Sono le nove e passa di sera, ieri, lo schermo del telefono si illumina: WhatsApp di un amico. Apriamo, e quello che leggiamo è semplicemente meraviglioso:

Questo è lo screenshot di una mail appena arrivatagli, con mittente i responsabili dell’ufficio stampa di Hellwatt Festival. Presto ci rendiamo conto di una cosa: questa mail deve essere stata mandata non attraverso la mailing list “normale” dell’ufficio stampa in questione (le comunicazioni standard su Hellwatt ci sono sempre arrivate regolari), ma probabilmente è stata circoscritta ad una mailing list più mirata, immaginiamo solo direttori e/o caporedattori e/o redazioni di un certo tipo. Tant’è che Rockol, sempre sul pezzo più di chiunque altro in Italia su queste cose, riprende subito la notizia, già ieri sera. Fun fact, ad oggi, questa comunicazione non ha ancora fatto la sua comparsa nella casella di posta del sottoscritto. Ma non è un problema: le notizie su internet corrono veloci e, insomma, il ruolo che ha avuto Soundwall nel porre, in sparuta compagnia, dei dubbi nero su bianco su tutta l’operazione Hellwatt è fra gli addetti ai lavori riconosciutissimo, ed ha fatto sì che lo screenshot di cui sopra sia stato mandato al sottoscritto da almeno una decina di persone nell’arco di poco meno di un’ora, ieri sera (ehi, grazie a tutti!).
E quindi: il festival organizzato da C.Volo, il consorzio alla guida dello spazio Campovolo (o RCF Arena, per gli amici e gli sponsorizzanti), decide di disarcionare il direttore artistico di Hellwatt, ovvero il discusso, ineffabile, tronfio ma pure un po’ ambiguo Victor Yari Milani che ha fatto insistentemente da frontman a tutta l’operazione. Piccolo recap delle nostre puntate precedenti: le potete trovare qui e qui, e notiamo che – tolto Rockol, Dj Mag in seconda battuta e, recentemente, il Post: onore al merito – è abbastanza bislacco (o molto significativo, vedete voi) che praticamente nessun’altra testata nazionale abbia tirato fuori dei dubbi. Non crediamo sia malafede, attenzione: pensiamo più sia pigrizia, o ormai una consolidata abitudine a “non disturbare il manovratore” (e chiunque maneggi decine di milioni di euro è oggi, automaticamente, “manovratore”). Nell’arco di pochi anni si è passati infatti con notevole solerzia da “professione reporter” a “professione riporto”. Poi dicono che l’editoria è in crisi. (e lo è: anche perché i lettori preferiscono ormai il riporto ai reporter, numeri alla mano, quindi mica è solo colpa dei giornalisti brutti, venduti e cattivi, tutt’altro)
Ma torniamo a Hellwatt.
Ora occorre fare dei commenti e delle considerazioni.
Questo licenziamento di Victor Yari Milani, di cui al momento non si sanno le motivazioni e chissà se mai le sapremo, non è per niente una notizia per cui esultare. Anzi, rende se possibile ancora più evidente la stortura e l’inadeguatezza di tutta l’operazione. Anche considerando che non si fa menzione di qualcuno che ne rimpiazzi il ruolo, nella comunicazione lanciata ufficialmente ieri sera. Strano. Brutto. Sa proprio, figurativamente parlando, di decapitazione. Decapitazione da panico.
(Quanto reggerà questa line up? Continua sotto)
Come mai arriva solo adesso, questo licenziamento?
Proviamo a fare delle ipotesi.
Arriva solo adesso perché al Consorzio, che è materialmente l’organizzatore dell’evento (aka: chi caccia fuori i soldi), si sono finalmente resi conto, buoni ultimi!, che si stavano andando a schiantare male: di sicuro economicamente, e come gestione materiale dell’evento probabilmente forse pure. Un festival come Hellwatt, basta essere un minimo del mestiere per saperlo, sta infatti in piedi solo se va sold out (e lo fa in fretta) nel grosso delle giornate e se si lega a uno o più sponsor molto munifici e visibili. Né l’una né l’altra cosa si sono avverate, a mesi dall’annuncio del festival. E per quanto riguarda il mancato sold out, almeno nel caso delle date di Kanye e forse di Travis esso va imputato (anche) alla tragicomica sequela di errori, correzioni in corsa e marce indietro nel processo di prevendita (early bird più costosi del drop successivo di biglietti, confuse e bislacche proposte di semi-risarcimento, lanci a scaglioni incomprensibili, eccetera eccetera).
