Non vivo più a Torino da 4 mesi e in questo lasso di tempo l’Askatasuna è stato sgomberato, le manifestazioni con 50mila persone ridotte a un’immagine sui giornali, in America si parla di Groenlandia confondendola con l’Islanda e i file rilasciati di quello che è il più grande scandalo mondiale vengono usati per fare content con espressioni tristi e musica in trend.
E mentre ci prepariamo alla prossima fiaccolata per l’ennesima ragazza uccisa da una persona che non sa gestire il rifiuto, la fiaccola olimpica approda nella capitale delle impossibili opportunità.
La provincia e le periferie invece vengono invisibilizzate e dimenticate, sono da sempre protagoniste di inadeguatezza e disagio da una parte, gentrificazione e speculazione dall’altra.
…queste narrazioni del contemporaneo, per quanto siano quelle che ci pervadono maggiormente, non sono però le uniche.
Cinevox Records, etichetta fondata negli anni sessanta da Cesare Andrea Bixio, ha dato corpo sonoro alle visioni cinematografiche di registi che hanno portato al pubblico qualche decennio fa un’Italia oscura, torbida, erotica, instabile, raccontata attraverso scandali e storie spesso rimaste ai margini delle coscienze collettive, ma necessarie per comprendere la storia della nostra società e per darci una chiave di lettura alternativa sul presente.
Ennio Morricone, Riz Ortolani, Piero Umiliani, Piero Piccioni, i Goblin. Un catalogo che oggi appare come un patrimonio sonoro di valore incalcolabile, attraversato da tensioni e linguaggi molteplici: jazz e rock progressivo, lounge ed elettronica primitiva, avanguardia e scritture ibride che scivolano tra musica colta e popolare. E che ha finito per influenzare artisti globali, da Tarantino a Travis Scott.
Cinevox ReFramed nasce grazie a Emma Pirro, con l’intento di ridare nuova linfa a quella che è la memoria storica di una collettività. Dieci artisti della nuova scena italiana — Whitemary, Studio Murena, Godblesscomputers, Agenda dei buoni propositi, Il mago del gelato, Lowtopic, Rbsn, Coca Puma, Gaia Banfi e Wism — sono stati invitati a selezionare dall’archivio Cinevox colonne sonore originali per ricampionarle, dar loro una nuova forma, contemporanea, e rinnovare le narrazioni sotto il loro unico sguardo. Il risultato è una compilation che vive nello spazio di mezzo: tra passato e futuro, centro e periferia, memoria e possibilità. Un luogo sonoro in cui il cinema smette di essere citazione e torna a essere materia viva.
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È in questo contesto che si svolge il lavoro di Peripheica, un festival che da 3 anni porta il centro fuori dal salotto buono torinese, fuori dagli schemi e dentro quei luoghi dove ancora si fa una cultura altra, e si portano avanti racconti diversi.
Venerdì 6 febbraio da Off Topic si è svolta l’edizione off di Peripheica per Cinevox ReFramed, una serata di confronto prima di tutto con 4 tra le artiste e gli artisti che hanno lavorato alla compilation, con un talk che ho avuto l’enorme piacere di moderare, per poter dare voce alle diverse sfaccettature dell’elettronica contemporanea.

Gai Banfi, Lowtopic, Godblesscomputers e Agendadeibuonipropositi hanno portato la loro visione personale di cosa significa fare musica e di cosa voglia dire, per loro, rivolgersi al passato per rileggere il presente.
Quello che è emerso è un concetto fondamentale, quello delle relazioni. Prima di tutto, quelle umane: il contatto con quella persona che ti introduce all’ascolto di qualcosa di nuovo, come racconta Godblesscomputers, il negoziante di dischi che ti dà un consiglio, l’edicolante che ordina i magazine che non arrivano nelle province, i genitori che ti introducono alla musica, come nel caso di agendadeibuonipropositi, o il luogo che si sceglie come casa, nel caso di Gaia Banfi, Bologna. Spesso, soprattutto per chi è cresciuto ai bordi dei grandi centri o in un momento storico in cui non si aveva accesso, come oggi, a interi cataloghi musicali online, il rapporto con le altre persone diventa nutrimento e cultura.
Le relazioni sono la base della scoperta e dell’ascolto. E quello, ancora più importante, che è emerso è che confronti come il talk che si è svolto da Off Topic sono vitali per dare nuove ispirazioni alle persone che la musica la creano e la producono. Questi momenti di approfondimento dovrebbero avere più spazio, perché creano quel nutrimento di cui parlavo sopra, necessario anche tra gli artisti che possono influenzarsi vicendevolmente grazie a questi scambi.
Non solo relazioni personali, però, ma soprattutto rapporto col tempo.
Viviamo in un mondo dove non abbiamo tempo: Gaia Banfi porta una riflessione arguta sul fatto che, se nel passato un artista aveva la possibilità di sfruttarlo per studiare, creare e modellare la propria musica anche per anni, ora questo tempo apparentemente non c’è, sottolineando come sia vitale tornare a riprendersi questi momenti per la pura creazione.

