La retorica della musica dei giovani

Ogni giorno capita di ricevere decine e decine di mail di uffici stampa, etichette, promoter, eccetera: uno spaccato socio-antropologico notevole, un bel barometro su come la cultura viene pensata, sviluppata, comunicata in Italia. Molte sono scritte comunque bene; molte contengono invece fregnacce, ma in fondo sono perdonabili perché si tratta di eventi non troppo grossi. Quelle che capita di scrutinare con attenzione – fatelo, questo esercizio, se siete in un pò di mailing list – sono le comunicazioni che arrivano da brand importanti o da eventi grossi. Lì l’obbligo morale di fare le cose per bene c’è, perché se sei un marchio di una certa importanza o un festival che punta alle grosse dimensioni non puoi fare le cose male. Questione di professionalità.

Ma se le cose le fai bene, però pensi male? Ecco. Questo sì che è un problema. Ci ha fatto molto riflettere il comunicato stampa che abbiamo ricevuto via mail su uno dei principali eventi di musica elettronica che si svolgerà quest’anno in Italia. Riportiamo la parte saliente, che è un virgolettato riferito a parole pronunciate degli organizzatori stessi: “E’ una storia d’amore scoppiata tra la musica ed un gruppo di ragazzi desiderosi di portare i più grandi nomi della dance nella loro città e condividerla con migliaia di coetanei e non. Un’idea giovane nata circa due anni fa, quando ci siamo accorti che in ogni capitale mondiale si svolgevano grandi festival musicali: Roma non poteva e non doveva essere da meno”. Ecco. Letto con attenzione? Preso nota? Occhio, che vogliamo accompagnarvi in un ragionamento ben preciso. Già. Perché ora vi riferiremo un altro stralcio che riguarda, apparentemente, tutt’altre questioni. Su uno dei recenti numeri di Dj Mag è apparso un articolo/inchiesta su come i principali giornalisti musicali italiani generalisti – quelli che scrivono sui quotidiani, per intenderci – vedano la musica e la scena elettronica. Il decano dei giornalisti in questione, il più potente di tutti, ma anche quello che – ricordiamolo – è riuscito a recensire un concerto che non si era mai svolto (annullato all’ultimo momento, ma il nostro eroe non si è degnato di alzare il culo dalla sedia e ha scritto l’articolo nel pomeriggio facendosi mandare preventicamente la set list dagli organizzatori), ecco, quest’uomo di nome Mario Luzzato Fegiz firma di punta del Corriere Della Sera ha dichiarato quanto segue: “Credo sia un problema anagrafico. Io, Mangiarotti, la Venegoni (critici musicali rispettivamente de Il Giorno/Qn e de La Stampa – ndr) siamo tutti over sessanta. Di rock sappiamo scrivere e parlare, di X-Press 2 non sappiamo niente. Poi non esiste una generazione che ci abbia sostituito, né giovani che ne sappiano scrivere, così come non credo che la dance abbia resa giornalistica. Noi siamo abituati a raccontare fenomeni che investivano la coscienza collettiva. La dance investe una nicchia di consumatori”.
La prima reazione, a leggere le parole di Fegiz, è fastidio. Una persona che più o meno sta rubando il suo stipendio: visto che sarebbe suo dovere aggiornarsi (ma la sua arroganza e i privilegi che nel frattempo ha accumulato gli impediscono di farlo, o non lo obbligano a farlo). Uno che è finto scemo: perché dovrebbe sapere che proprio la sua presenza inamovibile in redazione e comunque il modo in cui è strutturato il mercato del lavoro italiano rendono difficile se non impossibile un ricambio… grazie tante che “non esiste una generazione che ci abbia sostituito”. Non dico giovani, ma almeno trentenni/quarantenni che abbiano una competenza enorme per poter scrivere di elettronica in Italia ce ne sono eccome. Peccato che la cupola degli over sessanta, che pone e dispone su ciò che succede nelle pagine culturali dei quotidani in Italia, non ci pensa nemmeno a commissionare a questa gente degli articoli – se non proprio quando sono disperati e non sanno come riempire le pagine ed è terminato ogni possibile articolo sull’ennesima ristampa dei Pink Floyd o Beatles o Rolling Stones.

