La retorica della musica dei giovani

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  • Amen

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  • ottimi spunti di riflessione, grazie

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  • fredinho

    giusto

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  • Vith

    Solita Italia… Mi viene in mente anche un altro episodio…Aurora Festival.. Modena… Line-up da mille e una notte… Tutto annullato senza preavviso da parte di nessuno, tra l’altro erano affiliati col Maximal….

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    Solita Italia… Mi viene in mente anche un altro episodio…Aurora Festival.. Modena… Line-up da mille e una notte… Tutto annullato senza preavviso da parte di nessuno, tra l’altro erano affiliati col Maximal….

  • Pippo91
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  • Dukwa

    Parole sante Damir.

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    Parole sante Damir.

  • il punto è proprio questo: PRETENDERE, perchè la qualità in tutte le situazioni è ALTRO!

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  • sempre sostenuto che quell’evento fosse una porcata

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  • stefanoriggi

    Uno degli articoli più belli che abbia mai letto su Soundwall. critiche intelligenti, motivate e molti spunti di riflessione.
    Complimenti.

  • stefanoriggi

    Uno degli articoli più belli che abbia mai letto su Soundwall. critiche intelligenti, motivate e molti spunti di riflessione.
    Complimenti.

  • MCO

    Dal tuttologismo alla tuttolomia!

    Questa è la malformazione da cui è afflitto tutto il pianeta e nello specifico il mondo del club e della musica elettronica. Chi entra in questo mondo non lo fa più per passione e soprattutto lo fa SENZA RISPETTO PER QUESTA INDUSTRIA.

    Il problema è che prima se ne iniziava a parlare senza cognizione di causa (mancanza di rispetto). Oggi senza cognizione di causa si possono anche generare utili.

    Dal pagare cifre assurde per una singola prestazione, uccidendo il mercato a venire (mancanza di rispetto) al non tener conto della cultura elettronica che si va ad abbracciare con l’evento incidendo ovviamente sull’educazione della massa (mancanza di rispetto) la quale è educata in base a quello che vede/ascolta ed alla qualità del prodotto che paga tramite il ticket.

    Oggi la stragrande maggioranza degli eventi servono esclusivamente a produrre un utile, abbassando i costi fissi e facendo leva sulla finta immagine professionale che oggi il web ti permette di avere.

    Quelli che non servono a produrre un utile ma che l’utile possono produrlo ugualmente data la professionalità e competenza SI VEDONO LONTANO UN MIGLIO DA CHI IN QUESTO MONDO CI SGUAZZA DA SUFFICIENTE TEMPO E CI METTE 6 SECONDI E MEZZO A CAPIRE CHI VALE E CHI NO!

    ..come direbbe un mio amico: “Vallo a dire alle 2000 / 3000 / 10.000 persone che di EVENTI non sanno nulla e che vedono solo scritto il nome del proprio idolo su di una qualunque propaganda (dal giornale free press a facebook)”.

    Io non so fare altro nella mia vita bene come mettere i dischi.
    Sapere che tutto quello che ho visto, ascoltato e maturato in realtà non serve a nulla difronte ad un qualunque IGNORANTE con il portafoglio pieno e l’attitudine a investire TOT per ricavarne TOT+1 mi fa solo rodere il nostro beneamato.

    Grazie Damir per l’articolo.
    Stefano

  • MCO

    Dal tuttologismo alla tuttolomia!

    Questa è la malformazione da cui è afflitto tutto il pianeta e nello specifico il mondo del club e della musica elettronica. Chi entra in questo mondo non lo fa più per passione e soprattutto lo fa SENZA RISPETTO PER QUESTA INDUSTRIA.

    Il problema è che prima se ne iniziava a parlare senza cognizione di causa (mancanza di rispetto). Oggi senza cognizione di causa si possono anche generare utili.

    Dal pagare cifre assurde per una singola prestazione, uccidendo il mercato a venire (mancanza di rispetto) al non tener conto della cultura elettronica che si va ad abbracciare con l’evento incidendo ovviamente sull’educazione della massa (mancanza di rispetto) la quale è educata in base a quello che vede/ascolta ed alla qualità del prodotto che paga tramite il ticket.

    Oggi la stragrande maggioranza degli eventi servono esclusivamente a produrre un utile, abbassando i costi fissi e facendo leva sulla finta immagine professionale che oggi il web ti permette di avere.

