E all’improvviso, il futuro è già un ricordo lontano: ecco, questa è la sensazione – molto strana, sì, ma anche molto affascinante – che ci ha dato l’ascolto di “Dreamlike Places” di Sacrobosco. Un ascolto che ci ha sedotto sin da subito, e quando si è aperta la possibilità di presentare in anteprima l’intero album, un giorno prima della sua uscita ufficiale il 13 febbraio 2026, abbiamo detto sì con grande entusiasmo. E sapete che qui le Premiere le soppesiamo sempre con attenzione.
Del resto la crescita artista come producer di elettronica di Giacomo Giunchedi, in arte Sacrobosco, è notevole: da quando nel 2020 si è messo a “giocare” con questo moniker è andato in crescendo, con già l’album d’esordio – “Both Sides Of The Sky”, uscito sulla label di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax – si intravedevano un sacco di cose interessanti (e lo sottolineammo), altrettanto con le due release successive per la Trovarobato, ma l’”Apes + Tigers” uscito un anno fa era un ulteriore passo in avanti. E “Dreamlike Places” un altro ancora, bello deciso – e in questo modo siamo arrivati a livelli di solida, solidissima qualità.
(Sacrobosco fotografato da Gloria Chilloti; continua sotto)

Ma dicevamo: il futuro, il passato. Una cosa che davvero ci ha impressionato dell’album è quanto rimandi agli anni d’oro della IDM berlinese, della ~scape, di Jan Jelinek. Quando cioè Berlino era davvero il futuro in musica, ed un futuro per pochi, per i più coraggiosi, i più curiosi. Questa cosa un po’ si è persa: da un lato l’approccio minimal è stato preso in ostaggio dalla cassa in quattro perloniana, preferendo la droga ritmica all’emozione aerea, dall’altro è arrivata la techno berghainiana; e la nostalgia della Berlino-che-fu ad un certo punto, sarà per pigrizia, è stata solo legata alla techno-dub versione Basic Channel. Il resto, dimenticato.
“Dreamlike Places” riporta invece alla superficie quella che fu una elettronica pulsante, organica, fratturata, emozionale, un’elettronica cubista e prismatica assieme. Ed è una elettronica che suona sorprendentemente moderna da un lato e non paga dazio alla necessità di rimandi a Four Tet o Bicep o Burial per essere “intelligente” e/o suggestiva dall’altro: molto bene. E al di là di questi inquadramenti stilistici e meta-ragionamenti, il punto è che Sacrobosco dimostra qui, con questo album, di essere diventato bravissimo col suo mestiere: suoni perfetti (essersi affidati ai Transition Studios londinesi e Jason Goz aiuta), equilibri dinamici azzeccatissimi, grande padronanza dell’assieme. “Dreamlike Places” è veramente ma veramente bello. Ascoltatelo qui, in anteprima. Ci ringrazierete.