, per un evento che l’anno scorso è arrivato a quota 330mila è una media di tutto rispetto), il fattaccio riguarda un addetto alla sicurezza che venerdì scorso, nel tentare di bloccare un’orda di ragazzi intenti a scavalcare irregolarmente la recinzione, è stato travolto dalla folla, fratturandosi una gamba e riportando una grave emorragia cerebrale. Mentre la guardia è ancora in ospedale, e mentre l’organizzazione del festival pubblica dichiarazioni di grande solidarietà nei confronti della vittima dell’incidente, arrivano accuse molto dure dal sindaco della città, che considera l’accaduto “un evento più che prevedibile, visto che la polizia locale aveva ripetutamente chiesto di rafforzare le recinzioni e che questo tipo di leggerezze si ripetono puntualmente ad ogni edizione del festival“. Accuse che potrebbero sfociare nel provvedimento peggiore, ovvero quello di revocare la licenza al festival, eventualità che si sta discutendo proprio in queste ore. Un duro colpo per un festival che da sempre si identifica in Miami e che rischierebbe di perdere in questo modo identità e appeal.

Ora, l’Ultra è uno dei festival più imponenti degli Stati Uniti. È l’ambiente che ormai convoglia la frangia più patinata dell’EDM moderna, col suo carico di amanti folli che chiedono solo di scatenarsi senza pensare e le folle di haters che sputano odio verso un tipo di divertimento ritenuto senza anima né intelligenza. È la sede dei gossip e l’occasione per aizzare le polemiche. È il posto in cui può arrivare un Deadmau5 a sbeffeggiare Garrix e Avicii ostentando superiorità e strafottenza, per poi beccarsi un’incredibile petizione che chiede al presidente Obama di intervenire per bloccare la sua presenza in ogni festival d’America. Insomma, è l’evento che per molti rappresenta il meglio sulla piazza, e per gli altri – di conseguenza – il peggio.

Ma resta lo stesso uno degli eventi più importanti del pianeta. E che facciate parte dell’una o dell’altra barricata, questa notizia vi riguarda lo stesso. Si può odiare quella scena con tutte le forze, ma l’idea di negare lo spazio ad un festival capace di mobilitare ed entusiasmare un numero tanto grande di persone sarebbe comunque una cosa assai spiacevole, per tutti. Ogni errore merita una sanzione adeguata, e togliere un’esperienza così a chi la desidera ci sembra un’eventualità piuttosto forte, per ragioni simili a quelle che vi dicevamo qualche tempo fa: una tale passione per l’elettronica (e per la musica in generale) è qualcosa che deve solo farci piacere, che può portare energia, stimoli e sfide per il futuro, che magari va guidata e fatta crescere, ma mai combattuta. Soprattutto in tempi in cui si fa così tanta fatica a far muovere il pubblico pagante con l’intenzione di far riuscire (e durare) un festival, piccolo o grande che sia. Per questo, e per pure motivazioni di buonsenso sociale, ci auguriamo che l’allarme e le minacce di chiusura rientrino rapidamente. Perché in fondo ci sentiamo molto in sintonia col celebre aforisma di Voltaire, e magari anche noi non condiviamo, ci indignamo e – a volte – condanniamo, ma ci batteremo sempre per tenere alta la libertà e la diversità di gusti e passioni musicali. E ci auguriamo che anche voi facciate lo stesso.