    Quelli che non servono a produrre un utile ma che l’utile possono produrlo ugualmente data la professionalità e competenza SI VEDONO LONTANO UN MIGLIO DA CHI IN QUESTO MONDO CI SGUAZZA DA SUFFICIENTE TEMPO E CI METTE 6 SECONDI E MEZZO A CAPIRE CHI VALE E CHI NO!

    ..come direbbe un mio amico: “Vallo a dire alle 2000 / 3000 / 10.000 persone che di EVENTI non sanno nulla e che vedono solo scritto il nome del proprio idolo su di una qualunque propaganda (dal giornale free press a facebook)”.

    Io non so fare altro nella mia vita bene come mettere i dischi.
    Sapere che tutto quello che ho visto, ascoltato e maturato in realtà non serve a nulla difronte ad un qualunque IGNORANTE con il portafoglio pieno e l’attitudine a investire TOT per ricavarne TOT+1 mi fa solo rodere il nostro beneamato.

    Grazie Damir per l’articolo.
    Stefano

  • Ciao Damir…ho letto con piacere molti tuoi articoli, tra l’altro in uno ho anche preso le tue difese, pur non conoscendoti personalmente, tanto per sottolineare che non ho pregiudizi di alcun tipo nei tuoi confronti, ne’ tantomeno per soundwall che seguo sempre con interesse.
    Ti scrivo per volgerti una personale critica.
    Il tuo articolo e’ stilisticamente pindarico e poco coraggioso.
    Mi spiego meglio, da bravo giornalista, avresti dovuto esprimerti piu’ chiaramente, in modo da non rivolgerti solo agli addetti ai lavori, che subito hanno colto il senso celato dietro le tue parole, ma a tutto il pubblico di soundwall.
    Per essere precisi e chiari con i lettori, l’evento di cui parli e’ il sounDrome, che si svolgerà il 28 Giugno 2012 allo Stadio Olimpico di Roma, dove suoneranno tanti dj (www.soundrome.it), e lavoreranno molte persone.
    Avresti dato la possibilita’ ai lettori di guardare il sito ufficiale dell’evento, seguire la line up, capire la location e formulare una propria valutazione sull’evento, invece di alimentare punti interrogativi, attraverso un lungo e contorto gioco di parole.
    Nella peggiore delle ipotesi il tuo pensiero visto da un’altra angolazione avrebbe suonato come un “purché se ne parli”…
    Saresti stato un giornalista coraggioso se avessi scritto : Salve sono Damir, oggi vi esprimo il mio dissenzo nei confronti di un festival che si svolgera’ a Roma il 28 etc etc, perche’ secondo me l’ufficio stampa dice cose inesatte e inappropriate, secondo me la line up e’ incoerente, e secondo me gli organizzatori sono privi di patentino…etc etc…mostrando tutta la mail ricevuta in redazione e non solo degli estrapolati, facendo un’opera di paragone con altri comunicati da te’ ricevuti e considerati piu’ idonei e rappresentativi di un “evento grosso”, dando cosi’ a noi lettori uno spunto di crescita intellettuale….
    Per farla piu’ facile, avresti dovuto fare come i critici ospiti di “Cinematografo” il programma di Marzullo, che dopo aver letto il libro, studiato la scenegiatura e aver visto in anteprima il film, vanno in tv e coraggiosamente esprimono il loro pensiero.
    Sai essere una buona penna, le critiche sono fondamentali e rendono frizzante questo magazine, soprattutto sui comunicati e sulle pubblicità’ che dilagano nel web, ma devi prenderti la responsabilita’ di CRITICO in prima persona e non volarci intorno.

