Tiga: il metodo è sempre lo stesso

Tiga non è solo un dj e producer che da oltre un decennio, sfidando ogni moda, riesce ad essere al top (pensateci: non sono in molti a poterlo dire). E’ anche una bella persona. Uno che riesce sempre a trovare il giusto equilibrio, nei discorsi e nei suoi pensieri, tra edonismo puro e riflessione profonda ed intelligente. E’ sempre un grande piacere poterlo ascoltare, non solo come dj – perché in lui suono del momento, classe e consapevolezza storica convivono sempre – ma anche come persona con molte cose da dire. Con la scusa di una recente serata da WOW, a Reggio Emilia, abbiamo avuto la bella occasione di uno scambio d’idee con lui.

Allora: noi due ci siamo incontrati più volte nel corso degli anni, dalle tue primissime date italiane via via fino a quelle di un paio di mesi fa. La prima domanda quindi è quasi automatica: cosa è cambiato rispetto a quando facevi i tuoi primi esordi anche fuori dal Canada ad oggi, che sei una dj e producer di consolidata fama mondiale? Intendo, cosa è cambiato sia dal punto di vista professionale che da quello personale.

In realtà, dal punto di vista professionale non è cambiato molto: i party diventano più grandi, tu sei più conosciuto, ma comunque… E’ dal punto di vista personale che ci sono i veri cambiamenti. Credo che quello più grosso sia il fatto che all’inizio parti dal presupposto che in quel club può essere anche che non ci tornerai; e allora tratti ogni viaggio, ogni città visitata come fosse un’avventura, un universo da scoprire fino in fondo. Poi, ad un certo punto, ti rendi conto che sì, in molti di questi posti ci tornerai e quando questo succede, beh, perdi forse un po’ dell’eccitazione, del senso di unicità. Ma credimi: l’Italia per me è rimasta eccitante!

Sei sopravvissuto alla temibile etichetta “electroclash”: lei è praticamente estinta, tu sei più in forma che mai. Eri più forte di lei? O era lei ad essere troppo debole, ed inconsistente, per sopravvivere?

Semplicemente, ho continuato a lavorare, a fare musica, a cercare nuove ispirazioni: e sono stato fortunato abbastanza ad essere seguito dalla gente. Il fatto è che fare il dj, creare musica, avere una vita di questo tipo è sempre stato il mio sogno: quindi vedendo che la cosa si stava avverando ho sempre messo un impegno totale nel mantenere le cose ad un certo livello.

Pensi che l’”hype” sia qualcosa che uno può coscientemente ricreare, gestire, precorrere? O il suo arrivo nasce sempre dalla pura e semplice casualità?

Non penso che tu possa creare un hype vero, di quelli grossi ed importanti. Puoi crearne uno piccolo, limitato; ma quando arriva quello serio, beh, è qualcosa che succede e basta, sfugge completamente al tuo controllo. Credo che l’hype sia di solito una combinazione della qualità di ciò che fai e del momento giusto in cui ti ritrovi a farla… perché comunque quello che fai deve essere percepito come “nuovo”. Poi, sì, puoi gestirlo. E in alcuni casi effettivamente puoi anche precorrerlo.

Pensa alla tua valigia dei dischi dieci anni fa, e pensa poi a quella di adesso: quanti sono in percentuale i vinili che sono riusciti a “sopravvivere” e che ti porti ancora dietro, suonandoli regolarmente?

Mmmh, buona domanda. Beh, diciamo prima di tutto che la valigia non c’è più, ora è tutto nella mia SD card! Il deejaying è passato attraverso grandi cambiamenti, credo più di qualsiasi altra pratica nel campo dell’industria culturale, ed in generale è proprio l’industria discografica ad essersi trasformata radicalmente nell’ultimo decennio. Diciamo comunque che un 10%/20% di tracce è ancora in giro con me, vecchi classici.

Hai flirtato esplicitamente con la musica pop e il songwriting in “Sexor”: quali erano le tue intenzioni allora, e come guardi a questo disco oggi, ora che c’è qualche anno di distanza dal suo concepimento.

Io sono cresciuto con la musica elettronica, il deejaying, la club culture, ed ecco che la “vera” musica, quella fatta di scrittura su pentagramma, di songwriting, mi è sempre sembrata una cosa esotica e romantica. Provare ad approcciarla mi sembrava una cosa interessante, qualcosa di nuovo per me e che mi poteva portare a scoprire altri lati della musica. Alla fine, tutto quello che vuoi fare è creare bella musica; e, credimi, hanno più o meno segretamente il sogno di fare una bella canzone, tutti.

Tempo fa, a Roma, davvero molti anni addietro, a me e ad una ristretta cerchia di persone raccontavi qual era il tuo trucco imbattibile per capire se una traccia appena fatta funzionava o meno (chiamavi tuo fratello, l’ascoltavate assieme, rilassati… sottoponendo la traccia ad una specie di “acid test”). Immagino che oggi i metodi siano un po’ diversi: quali sono?

