Un mito di nome Warp

“Perverso, distorto, deformato” sono questi i primi significati della parola warp e non c’è infatti maniera migliore per definire la Warp Records se non con il suo stesso nome. Negli anni l’etichetta ha portato alla luce artisti che sono ora il top dell’elettronica, ha prodotto i generi più disparati, si è infiltrata prima nel mondo dei videoclip e poi in quello del grande schermo ed è proprio a causa delle infinite strade che ha intrapreso nel tempo che è difficile parlarne con criterio.

Era il lontano 1989 quando Steve Beckett, Rob Mitchell e Robert Gordon fondarono la Warp Records. Al tempo non potevano sicuramente immaginare di dar vita ad una delle più importanti label di musica elettronica. La prima release (dello stesso anno di fondazione della label) fu “WAP1” dei Forgemaster che fu limitata a sole 500 copie. Solo con “Dextrous”, nello stesso anno, l’etichetta dimostrò di avere grandi potenzialità commerciali vendendo ben 30.000 copie, risultato ottimo se si considera che era ancora pressappoco sconosciuta. Il primo vero e proprio album pubblicato fu “C.C.E.P” degli Sweet Exorcist che era stato pubblicato precedentemente con il nome di “WAP13” e poco dopo ripubblicato come primo LP della Warp Records.

Già dagli inizi pubblicò album che non erano diretti ad un pubblico eccessivamente ampio e riconferma questa scelta nei primi anni novanta cominciando ad assoldare nomi che oggi noi tutti ricordiamo. E’ infatti nel ’92 che inizia la pubblicazione di album e singoli sotto il nome di “Artificial Intelligence” (uno di questi è Polygon Window, album fondamentale nella discografia di AFX). Questa era una vera e propria collezione di esperimenti elettronici che la stessa casa discografica descrisse come opere per la mente più che per il corpo. Si presentavano come vinili colorati e copertine dalle forme più stravaganti ed erano inoltre il frutto di collaborazioni fra personaggi fondamentali per la storia della musica elettronica come Richard D James (Aphex Twin), Autechre, FLO, Richie Hawtin, Plaid e molti altri. Oltre alla musica “nuova”, vi erano molti altri aspetti che facevano della Warp Records una label particolare e unica al tempo; uno di questi aspetti è il design. Già dagli albori una delle prime preoccupazioni della casa discografica era quella di mostrasi con un volto nuovo, diverso da quello che tutte le altre case avevano presentato e ripresentato nel corso degli anni. Fondamentale fu quindi lo studio grafico “The Designers Republic” che, attivo già dal 1986, divenne noto proprio con le copertine degli album firmati da Aphex Twin, Autechre e Boards of Canada e che contribuirono a far si che lo studio lavorasse per brand come Coca Cola, Sony, Rockstar Game, MTV e chi più ne ha ne metta…

Ciò che ha sempre segnato la Warp è quindi un costante desiderio di rinnovamento, di presentarsi sotto nuove forme e di seguire le tendenze musicali più disparate ed è per questo che si è evoluta producendo artisti come Squarepusher, Andrew Weatherall, Red Snapper e Antipop Consortium. Solo con la fine degli anni novanta iniziò invece a produrre generi più diffusi come acidhouse e techno che comunque non sono stati e non saranno mai i suoi cavalli di battaglia. Con l’avvento del nuovo millennio attraversa un calo delle produzioni ma soprattutto di visibilità, accompagnata dalla morte del cofondatore Rob Mitchell (la Warp ha comunque continuato a pubblicare album fondamentali come “Lipswitch” di Richard Devine, uno dei sound designer più importante degli ultimi anni). E’ nel 2004 invece che ha un’ottima ripresa grazie a nuovi escamotage commerciali e alla sua intrusione nel mondo del grande schermo; lancia quindi Bleep, uno store di musica online che ogni appassionato di musica conosce e che focalizza l’attenzione sulla musica indipendente, si interessa nuovamente di videoclip musicali (cosa che aveva già fatto in concomitanza con la seconda collana degli “Artificial Intelligence”) e produce i primi film come “A complete History of my sexual failures” di Chris Waitt. Nonostante ciò non lascia ovviamente in secondo piano l’aspetto musicale e firma contratti con molti artisti che hanno portato una ventata di aria fresca nella casa discografica, artisti come Chris Clark, !!! (chk chk chk), Jimmy Edgar, Flying Lotus, Pivot, Mira Calix e molti altri.

In questi ultimi anni infine si è interessata alle band emergenti, indierock e a nuovi generi come il math rock e la folktronic producendo album interessanti e di facile ascolto che tendono a gruppi come Killers ma mantengono sempre una venatura elettronica che li distingue da tutto il resto. Insomma la Warp records è un etichetta che sa il fatto suo, che non fa nulla per caso, che è riuscita nel tempo ad evolversi saltando da un genere all’altro, da una forma artistica all’altra e, amalgamando il tutto, ha dato vita ad una “warped whing” che sinceramente sono molto curioso di sapere come si svilupperà e accompagnerà il futuro”.

Nasce a Roma in una famiglia caratterizzata da profonda passione musicale e quindi abituato da sempre all’ascolto di Jazz, Blues, Rock ed alle prime sperimentazioni elettroniche degli anni ’70. Cresce studiando percussioni e frequentando per anni il Saint Louis College of Music. Inoltratosi prima nell’elettronica sperimentale e solo successivamente in quella più fisica e dance, collabora con rilevanti realtà della musica elettronica e dal gennaio 2010 è componente effettivo della famiglia Soundwall Magazine, occupandosi, di interviste e festival review.

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