    La mia personale visione e’ che oggi più che mai non esiste né il giusto né lo sbagliato, non ci sono regole, e nessuno ha la precedenza o esclusiva sulla musica e sull’organizzazione di eventi danzanti e non…esistono solo visioni personali, ben lontani dai dictat…
    L’Italia e’ vittima della globalizzazione, e la crisi “economica” in cui versa il nostro paese e’ la conseguenza della incapacità’ di avere un proprio prodotto interno che la supporti rispetto agli altri paesi europei, e questo si riflette anche nel mondo Disco….
    Per capirci, il pubblico vede i Led wall dell’ Ultra e li vuole vedere dal paninaro sotto casa, va’ al Time Warp e lo vuole in versione made in Italy, vede le foto dei boat party ibizenchi e si va’ a comprare la patente nautica!
    Piu’ che di “istruzioni” o “quarantene” si potrebbe stipulare una sorta di welfare del club, e visto che hai l’autorevolezza potresti iniziare a farlo e a conseguire consensi seri e altrettanto responsabili.
    Quindi nel frattempo opterei per supportare tutto (quello che crea lavoro e movimento in Italia) invece di criticare, soprattutto quelli che ci anno rimesso tanti soldini, provandoci…anche perché, come sicuramente saprai, tanti BIG DJ’s e ORGANIZZATORI MAGNIFICAT sono partiti da giovani, chi con grandi doti imprenditoriali e musicali innate,chi le ha sviluppate con l’esperienza degli errori, chi con la retorica, chi con doti berlusconiane, chi con gli asinelli dalla popo’ d’oro parcheggiati in garage…e chi con la parte posteriore del corpo ben sviluppata!!! (credo di essere stato esaustivo)

    Detto ciò, colgo l’occasione con piacere per invitare te e i lettori di soundwall a venirmi a sentire all’ Olimpico, perché’ al di la’ dei comunicati stampa, di chi organizza, delle poltrone in pelle umana dei club culture emperors…e della “nobilissima” arte della condanna, suono io ;)!
    Luigi “D Lewis” Di Filippo

  • Ciao Damir…ho letto con piacere molti tuoi articoli, tra l’altro in uno ho anche preso le tue difese, pur non conoscendoti personalmente, tanto per sottolineare che non ho pregiudizi di alcun tipo nei tuoi confronti, ne’ tantomeno per soundwall che seguo sempre con interesse.
    Ti scrivo per volgerti una personale critica.
    Il tuo articolo e’ stilisticamente pindarico e poco coraggioso.
    Mi spiego meglio, da bravo giornalista, avresti dovuto esprimerti piu’ chiaramente, in modo da non rivolgerti solo agli addetti ai lavori, che subito hanno colto il senso celato dietro le tue parole, ma a tutto il pubblico di soundwall.
    Per essere precisi e chiari con i lettori, l’evento di cui parli e’ il sounDrome, che si svolgerà il 28 Giugno 2012 allo Stadio Olimpico di Roma, dove suoneranno tanti dj (www.soundrome.it), e lavoreranno molte persone.
    Avresti dato la possibilita’ ai lettori di guardare il sito ufficiale dell’evento, seguire la line up, capire la location e formulare una propria valutazione sull’evento, invece di alimentare punti interrogativi, attraverso un lungo e contorto gioco di parole.
    Nella peggiore delle ipotesi il tuo pensiero visto da un’altra angolazione avrebbe suonato come un “purché se ne parli”…
    Saresti stato un giornalista coraggioso se avessi scritto : Salve sono Damir, oggi vi esprimo il mio dissenzo nei confronti di un festival che si svolgera’ a Roma il 28 etc etc, perche’ secondo me l’ufficio stampa dice cose inesatte e inappropriate, secondo me la line up e’ incoerente, e secondo me gli organizzatori sono privi di patentino…etc etc…mostrando tutta la mail ricevuta in redazione e non solo degli estrapolati, facendo un’opera di paragone con altri comunicati da te’ ricevuti e considerati piu’ idonei e rappresentativi di un “evento grosso”, dando cosi’ a noi lettori uno spunto di crescita intellettuale….
    Per farla piu’ facile, avresti dovuto fare come i critici ospiti di “Cinematografo” il programma di Marzullo, che dopo aver letto il libro, studiato la scenegiatura e aver visto in anteprima il film, vanno in tv e coraggiosamente esprimono il loro pensiero.
    Sai essere una buona penna, le critiche sono fondamentali e rendono frizzante questo magazine, soprattutto sui comunicati e sulle pubblicità’ che dilagano nel web, ma devi prenderti la responsabilita’ di CRITICO in prima persona e non volarci intorno.