Evidentemente in quota C.Volo ad un certo punto ci si è iniziati a fare delle domande serie, e soprattutto delle simulazioni pratico-economiche affidate finalmente non allo spirito santo, a Yari Milani o a una forza dell’ottimismo che Tonino Guerra al confronto è Giacomo Leopardi, ma al buon senso ed al realismo. E si è capito che ehi, qua buttava male.
Il destino tuttavia aiuta gli audaci ma, ogni tanto, anche chi se non se lo merita: e tutta la serie di annullamenti in giro per il mondo delle date di Kanye con la motivazione che lui sarebbe un nazista (motivazione che, parere personale, troviamo pessima e speciosa: Kanye ha più volte fatto abiura, su quelle dichiarazioni) avevano in realtà servito su un piatto d’argento anche a Hellwatt/C.Volo la possibilità di sfilarsi. Possibilità non colta: immaginiamo in primis per la spinta e volontà di Yari Milani e del suo amico Richard Santoro, il vero creatore quest’ultimo del link tra Kanye e Reggio Emilia (fin dai tempi del concerto misterioso miseramente annullato a palco già mezzo costruito, a fine 2023), perché a entrambi non pareva vero di poter essere a capo di un evento così fantastico (…e così fantasticamente non pagato di tasca loro, aggiungiamo nemmeno tanto per inciso; anzi, corre voce – ma forse è solo una voce falsa e malevola – che abbiano intascato robuste commissioni su ogni booking e/o una amorevole fee per il disturbo di rendere Reggio Emilia Great Again, chiamando grazie ai loro contatti Kanye e Travis e stelle/stelline varie).
Cosa succederà adesso?
Primo scenario: il festival potrebbe andare avanti e svolgersi comunque, riconfermando tutti i nomi in cartellone e facendo un buon lavoro o almeno un lavoro sufficiente,in quanto ad accoglienza dei paganti: bene. Si prospetta in tal caso un minus economico consistente e doloroso, ma la faccia è salva. La situazione finanziaria del Consorzio e dei suoi facenti parte, beh, meno. E qui son dolori.
Secondo scenario: si prova a fare una “cura dimagrante” del festival, riducendone la portata in quanto a line up e magari pure le giornate, cercando di trattare coi vari management annullamenti e rimodulazioni di esibizioni già contrattualizzate (e, per lo più, già pagate), riducendo così il danno economico. Più sostenibile a livello finanziario come soluzione, ma come investimento d’immagine per Reggio – una cosa su cui la politica locale si è molto spesa, al momento di presentare il festival, beato ottimismo, beata ingenuità – sarebbe una mini catastrofe. Peraltro, un festival che inizia ad annullare nomi in cartellone ha la certezza che non venderà più un biglietto, e se alcuni dei nomi annullati sono troppo grossi ci si espone anche alla possibilità delle cause legali che obblighino ad un risarcimento sui biglietti già venduti: quindi occhio, rischi di perdere anche parte di quello che dai già per incamerato.
Terzo scenario: annullare direttamente il festival. Lo si può fare, sì, magari triangolando astutamente con la compagnia di assicurazioni presso cui ci si è assicurati, di modo da ottenere un minimo di compensazione economica: perché di sicuro se annulli il festival gli artisti (e, speriamo, anche parte dei fornitori) si sono tutelati con dei contratti blindati, quindi i soldi da cacciare sono tanti, se però come diamo per scontato – tutti gli eventi di queste dimensioni lo fanno – hai stipulato una assicurazione in caso di annullamento dell’evento allora qualche soldo in cassa ti entra, come premio assicurativo. Soprattutto se con la società assicurativa in questione hai un rapporto cortese e diretto, e si sa, in Emilia amicizia e convivialità sono importanti (…ma un po’ in tutta Italia, dai, non solo in Emilia).
Quale dei tre scenari deciderà di percorrere C.Volo?
