L’anno scorso commentavamo così l’annuncio sul ritorno di Dissonanze. Pubblicammo quell’articolo, e poi stop, nient’altro. Non a caso: per mille motivi il ritorno di Dissonanze dell’anno scorso, una volta capito che non era una commemorazione come auspicavamo – controllate voi stessi – ma una vera e propria “rinascita” del festival a tutti gli effetti, ci era sembrato qualcosa di sbagliato sotto un po’ di aspetti.
C’era l’avvallo morale delle persone a cui Giorgio Mortari era più legato, quello di sicuro, ma dal punto di vista ideale, operativo, delle tempistiche, della comunicazione e della produzione più si andava avanti e ci si avvicinava all’evento, più era chiaro che non era fatto tutto con gli abituali modi, tempi e metodi di Dissonanze. Un’operazione spuria, recepita infatti così così dalla città: e questo è un gran peccato, considerando che se davvero si trattava di un ritorno “vero” e non solo di una felice e necessaria commemorazione, l’attesa e l’esito finale avrebbero dovuto essere ben diversi, per quello che è stato il primo grande festival italiano di musica elettronica (…uno da cui C2C ha imparato moltissimo, per parola stessa di Sergio Ricciardone – anzi, davvero tragico ed odioso destino che sia Sergio che Giorgio ci abbiano lasciato anzitempo e, a proposito, per quanto riguarda Sergio segnaliamo con grande gioia ed affetto questo magnifico tributo che il festival gli ha regalato ed ha regalato a noi tutti grazie al gusto ed alla sensibilità di Nicolas Jaar, ora a disposizione di tutti, vi sfidiamo a non emozionarvi – anzi, eccolo sotto embeddato il set in questione, così ve lo potete subito gustare, col cuore, con la mente, coi pensieri, con la visione).
Ma tornando a Dissonanze: fermo restando che la soluzione migliore e più corretta, per quanto ci riguarda, era lasciare legato il nome del festival al suo fondatore ed artefice, e questo lo sosterremo sempre e comunque per mille motivi, siamo comunque contenti di dire che quest’anno evidentemente non solo si va avanti, ma si va avanti con un deciso cambio di marcia qualitativo – doveroso, necessario, e comunque non per questo scontato né facile. La line up annunciata pochi minuti fa parla infatti chiaro, potete controllare voi stessi poco più sotto: non improvvisi un cartellone così se non hai organizzazione, conoscenza, gusto, reali rapporti con le persone strategiche della scena migliore. E il fatto di fare l’annuncio con congruo anticipo, e non come l’anno scorso di fretta, è un altro segnale di come quest’anno le condizioni del tutto siano decisamente differenti. Dicevamo, giudicate voi stessi:

Se l’anno scorso ad un certo punto siamo rimasti zitti perché ci sembrava comunque triste e stupido “sporcare” con voci polemiche quello che comunque nasceva come ricordo/anniversario, lasciando poi che gli eventi facessero il loro corso (e l’hanno fatto), quest’anno invece non abbiamo il minimo problema a dare esposizione e a fare i complimenti. Roma e l’Italia hanno bisogno di festival così, con un equilibrio tra sperimentazione e ballo, tra radici autentiche ed hype, tra nomi sfidati e chicche assolute: come scelta artistica, è stato fatto un lavoro di alta, altissima qualità.
Ora il “nuovo” Dissonanze ha mesi e mesi per consolidare il suo percorso, comunicarlo bene, far sentire la propria voce nel modo migliore. Le condizioni di partenza sono le migliori possibili. Di questo non possiamo che esserne felici, tutte e tutti. Restiamo dell’idea che il Dissonanze originario era una entità felicemente indissolubile da chi lo ha creato e reso unico, chiunque abbia realmente fatto parte dall’interno di quell’avventura lo sa, ma se una cosa è fatta bene, beh, è fatta bene; e se continuerà ad essere fatta bene, merita sostegno e supporto dagli appassionati, com’è giusto che sia. Una line up così, merita la presenza. E quindi ecco subito segnalate le prevendite: qui.