    La mia personale visione e’ che oggi più che mai non esiste né il giusto né lo sbagliato, non ci sono regole, e nessuno ha la precedenza o esclusiva sulla musica e sull’organizzazione di eventi danzanti e non…esistono solo visioni personali, ben lontani dai dictat…
    L’Italia e’ vittima della globalizzazione, e la crisi “economica” in cui versa il nostro paese e’ la conseguenza della incapacità’ di avere un proprio prodotto interno che la supporti rispetto agli altri paesi europei, e questo si riflette anche nel mondo Disco….
    Per capirci, il pubblico vede i Led wall dell’ Ultra e li vuole vedere dal paninaro sotto casa, va’ al Time Warp e lo vuole in versione made in Italy, vede le foto dei boat party ibizenchi e si va’ a comprare la patente nautica!
    Piu’ che di “istruzioni” o “quarantene” si potrebbe stipulare una sorta di welfare del club, e visto che hai l’autorevolezza potresti iniziare a farlo e a conseguire consensi seri e altrettanto responsabili.
    Quindi nel frattempo opterei per supportare tutto (quello che crea lavoro e movimento in Italia) invece di criticare, soprattutto quelli che ci anno rimesso tanti soldini, provandoci…anche perché, come sicuramente saprai, tanti BIG DJ’s e ORGANIZZATORI MAGNIFICAT sono partiti da giovani, chi con grandi doti imprenditoriali e musicali innate,chi le ha sviluppate con l’esperienza degli errori, chi con la retorica, chi con doti berlusconiane, chi con gli asinelli dalla popo’ d’oro parcheggiati in garage…e chi con la parte posteriore del corpo ben sviluppata!!! (credo di essere stato esaustivo)

    Detto ciò, colgo l’occasione con piacere per invitare te e i lettori di soundwall a venirmi a sentire all’ Olimpico, perché’ al di la’ dei comunicati stampa, di chi organizza, delle poltrone in pelle umana dei club culture emperors…e della “nobilissima” arte della condanna, suono io ;)!
    Luigi “D Lewis” Di Filippo

  • Damir Ivic

    Luigi, grazie prima di tutto per aver letto e aver scritto, davvero.
    Purtroppo però devo respingere al mittente – sempre ovviamente secondo il mio punto di vista – praticamente tutte le tue osservazioni.
    Il festival in questione (sì, è quello di cui parli tu) non è stato nominato proprio perché il mio non è un discorso riferito esclusivamente a Soundrome, ma ha una valenza generale. Cosa che, a vedere le reazioni dei lettori e del web in giro, hanno devo dire capito un po’ tutti: solo una minima parte si è concentrata, sbagliando, a vedere nelle mie parole essenzialmente una critica all’evento specifico. Immagino che tu, essendo coinvolto personalmente in esso, abbia inevitabilmente “sentito” il mio posto come espressamente rivolto contro ciò che avverrà allo Stadio Olimpico.
    Non è una guerra Soundwall versus Soundrome. Per carità.
    E’ una guerra contro le modalità comunicative che Soundrome (ma non solo lui) ha adottato e contro chiunque le abbia adottate in passato e chiunque le adotterà in futuro. Quello sì.
    Tu opteresti per supportare tutto? Rispetto questa posizione, ma decisamente non è la mia. Nè mai lo sarà. Sai, io purtroppo sono un giornalista, non un ufficio stampa. Sono gli uffici stampa che supportano tutto. Missione del giornalista è invece informare e, se ne ha l’autorevolezza, l’esperienza e gli strumenti analitici, informare. L’autorevolezza che ho ovviamente non la decido io, la decidono quotidianamente le persone che mi leggono; l’esperienza e gli strumenti critici penso di averli. D’altro canto se sono quindici anni che mi mantengo lavorando nel campo della musica e della scrittura almeno qualcosina dovrò pur averla imparata (almeno, spero – mai essere troppo di sicuri di sé).
    Per te non esiste né il giusto né lo sbagliato? Ti lascio allora volentieri ad un mondo in cui Fernanda Lessa, Paris Hilton, Lapo Elkann e qualche fuoriuscito dal Grande Fratello possono dire di “fare club culture”.

    Detto questo, ti ringrazio sinceramente per i toni veramente pacati e civili, li apprezzo davvero molto. Non vedo nulla di male nel fatto che alla fine si resti con opinioni diverse, la mia visione può tranquillamente coesistere con la tua: ognuno farà del proprio meglio per portare avanti e diffondere la sua.

