Non ci stancheremo mai di supportare il torinese Seeyousound. In un periodo in cui la cultura sembra vivere ed avere e supporto quasi solo attraverso i grandi eventi e/o le leggi di mercato – stando nell’argomento di questo pezzo, ne è un po’ vittima anche il Torino Film Festival, che per voglia di numeri ha un po’ abbandonato il DNA originario – meno male che esiste ancora un Seeyousound. Ma meno male proprio. Un festival cinematografico, sì, ma che ha al 100% protagonista la musica. E nell’essere protagonista, qui è il punto focale, la musica entra in declinazioni che sono esperienza di indagine, di approfondimento, di rappresentazione “aumentata” del suo potere artistico, sociale, emotivo.
Se per voi la musica va fruita ormai solo andando ai concerti dei soliti noti negli stadi e nei palasport, o ballando i dj set dei nomi-del-momento che hanno minimo minimo 100k di follower su Instagram, va benissimo, per carità, perché nel mondo c’è spazio per tutti.
Però per voi allora abbiamo due domande, la prima antipatica, la seconda no.
Quella antipatica è: ma allora cosa ci fate su queste pagine? Quella simpatica, anzi, importante, è: ma non vi viene il dubbio che vi state perdendo qualcosa di bello, di profondo?
Noi ogni volta che siamo andati a Seeyousound abbiamo visto film, cortometraggi, documentari, pillole, video e quant’altro che immancabilmente, e sottolineiamo immancabilmente, non solo ci hanno intrattenuto ma anche e soprattutto ci hanno fatto interrogare sul potere della sua musica, sul suo senso, su come ancora possa essere un’energia ed un’emozione “pura”, non strumentale ai fatturati. Davvero, è questione di andare più in profondità. Le emozioni più significative e durature si celano più facilmente lì, e pazienza se questo significa che non siano particolarmente instagrammabili.
Non ci sono attori italiani famosi e star hollywoodiane più o meno decadute che vengono a fare presenza a Seeyousound (chi vuole intendere, intenda), ma dal 3 all’8 marzo a Torino, con quartiere generale nel “solito” Cinema Massimo, ci saranno 68 film, ci saranno anteprima assolute, mostre, performance, residenze artistiche. Ci sarà – scorrendo un po’ il programma – “Falene”, il documentario che racconta l’epopea dei Murazzi (un’epopea che è andata ben oltre i confini torinesi, pur essendo profondamente torinese), ci sarà una presenza molto speciale dei Casino Royale con una produzione oroginale per il festival, ci sarà il “Takkuk” di cui abbiamo già parlato, ci sarà “Move Ya Body: The Birth Of House” di Elegance Bratton (visione obbligatoria, se si segue Soundwall!), ci sarà “DIG!XX” che è una versione espansa del mitologico “DIG!” dedicato a Dandy Warhols e Brian Jonestown Massacre, ci sarà un fantastico omaggio a Herbie Hancock ed uno a David Bowie, si ripercorrerà la storia di Boy George e dei Culture Club, si parlerà di rave. E potremmo andare avanti ancora. Qui potete scaricare l’intero catalogo dell’evento, completissimo di informazioni.
(La sala principale del Cinema Massimo l’anno scorso durante una delle proiezioni di Seeyousound, foto di Davide Tacco; continua sotto)

Tutto questo a prezzi assolutamente popolari (in particolar modo l’abbonamento è davvero conveniente, giusto un po’ macchinoso da gestire ma ne vale davvero la pena) e con la possibilità, anzi, la certezza di ritrovarsi all’interno di una comunità che non ha perso il gusto di approfondire tutto ciò che la musica è e la musica rappresenta. Ogni anno la prosecuzione in vita di Seeyousound è un piccolo miracolo, perché proprio questo suo DNA diciamo così “non paraculo” è un perfetto ostacolo nell’attirare sponsor, media generalisti, chiacchiericcio, eccetera eccetera, cosa che rende davvero tutto acrobatico e senza margini, ogni edizione potrebbe essere l’ultima; ma finché c’è, quello che vi possiamo assicurare è che ogni edizione è semplicemente imperdibile, mai una volta che siamo andati via da Torino delusi.
Qui il sito ufficiale, qui il programma, qui le prevendite. Se volete “depurarvi” da Sanremo, e se per voi la musica è anche altro rispetto al circo rivierasco, non potrebbe capitare occasione migliore per farlo capire a voi stessi e a tutte le persone che vi conoscono. Abbiamo bisogno di stringerci attorno agli eventi “nostri”, quelli con un certo tipo di spirito: perché la verità è che sono in pericolo, al momento non sono “simpaticissimi” al mercato, all’aria che tira. In attesa che cambi aria, diamoci da fare – soprattutto se possiamo farlo divertendoci ed appassionandoci, come in questo caso.