In realtà questo metodo funziona ancora! Una delle cose più belle della musica è che la tua prima reazione è quella giusta, quella onesta. Se sei in grado di liberarti dalle distrazioni, da altri pensieri che ti puoi ritrovare nella testa, allora la prima reazione è quella che ti dice tutto: se una traccia ti fa venire voglia di ballare o meno, se uno traccia ti fa venire voglia di riascoltarla più volte o meno… E’ come un film comico: o ti fa ridere o no, non ci sono mezze misure. Mi piace questa cosa. Quindi sì, il metodo è sempre lo stesso, nulla è cambiato.

Ti stai lentamente trasformando da dj e producer in discografico? L’etichetta sta cominciando a diventare una faccenda seria, per dimensioni e giro d’affari…

No, no. L’etichetta sta andando molto bene, ma il grosso del lavoro se lo smazza mio fratello.

Ma ci puoi spiegare il motivo della nascita di Twin Turbo? La cosa potrebbe creare confusione, visto che abbiamo già la Turbo.

Oh, è semplice: un canale attraverso cui far uscire roba più strettamente legata al club, tracce che magari non avrebbe senso far uscire su vinile o inserire in un album, più che altro dei dj tool.

Ok. Fermati un attimo. Guardati indietro. Sei un ragazzino di Montreal che tenta di farsi prendere sul serio dai suoi amici: vuoi organizzare un party in qualche piccolo club cittadino, vuoi fare il dj ed essere pagato per farlo, però nessuno pare darti troppa corda. Hai almeno un minimo di nostalgia per quegli anni? Qualche scelta che rimpiangi, perché ti ha fatto perdere l’innocenza degli inizi?

Eh: sono riuscito a farmi prendere sul serio fin dall’inizio! …e mi sono divertito un sacco. In realtà, molto difficilmente penso al passato, a quello che è stato e che sono stato. Chiaro, mi manca la sorpresa e l’emozione di quando per la prima volta mi è capitato di sentire la techno, il brivido di quanto hai diciassette o diciotto anni e tutto è una scoperta. Ne sapevo poco, ma ero così innamorato di quella faccenda che, vedi, mi sentivo pronto a fare qualsiasi cosa! Sì, forse mi manca quello strano miscuglio di fiducia in se stessi ed ignoranza che hai solo quando sei un ragazzo agli inizi. Non ho invece nessun rimpianto per quanto è successo dopo: è stato tutto così perfetto. C’è solo una cosa che mi manca: andare in giro con una vera live band. Ecco, questo lo devo ancora fare.

Vedi nei ragazzi che hanno oggi vent’anni lo stesso sguardo e la stessa attitudine che avevi tu quando eri un ventenne?

Non lo so. Ogni tanto ci rifletto sopra. A dire il vero, credo non potremo mai, e dico mai, vedere quello che vedono loro adesso. Si cresce, è inevitabile. Cresci, evolvi, ti sembra di vedere le cose sempre allo stesso modo e sempre con l’approccio e la chiarezza di un tempo, ma non è così, forse non è così. Il mio istinto mi dice due cose: tutti si vogliono divertire, ballare, innamorarsi, impazzire, sballare un po’ – questi sono desideri universali, e credo che per tutti la prima esperienza con l’ecstasy sia qualcosa di enorme, indifferentemente se ti è successo nel club più figo del mondo al momento più cool, che so al Paradise Garage negli anni storici, o in qualche serata loffia in uno scalcagnato club oggi nel 2012. La seconda cosa però è: niente può essere radicalmente nuovo oggi, gli anni ’80 e ’90 sono stati quelli della nascita e della prima volta, per quanto riguarda la techno culture, e c’era quindi un’atmosfera culturale radicale e rivoluzionaria che oggi non c’è più, non è più possibile. Ecco, quest’ultima cosa è quel piccolo “extra” che oggi, probabilmente, non riusciremo a rivivere mai più.

Dicci qualcosa dei tuoi prosssimi progetti. Molte cose stanno per succedere, vero?

Sì, sì, sì! Sempre! Un nuovo mix cd (“Tiga Non Stop”), poi un nuovo singolo (“Plush”), l’anno prossimo un album nuovo. Poi, molte date in giro. Poi ancora: forse uno show tv. Un libro, prima o poi. Ma soprattutto ancora musica, musica, musica.

English Version:

Tiga is not merely a dj and producer that, since more than a decade, is able to challenge any hype, staying always at the top of the game (think about it: for how many artists you can tell the same?). He’s also a great man. Alway capable of finding the righ balance, in his thoughts and words, between pure hedonism and thoughtful refletion. It’s always a pleasure to spend some time with him, not only when he’s deejaying – he still matches up perfectly the sound-of-the-moment, class and historical consciousness in his sets – but also when it’s just about talking, as he’s always plenty of interesting things to say. Thanks to the staff of WOW club night in Reggio Emilia, who hosted him recently, we had the lucky chance to exchange thoughts with him.