    Invito senz’altro i lettori di Soundwall a valutare la line up di Soundrome. Il grosso comunque lo cito già nel mio articolo. La mia valutazione è senz’altro negativa. Ma i critici sparano anche sui “cinepanettoni”, e i “cinepanettoni” riempiono – o almeno fino a qualche anno fa hanno riempito – le sale…

  • Damir Ivic

    Luigi, grazie prima di tutto per aver letto e aver scritto, davvero.
    Purtroppo però devo respingere al mittente – sempre ovviamente secondo il mio punto di vista – praticamente tutte le tue osservazioni.
    Il festival in questione (sì, è quello di cui parli tu) non è stato nominato proprio perché il mio non è un discorso riferito esclusivamente a Soundrome, ma ha una valenza generale. Cosa che, a vedere le reazioni dei lettori e del web in giro, hanno devo dire capito un po’ tutti: solo una minima parte si è concentrata, sbagliando, a vedere nelle mie parole essenzialmente una critica all’evento specifico. Immagino che tu, essendo coinvolto personalmente in esso, abbia inevitabilmente “sentito” il mio posto come espressamente rivolto contro ciò che avverrà allo Stadio Olimpico.
    Non è una guerra Soundwall versus Soundrome. Per carità.
    E’ una guerra contro le modalità comunicative che Soundrome (ma non solo lui) ha adottato e contro chiunque le abbia adottate in passato e chiunque le adotterà in futuro. Quello sì.
    Tu opteresti per supportare tutto? Rispetto questa posizione, ma decisamente non è la mia. Nè mai lo sarà. Sai, io purtroppo sono un giornalista, non un ufficio stampa. Sono gli uffici stampa che supportano tutto. Missione del giornalista è invece informare e, se ne ha l’autorevolezza, l’esperienza e gli strumenti analitici, informare. L’autorevolezza che ho ovviamente non la decido io, la decidono quotidianamente le persone che mi leggono; l’esperienza e gli strumenti critici penso di averli. D’altro canto se sono quindici anni che mi mantengo lavorando nel campo della musica e della scrittura almeno qualcosina dovrò pur averla imparata (almeno, spero – mai essere troppo di sicuri di sé).
    Per te non esiste né il giusto né lo sbagliato? Ti lascio allora volentieri ad un mondo in cui Fernanda Lessa, Paris Hilton, Lapo Elkann e qualche fuoriuscito dal Grande Fratello possono dire di “fare club culture”.

    Detto questo, ti ringrazio sinceramente per i toni veramente pacati e civili, li apprezzo davvero molto. Non vedo nulla di male nel fatto che alla fine si resti con opinioni diverse, la mia visione può tranquillamente coesistere con la tua: ognuno farà del proprio meglio per portare avanti e diffondere la sua.

    Invito senz’altro i lettori di Soundwall a valutare la line up di Soundrome. Il grosso comunque lo cito già nel mio articolo. La mia valutazione è senz’altro negativa. Ma i critici sparano anche sui “cinepanettoni”, e i “cinepanettoni” riempiono – o almeno fino a qualche anno fa hanno riempito – le sale…

  • Grazie a te per aver espresso meglio le tue idee e posizioni riguardo alla materia in questione.
    E rispetto tutte le idee diverse dalla mia, assolutamente.
    Alla prox on soundwall!

  • Grazie a te per aver espresso meglio le tue idee e posizioni riguardo alla materia in questione.
    E rispetto tutte le idee diverse dalla mia, assolutamente.
    Alla prox on soundwall!

  • Damir Ivic

    Alla prossima sì! E’ comunque un piacere avere degli scambi del genere!

    ps. Nella mia prima risposta c’è un “informare” ripetuto due volte, il secondo sarebbe invece “criticare”, ma penso che il senso si cogliesse. E’ che ho scritto la cosa in un momento di multitasking (troppo) estremo 🙂

  • Damir Ivic

    Alla prossima sì! E’ comunque un piacere avere degli scambi del genere!

    ps. Nella mia prima risposta c’è un “informare” ripetuto due volte, il secondo sarebbe invece “criticare”, ma penso che il senso si cogliesse. E’ che ho scritto la cosa in un momento di multitasking (troppo) estremo 🙂

  • Raibaz

    Ribadisco la stima per Damir e per il suo post che ho già espresso altrove, ma aggiungo anche un’enorme approvazione e gratitudine (per quello che può valere) per il tono dei commenti di D Lewis; al di là del fatto che abbiamo/abbiate idee diverse, l’unico modo di far crescere la club culture in Italia è riuscire ad arrivare a un confronto pacato e civile come il vostro, che costituisca uno scambio di idee proficuo e non il solito muro contro muro a cui spesso assistiamo.