Francesco Bacci, Lowtopic, sottolinea come l’operazione svolta con Cinevox ReFramed abbia messo in risalto l’autonomia della musica, la possibilità di fare musica che parla al linguaggio della musica senza confrontarsi con altri linguaggi, che siano quelli del mercato, del pubblico o dei media. Il fare musica per fare musica, il prendere dal tempo passato e riscoprirlo nella sua essenza più pura, indipendente da fattori esterni.
Questo, se si vuole, è il seme da cui nasce quella che viene definita controcultura: un’alternativa alle regole imposte, una prospettiva differente rispetto alle dinamiche a cui ogni giorno veniamo sottoposti.

Non si ha tempo di ascoltare un album nella sua interezza, non si ha il tempo per creare qualcosa di significativo, il contenuto viene lasciato ai margini a favore del content, che spesso risulta in un content-ino verso dinamiche di marketing, case di produzione, richieste imposte.
E dall’altra parte, mi dico io, il giornalismo musicale dovrebbe fermarsi e prendere il tempo per riflettere e approfondire, per poter portare argomenti e spunti, senza diventare semplice compitino di copia e incolla di comunicati stampa o recensioni di live che si trasformano in mero elenco di fatti accaduti in ordine cronologico.
È necessario che il tempo, ormai diventato aspetto marginale nelle nostre vite, torni a essere il centro della narrazione.
Che sia questa un’occasione per fare un discorso transgenerazionale, dove chi è venuto prima di noi ci insegna e ci dà chiavi di lettura e interpretazione del contemporaneo, esattamente come i film che Cinevox Record ha contribuito a sonorizzare, così, al contrario, avere strumenti per comprendere nuovi suoni, in un costante dialogo che non spenga le voci, soprattutto quelle ai margini.

Le persone scelte per raccontare Cinvex ReFramed sono gli esempi di come questo processo ai bordi delle dinamiche contemporanee sia possibile, che rimettono al centro l’importanza della ricerca personale prima di tutto, e del tempo come mezzo per comunicare una libertà espressiva.
Godblesscomputers viene dall’hip hop, ha sviluppato una sensibilità verso il campionamento e il digging che spazia dal jazz al world sound: ascoltarlo live è addentrarsi in una sua sorta di biografia musicale che raccoglie tutte le sue esperienze. Lowtopic arriva dall’hardcore e dall’indie con gli Ex-Otago, e con il suo lavoro personale decodifica sonorità elettroniche che raccontano Genova e un underground di fermento. Gaia Banfi modella la sua formazione più accademica per portare un immaginario personale che dal cantautorato diventa lirismo, e sentirla cantare è un’esperienza di riconciliazione con il proprio io. Agendadeibuonipropositi fa del campionamento ambientale il mezzo per raccontare, in modo quasi cinematografico, una storia che la letto: ma non fatevi confondere dal suo disco, molto più intimo, che dal vivo diventa ritmo improvviso, oscuro, un viaggio nella psiche.

Viviamo in un’epoca in cui le persone che hanno sempre vissuto ai bordi della narrazione principale si stanno riprendendo i propri spazi, e per questo ho volutamente citato il discorso che Bad Bunny, primo artista portoricano a vincere un Grammy per un disco interamente in lingua spagnola, ha fatto alla consegna del premio. Perché è fondamentale analizzare questo tipo di fenomeno, per poter trovare un’alternativa a chi ci vuole soli e arrabbiati e quindi controllabili. Perché nulla fa più paura di una collettività felice che balla. E lo ha dimostrato anche durante l’halftime del Super Bowl.
E mentre sul palco ribadito l’importanza del privilegio di avere un microfono per dare voce a chi viene invisibilizzato e a tutte le persone la cui voce vuole essere spenta, nell’altro palco, quello importante, la tv statale italiana oscurava Ghali, portavoce proprio di un messaggio di unione, di un’alternativa alla comune narrazione centrale.
Una curiosa casualità, su cui continuare a riflettere.