Non ci resta che metterci alla finestra, ed aspettare. Il fatto che abbiano silurato Yari Milani ci fa pensare che finalmente ci sia stato a) un bagno di umiltà, tanto tanto necessario b) una presa di coscienza. Una inversione quasi ad U rispetto ad una traiettoria che abbiamo denunciato come sghemba e pericolosa fin dall’inizio, traiettoria però almeno fino all’altro ieri fieramente perseguita senza dubbi e tentennamenti magari anche per il vizio dell’inesperienza, visto che Daniele Tortini, l’uomo oggi più al comando operativo della RCF Arena dopo il “ciao, ciao” di quella volpe di Salzano, il capo di uno dei colossi nazionali dei live Friends&Partners, che ha prima sedotto e poi praticamente abbandonato il Consorzio, dicevamo, visto che Daniele Tortini ha sempre avuto più una competenza operativa da Export Manager nel tessile/moda e da ricercatore di sponsor e partnership commerciali, e quindi è evidentemente non abbastanza esperto nelle dinamiche pure della produzione di eventi dal vivo. Se fosse stato più esperto, spiace dirlo, non avrebbe dato corda per più di sette minuti a Victor Yari Milani, invece nei mesi di difenderlo, dargli incarichi, garantirlo anche agli occhi della politica locale reggiana (lo ha fatto chissà se per convinzione personale o se per ordini di scuderia). Magari abbastanza presto sono sorti i primi dubbi, in lui e negli altri facenti parte del Consorzio: ma – e per questo più sopra parlavamo di bagno d’umiltà – si è scelto di andare avanti, pur di non ammetter(si) l’errore.
La supponenza di Victor Yari Milani non ci mancherà, questo è certo. Per amor di complottismo e fantapolitica, ma anche per farci due risate finali, riportiamo anche l’ipotesi più inverosimile fra quelle che ci sono state prospettate in questi mesi: ovvero che lui in realtà fosse un cavallo di troia mandato da terzi per far fallire Campovolo così com’è adesso, di modo da renderlo rilevabile a due lire dopo il fallimento. E che ci fosse qualcuno che aveva mire su Campovolo ma aspettasse di poterlo rilevare a poco, questo lo si vocifera da tempo.
Chi vivrà, vedrà. Ma non sappiamo ora se il vostro fantastico outfit cyberpunk da mandare in foto agli organizzatori prima dell’evento vi permetterà poi lì sul posto sconti, upgrade e bevute e gratis: di tutte le trovate della direzione artistica Yari Milani, tra post sgrammaticati e visuals fatti con l’AI, questa è forse la cosa più pittoresca.
(L’ineffabile contest; ma occhio sotto all’update, l’ultimo tassello aggiuntosi nel frattempo, sotto l’embed di questo post!)
Nel frattempo, ha iniziato a circolare un testo che sarebbe stato scritto dallo stesso Victor Yari Milani e fatto circolare fra una cerchia di addetti ai lavori. Yari Milani rivendica in questo testo quanto il festival sia ancora “suo” (anche se non ci risulta si sia mai esposto economicamente per esso), e pare peraltro abbia delle ragioni per farlo: in quanto, ci è stato detto, il C.Volo si sarebbe sbadatamente dimenticata di registrare il marchio e/o di chiarirne con Yari Milani l’appartenenza effettiva. Che risulta in effetti ancora in mano all'(ex?) direttore artistico del caravanserraglio.
“Voglio dirvi che è tutto sotto controllo. Insieme ai miei legali stiamo lavorando da giorni, ininterrottamente, per ribaltare la situazione. E lo faremo presto“: questo uno dei bellicosi passaggi del testo. Dopodiché, abbastanza in stile suo, c’è una conclusione tra il complottista, il vittimista e il braveheartiano: “Purtroppo, come sapete, Hellwatt Festival è un progetto che fa paura ai nostri competitors, ed ecco dove volevano arrivare. Abbiamo ricevuto minacce in questi mesi dai nostri competitors. Hanno addirittura messo un veto su di me. Ma anche questo non ci fermerà. Avevamo già un piano B pronto. Sto aspettando conferme legali e conferma location. Poi Hellwatt si trasferisce. Vi aggiornerò nelle prossime ore/giorni“.
Qualcuno gli presti un abaco, se il testo è suo (più tardi in giornata, alla Gazzetta di Reggio lui ha detto che invece non gli è attribuibile, non è partito da lui). Considerazione connessa, comunque: ma quindi, se nulla lo fermerà e si tiene il marchio ed il festival, perché quest’ultima ormai pare una verità appurata, si tiene allora in carico anche i contratti per le esibizioni artistiche? E ha le risorse economiche per onorarli? O quelli restano in pancia al Consorzio brutto e cattivo, che ha materialmente provveduto ai saldi in anticipo, e per il resto si vedrà?