    Bravi 🙂

  • Raibaz

    Ribadisco la stima per Damir e per il suo post che ho già espresso altrove, ma aggiungo anche un’enorme approvazione e gratitudine (per quello che può valere) per il tono dei commenti di D Lewis; al di là del fatto che abbiamo/abbiate idee diverse, l’unico modo di far crescere la club culture in Italia è riuscire ad arrivare a un confronto pacato e civile come il vostro, che costituisca uno scambio di idee proficuo e non il solito muro contro muro a cui spesso assistiamo.

    Bravi 🙂

  • menopop

    Ciao Damir
    da appassionato ed esigente consumer mi permetto qualche considerazione critica

    1 – Le recensioni dei concerti non visti, o anche mai avvenuti, sono un classico dei quotidiani in Italia, e non li userei come pietra di paragone per valutare un lavoro giornalistico. Insomma più una figura di merda che altro. Piuttosto mi preoccuperei (e incazzerei) molto di più per le (tra l’altro sgamabilissime) recensioni dei dischi non ascoltati da parte della stampa specializzata di settore , parimenti un classico, da gente che dovrebbe essere preparata e competente oltre che appassionata, per usare parole tue

    – “Non esiste una generazione che ci ha sostituito nè giovani che sappiano scrivere” è sicuramente un pò forte, permettimi però di dire che a parte le solite quattro firme ad oggi continuo a vedere anche nella stampa specializzata una competenza limitata e settoriale, un approccio anche competente ma “da fan” , spesso privo di una visione (e di una cultura) che vada al di là del genere musicale prediletto. Se ne parlava sui primi numeri di Rumore tipo 20 anni fa, e di significativi progressi (o di novelli Simon Reynolds) non ne vedo molti.
    Che poi mediamente la prosa sia spesso pretenziosa e senza una direzione, ben più che in passato, è un triste dato di fatto.

    – Parlavi di ricambio generazionale e regole di accesso al mercato del lavoro, estenderei il discorso dal giornalismo al variegato mondo del management/marketing/production dello spettacolo e all’incapacità dell’industria musicale “indipendente” (artisti compresi) di fare crescere una scena e strutturarsi anche sulla base di valori sostanzialmente diversi da quelli del mainstream. Non si tratta solo di mantenere posizioni di potere con l’effetto di non dare opportunità a chi meriterebbe il passaggio del testimone: il dilettantismo che giustamente stigmatizzi ha effetti comunque limitati e contingenti rispetto a familismo e cooptazione che in quanto “disvalori” culturali (that’s italy) hanno un peso ben diverso nel mantenere un sistema sociale arretrato, chiuso ed ancorato alla tradizione

    Grazie per il tuo lavoro
    sergio

  • menopop

    Ciao Damir
    da appassionato ed esigente consumer mi permetto qualche considerazione critica

    1 – Le recensioni dei concerti non visti, o anche mai avvenuti, sono un classico dei quotidiani in Italia, e non li userei come pietra di paragone per valutare un lavoro giornalistico. Insomma più una figura di merda che altro. Piuttosto mi preoccuperei (e incazzerei) molto di più per le (tra l’altro sgamabilissime) recensioni dei dischi non ascoltati da parte della stampa specializzata di settore , parimenti un classico, da gente che dovrebbe essere preparata e competente oltre che appassionata, per usare parole tue

    – “Non esiste una generazione che ci ha sostituito nè giovani che sappiano scrivere” è sicuramente un pò forte, permettimi però di dire che a parte le solite quattro firme ad oggi continuo a vedere anche nella stampa specializzata una competenza limitata e settoriale, un approccio anche competente ma “da fan” , spesso privo di una visione (e di una cultura) che vada al di là del genere musicale prediletto. Se ne parlava sui primi numeri di Rumore tipo 20 anni fa, e di significativi progressi (o di novelli Simon Reynolds) non ne vedo molti.
    Che poi mediamente la prosa sia spesso pretenziosa e senza una direzione, ben più che in passato, è un triste dato di fatto.

