Giorgio Moroder feat. Kylie Minogue. E son tutti contenti (loro).

D’altronde a settant’anni suonati e trenta di inattività alle spalle, se torni a far dischi non è mica perché d’improvviso ti sono tornate ispirazione e urgenza espressiva. È che due ragazzi coi caschetti t’han ridato le grazie e ti sei accorto che tra la nuova generazione puoi ancora avere mercato, se ti infiocchetti per bene. Quindi l’operazione diventa la seguente: prendi una formula funzionante e facilmente spendibile (fammici pensare un po’… anzi no, prendiamo i Daft Punk), raccattiamo un po’ di ospiti che ci mettano del loro e operiamo di buono e sano copia e incolla, fatto veloce che poi tocca occuparci delle cose importanti, ossia la promozione. E così viene fuori “Right Here, Right Now“, che in un’apoteosi di cerchiobottismo fa contenti tutti: Kylie è contenta perché all’80% lo stile è suo e accanto c’ha il nome grosso, i Daft Punk sono contenti perché l’amicone loro ha adottato la loro formula promuovendola a suono iconico per l’industria musicale generalista e Moroder è contento perché s’è fatto l’album a età pensionabile. Tra loro nessuno può lamentarsi. Tra noi invece…