Hello Tiga, nice to meet tou again! First times we had the chance to meet I actually was tour managing, in Italy, many many years ago during your first appearances here. First question is a sort of consequence, then: what has changed from your first sets as main guest in foreign countries to what’s going on today? I mean, personally and/or professionally.

Not so much has changed professionally: the parties got bigger, you become more well known… But personally, it changes. I think the biggest change is that at the beginning you don’t know if you will be coming back! You treat every visit, every city as more of a little adventure. I used to explore more… but at some point, subconsciously at least, you realize you will be coming back, and then I think you lose a little bit of the excitement. But Italy for me has stayed exciting!

You survived to the “electroclash” trademark. Were you stronger? Or was the brand too weak, and pointless?

I just kept making music, and kept working, and kept looking for new inspiration: and I was lucky that people supported me. I always wanted to make music, and be a dj, and to have this life; so when I got my chance, I worked hard to keep it!

Do you think that “hype” is something you can create, handle or predict? Or is it just a pure casualty?

I don’t think you can create real hype. You can create “small” hype… But the real hype just happens, and it is pretty much out of your control. I think hype is usually a combination of the quality of the music and the timing of the music. And for something, to have hype it needs to be perceived as being new. Yes, you can handle it, and in some cases yes, you can predict it.

Think of your dj bag ten years ago, think of it now: what’s the percentage of tracks that have survived and are still regulars for you?

Good question. Well, the bag is gone, and now it all fits in my pocket on an SD card! DJing has gone through a massive change, more than most artforms/professions, and the music industry in general has been transformed in the last decade. I’d say there are still about 10-20% of tracks kicking around, old classics.

You’ve deeply flirted with songwriting and pop music on “Sexor”: what was it like then, and how does it look like now, some years later.

I grew up with electronic music and djing and club culture, and so “real” music and songwriting was a foreign and romantic concept to me. It seemed like trying something new, and exploring a different side of music. It really just comes down to trying to make great music: and everyone wants to write a great song.

Many years ago in Rome, to a restricted audience, you were telling what was your very own secret to see if a track was working for real or not (something like you and your brother listening to it, laid back, setting up a sort of “acid test” for the track…). Guess today you’re using other methods: which ones?

Actually, that method still works! One of the most beautiful things about music is that your first reaction is a real one, and honest one. If you can get rid of the other voices in your head, then your honest first reaction is always right: you either dance or you don’t. You either want to hear it again or you don’t. It’s like comedy: either you laugh or you don’t. I like that… so the test is still the same.

Are you slowly morphing from dj and producer to record label owner? Business is getting serious, with the label…

No. The label is going very well, but my brother handles most of the important work now.

In a few words, could you tell us the reasons why Twin Turbo was born? May it be confusing, as we already have the well reverred Turbo in the game…

It was simple: just to put out more obvious club music. tracks that maybe did not need a full vinyl release, or tracks that were never going to be part of album campaigns: just simple dj tools.

Ok, look back. The nineties. You’re a kid in Montreal, you’re not getting paid to dj, you’re trying to organize some nights in town but people and friends, well, hardly take you seriously. Anything that you miss, of those times? And anything you regret about what has come later?

Well: people did take me seriously… and it was a great time. I never really think about the past: but obviously I miss some of the excitement of hearing techno for the first time, and the excitement of being 17 or 18 years old. I knew so little, but I was so in love that I could do anything. I guess I miss that unique combination of ignorance and confidence that you only have when you are young. Everything was at the beginning. I have no regrets about what came after; its been almost perfect. Only the fact that I have not done a live band: that is something I still need to do.

Do you see in the twentysomething clubbers today the same attitude and the same look in the eye that you were having when you were twentysomething?

I don’t know. I think about that sometimes. In truth, I don’t think you can ever see what they see: that is part of growing up. The memory changes and evolves, and your perspective shifts very slowly, so you think you see it all clearly, but maybe you don’t. My instinct tells me two things: everyone wants to have fun, dance, fall in love, go crazy, do drugs etc, and those desires are universal: and probably anybodys first night on ecstasy is pretty similar, it doesn’t matter so much if it was at Paradise Garage or if it’s at a crappy party in a shit club in 2012. But the second thing is that nothing is ever new again: and the late 80′s-early 90′s was the first time for real techno culture, and there was a cultural, revolutionary feeling that is now gone. That was a little extra that I don’t think people still feel.

Tell us about your next projects. Many things are going to happen, aren’t they?

Yes yes yes. Always. New mixcd (“Tiga Non Stop”) this month. New single “Plush” in November. new album next year. Lots of touring. Maybe a tv show. A book one day soon. Music music music.

Scrive di musica a trecentosessanta gradi (con predilezione per l’elettronica). Odia chi resta solo in camera ad ascoltare (perché suoni e sensazioni vanno vissuti sul campo). Storica firma del Mucchio. Responsabile di produzione per Dna Concerti. Autore di libri editi per Arcana. Collaboratore di vari festival. Occasionalmente copywriter. Inspiegabilmente tifoso dell’Hellas Verona.

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