    – Parlavi di ricambio generazionale e regole di accesso al mercato del lavoro, estenderei il discorso dal giornalismo al variegato mondo del management/marketing/production dello spettacolo e all’incapacità dell’industria musicale “indipendente” (artisti compresi) di fare crescere una scena e strutturarsi anche sulla base di valori sostanzialmente diversi da quelli del mainstream. Non si tratta solo di mantenere posizioni di potere con l’effetto di non dare opportunità a chi meriterebbe il passaggio del testimone: il dilettantismo che giustamente stigmatizzi ha effetti comunque limitati e contingenti rispetto a familismo e cooptazione che in quanto “disvalori” culturali (that’s italy) hanno un peso ben diverso nel mantenere un sistema sociale arretrato, chiuso ed ancorato alla tradizione

    Grazie per il tuo lavoro
    sergio

  • Damir Ivic

    Ribadisco prima di tutto anche io l’apprezzamento per come si è posto Luigi / D Lewis, che è lo stesso che poi hanno usato anche altre persone che hanno contattato me o Soundwall in privato: è normale e in certi punti pure giusto avere opinioni diverse, ma un confronto aperto è sempre occasione di crescita per tutti.

    Passo poi a rispondere a Sergio, anche qui un bell’intervento con un’analisi attenta e punti precisi sollevati. Dico allora la mia, seguendo il suo schema:

    1) Le recensioni di concerti non visti non sono propriamente un classico. Lo sono magari proprio per il Fegiz, che da caposervizio fece mandare una povera crista in Svezia per vedere l’anteprima europea di un tour di Tom Waits chiamandola alle 17 dicendo “Mi devi dare il pezzo entro le 20” “Ma il concerto inizia alle 21!” “Se non mi dai il pezzo entro le 20 non scriverai mai più sul Corriere”. Però in generale è un fenomeno abbastanza raro. Molto più diffuso, anzi, quasi sistematico è l’altro fenomeno che dici tu, il prendere di peso dai comunicati stampa. Ci tornerò sopra sicuramente. Non posso esaurire tutti gli argomenti da invettiva in un colpo solo, no? 🙂

    2) Posso darti abbastanza ragione (chiaramente si parla generalizzando). Ma ti dico: sai perché questo è successo? Proprio perché non c’è mai stato ricambio. Oggi al posto di Fegiz dovrebbe esserci un Fabio De Luca, al posto di Fabio dovrebbe esserci un Giorgio Valletta o un Andrea Pomini, al posto di Valletta e Pomini dovrebbero esserci dei ragazzi di venti, venticinque anni (giusto per stare come esempio su Rumore, ma potrei farti lo stesso ragionamento con altri nomi di altri giornali). Si è interrotta una catena, col risultato che l’ultimo anello – quello più debole – non ha più lo spazio per farsi veramente le ossa che non sia il web. Bello il web, democratico il web, ma anche un posto dove giornalisticamente la situazione è ancora troppo “facile”, troppo poco esigente e troppo poco formativa. Puoi scrivere quanto vuoi – non ci sono limiti di spazio – che quello che vuoi – perché di regola gli errori o le sparate su web hanno meno peso specifico che su carta, ne converrai. Il fatto poi che Google permetta a tutti di avere accesso a TUTTE le informazioni (e di leggere un Simon Reynolds in tempo quasi reale, copiandone idee, spunti ed espressioni) porta alla prosa che tu definisci pretenziosa. Spesso lo è non solo la prosa, ma anche il modo di pensare. Far sedimentare l’esperienza negli anni, andare in giro a vedere concerti e serate e non solo conoscere tutte le playlist e le discografie via web, fa ancora la differenza. Eccome.

