Siamo spesso in contatto con Tyler Ov Gaia, uno degli artisti più atipici nel panorama del clubbing italiano: è un piacere scambiare opinioni in privato con lui, confrontare punti di vista, esplorare approcci alternativi ed inusuali, anche quando magari le opinioni e le attitudini non sono perfettamente coincidenti. Prima o poi ci concederemo a vicenda una lunga chiacchierata a registratore aperto. Nel frattempo però ci ha parlato di una cosa molto interessante che avverrà al Berghain stasera 22 agosto, al che gli abbiamo detto: “Parlane tu. Tu direttamente. Vai tranquillo. ne vale la pena“. Ecco cosa è venuto fuori: e se siete persone curiose, sì, ne vale la pena. Per rendere anche il Berghain non il magnete dei soliti discorsi e dei soliti luoghi comuni, ma il pretesto per delle riflessioni e delle pratiche “a margine”.
Cediamo la parola a Tyler.


Credo che molti, al cospetto di queste immagini, avvertano un senso di “sacro”. Non un sacro definito e riconducibile a una religione tradizionale, ma piuttosto il riverbero di una dimensione più vaga che trascende le forme acquisite e si colloca in uno spazio dell’immaginazione al tempo stesso atavico e nuovo.
Che tipo di strumento è il Gong? Come agisce? È chiarificatrice la sintesi che ne fa Storm Hartley, in arte Kā, una delle artiste coinvolte nel particolarissimo evento in programma il 22 e 23 agosto al Berghain:
“Gong is an ancient drone, channeling information from the future, present, past. The vibration membrane emits tone as a reflection of the atmosphere, whatever residues it carries is amplified and personified through the listening experience.”
Quando qua parliamo di gong non sono prese in considerazione le piastre industriali o quelle decorative, ma solo i Gong autentici e artigianali. Il gong è uno strumento usato tanto nella Cina della dinastia Shang quanto nella Magna Grecia, è un suono ctonio e solare al tempo stesso, interagisce con il nostro corpo che nel ricevere le sue vibrazioni diviene cassa di risonanza. Il suono del Gong non lo avvertiamo solo con le orecchie, ma lo riceviamo con tutto il corpo.
Molti si staranno chiedendo: ma cosa c’entra tutto questo con il Berghain? Cosa c’entra una performance di ascolto profondo, attinente a pratiche meditative, più ampiamente artistiche e persino sacre con un luogo come il Berghain? Credo che la domanda sia legittima, ma il punto è che le esperienze indotte per via sonora sono da sempre in relazione e questo genere di eventi non fanno altro che ricordarlo. L’intensità e i godimenti che si sperimentano nella transe della danza ininterrotta di otto o dieci ore non sono sconnessi da altri tipi di abbandono al potere del suono.
Berlino sta cambiando, lo fa da sempre, e nell’unicità di questa città-prisma si riflettono pulsioni, speranze e sogni di chiunque cerchi nella musica elettronica un portale che superi il tempo presente. Esistono tante comunità diverse a Berlino, una di queste organizza pratiche e gathering mettendo in relazione yoga, musica elettronica, gong, queerness, etica vegana. Il più noto di questi è il Pyramid Party, un sober rave che appare e scompare in diversi luoghi della città, dalle fabbriche in disuso di Berlino Est agli open air all’ex aeroporto nazista di Tempelhof.
La luce che filtra nella navata della fabbrica in disuso fa sembrare la struttura un tempio. L’evento segue una progressione di pratiche somatiche ed esperienze sonore che esplodono nella danza scalzi sui tappeti messi al centro dello spazio. Ci sono lettini da massaggio, installazioni sospese, le piastre di gong e un soundsystem artigianale che riempie lo spazio di vibrazioni sonore.
Quando mi esibisco come DJ a un Pyramid Party é capitato che siano venuti amici e conoscenti di Berlino, magari abituati al tipo di clubbing che si può fare al Tresor o alle performance dell’Atonal, ma per la maggior parte del tutto digiuni (e talvolta persino diffidenti) verso le pratiche olistiche. Eppure tutti riconoscono l’intensità e l’alterità di un’esperienza che per qualcuno è stata persino trasformativa, riverberandosi in campi esistenziali ulteriori a quelli del dancefloor.
Partecipare a questo tipo di eventi riconnette su nuove basi, il modo stesso di ballare, di muoversi nello spazio ha una natura e bellezza proprie, diverse da quello che accade nei festival super-affollati. Qua ciascuno ha il suo spazio per danzare, interagire, giocare, uscire da sé. Ancora meglio delle parole può essere utile la registrazione video del mio ultimo DJ set al Pyramid Party: se le riprese talvolta sono su di me e sulla consolle, per la maggior parte raccontano il dancefloor: il vero epicentro energetico dell’evento.
I gong attorno alla consolle sono di Zen Chaos, Kā e Iza tra le più attive a Berlino nel proporre il gong non solo come strumento musicale, ma anche come chiave di connessione su basi alternative. Pratiche somatiche, attivazione del corpo, danza libera, di coppia ed euforia collettiva, sacralità e dimensione del gioco stabiliscono forme di consonanza che se da fuori possono sembrare incomprensibili, vissute da dentro sbloccano nuovi livelli di comprensione.
Per chi fosse a Berlino il 22 agosto consiglio di non perdere quello che accadrà al Berghain. Il suono come elemento esoterico ed essoterico assieme, elemento di unione e conoscenza. I gong di Zen Chaos, Kā e Iza si uniranno a un’orchestra completa di archi aprendo un portale verso ulteriori possibilità di ascolto, con un programma veramente di pregio (Xenakis, Takemitsu, Scelsi). I biglietti (limitati con lo scopo di preservare l’integrità acustica dello spazio) per la prima sono andati sold out, ma c’è ancora spazio per la replica di domani, pochissimi biglietti ancora disponibili.