    3) Qua ovviamente ci infiliamo in un discorso più vasto. Per limitarlo a quanto volevo esprimere coll’articolo che stiamo commentando: la scena dance / elettronica nasca naturaliter diversa, è stata un grande scossone (anche positivo!) ai meccanismi dell’industria dell’intrattenimento e della produzione musicale. E’ ancora un settore fresco, dinamico, dove familismo e cooptazione hanno meno peso che in altri rami industriali della società italiana. Proprio per questo bisogna essere doppiamente attenti e critici contro il dilettantismo, o la superficialità: il dinamismo impresso dall’ingresso della club culture nel nostro paese è una opportunità. Essere critici verso tutte le derive negative (ovviamente: quelle che a me sembrano derive negative, ma a vedere le reazioni a questo pezzo le mie sensazioni sono abbastanza condivise) è quindi doppiamente importante.

    …grazie a te per le tue considerazioni!

  • Damir Ivic

    Ribadisco prima di tutto anche io l’apprezzamento per come si è posto Luigi / D Lewis, che è lo stesso che poi hanno usato anche altre persone che hanno contattato me o Soundwall in privato: è normale e in certi punti pure giusto avere opinioni diverse, ma un confronto aperto è sempre occasione di crescita per tutti.

    Passo poi a rispondere a Sergio, anche qui un bell’intervento con un’analisi attenta e punti precisi sollevati. Dico allora la mia, seguendo il suo schema:

    1) Le recensioni di concerti non visti non sono propriamente un classico. Lo sono magari proprio per il Fegiz, che da caposervizio fece mandare una povera crista in Svezia per vedere l’anteprima europea di un tour di Tom Waits chiamandola alle 17 dicendo “Mi devi dare il pezzo entro le 20” “Ma il concerto inizia alle 21!” “Se non mi dai il pezzo entro le 20 non scriverai mai più sul Corriere”. Però in generale è un fenomeno abbastanza raro. Molto più diffuso, anzi, quasi sistematico è l’altro fenomeno che dici tu, il prendere di peso dai comunicati stampa. Ci tornerò sopra sicuramente. Non posso esaurire tutti gli argomenti da invettiva in un colpo solo, no? 🙂

    2) Posso darti abbastanza ragione (chiaramente si parla generalizzando). Ma ti dico: sai perché questo è successo? Proprio perché non c’è mai stato ricambio. Oggi al posto di Fegiz dovrebbe esserci un Fabio De Luca, al posto di Fabio dovrebbe esserci un Giorgio Valletta o un Andrea Pomini, al posto di Valletta e Pomini dovrebbero esserci dei ragazzi di venti, venticinque anni (giusto per stare come esempio su Rumore, ma potrei farti lo stesso ragionamento con altri nomi di altri giornali). Si è interrotta una catena, col risultato che l’ultimo anello – quello più debole – non ha più lo spazio per farsi veramente le ossa che non sia il web. Bello il web, democratico il web, ma anche un posto dove giornalisticamente la situazione è ancora troppo “facile”, troppo poco esigente e troppo poco formativa. Puoi scrivere quanto vuoi – non ci sono limiti di spazio – che quello che vuoi – perché di regola gli errori o le sparate su web hanno meno peso specifico che su carta, ne converrai. Il fatto poi che Google permetta a tutti di avere accesso a TUTTE le informazioni (e di leggere un Simon Reynolds in tempo quasi reale, copiandone idee, spunti ed espressioni) porta alla prosa che tu definisci pretenziosa. Spesso lo è non solo la prosa, ma anche il modo di pensare. Far sedimentare l’esperienza negli anni, andare in giro a vedere concerti e serate e non solo conoscere tutte le playlist e le discografie via web, fa ancora la differenza. Eccome.

    3) Qua ovviamente ci infiliamo in un discorso più vasto. Per limitarlo a quanto volevo esprimere coll’articolo che stiamo commentando: la scena dance / elettronica nasca naturaliter diversa, è stata un grande scossone (anche positivo!) ai meccanismi dell’industria dell’intrattenimento e della produzione musicale. E’ ancora un settore fresco, dinamico, dove familismo e cooptazione hanno meno peso che in altri rami industriali della società italiana. Proprio per questo bisogna essere doppiamente attenti e critici contro il dilettantismo, o la superficialità: il dinamismo impresso dall’ingresso della club culture nel nostro paese è una opportunità. Essere critici verso tutte le derive negative (ovviamente: quelle che a me sembrano derive negative, ma a vedere le reazioni a questo pezzo le mie sensazioni sono abbastanza condivise) è quindi doppiamente importante.

    …grazie a te per le tue considerazioni!