Odio per Fegiz e i suoi simili? Disprezzo per gente che, contro ogni evidenza numerica, continua a sostenere che la dance investe una nicchia di consumatori e non ha resa giornalistica? Certo. Senza tregua. Acuito dal fatto che, gattopardescamente, nel resto dell’intervista Fegiz ha in realtà parole quasi benevolenti verso l’elettronica (indicata come la musica più innovativa e propositiva, per dire: il danno oltre la beffa) Però, c’è un “però”. Ed è qui che torna in ballo ciò che scrivevamo all’inizio e le dichiarazioni degli organizzatori dell’evento grosso-grosso che sta a Roma, quelli delle dichiarazioni via comunicato stampa citate nelle prima righe. Ora, chi scrive questo post per fortuna ha una esperienza ormai piuttosto lunga in campo musicale, non solo come giornalista e non solo in campo elettronico. Vi posso assicurare che i principali promoter italiani in campo rock, quelli che arrivano ad organizzare eventi in stadi o palasport o comunque con artisti il cui cachet supera i quattro o cinque zeri, possono avere mille difetti, possono essere persone più o meno gradevoli, possono essere quello che volete, ma della materia musicale di cui trattano hanno una conoscenza reale. La affrontano in modo serio e professionale. La affrontano anche rispettandone il patrimonio storico.
E quindi ti viene quasi da dire che è giusto da parte dei Fegiz di turno pigliare per il culo la galassia nostra, quando gli organizzatori di quello che dovrebbe essere – a giudicare dalla location scelta – il principale evento di musica elettronica italiano dimostrano in poche parole di non avere la minima coscienza storica (sì, perché mo’ sono arrivati a loro a fare le cose, prima di loro il deserto… Dissonanze e pure Amore chi li conosce? Ci saranno mai stati?) e soprattutto un modo di ragionare profondamente sbagliato, intriso di luoghi comuni e di complesso di inferiorità. Sì, perché sconforta davvero leggere la retorica del “gruppo di ragazzi” e della “idea giovane”, buttati lì con la chiara, chiarissima intenzione della captatio benevolentiae. Le idee, a certi livelli, non si distinguono tra giovani e vecchie ma tra buone e cattive (fra parentesi, a giudicare da come è stata assemblata la line up dell’evento in questione le idee non sono propriamente buone, ma non siamo qua a parlare dell’evento in sé, infatti non lo nomineremo in tutto l’articolo – non vuole essere una battaglia contro un festival o delle persone precise, questo sia chiaro). E io come organizzatori di un evento che vuole richiamare 25.000 persone (questo quanto dichiarato) non voglio un “gruppo di ragazzi”, anzi, mi preoccupa se una cosa tanto grande è data in mano ad un “gruppo di ragazzi” (tra l’altro, probabilmente non lo è, perché nell’evento in questione pare ci siano anche persone di forte esperienza in campo: ma allora perché insistere su questa retorica?).
Sì, perché poi vado col pensiero a quanto è successo l’anno scorso, in campo hip hop. Un “gruppo di ragazzi”, tre tizi poco più che ventenni che se la sono sentita “calda” solo perché un po’ di loro serate da qualche centinaio di persone erano andate bene, si erano lanciati nell’organizzare a Bologna l’evento hip hop dell’anno, con Snoop Dogg come headliner e molti altri nomi in cartellone. Nessuna esperienza alle spalle su eventi di queste dimensioni. Come far guidare una Ferrari a un ragazzino di dodici anni: infatti, si sono schiantati – l’evento non si è mai svolto, sono crollati sotto il peso dei debiti e della disorganizzazione a 48 ore dall’evento (aneddoto emblematico, fra i tanti: uno dei responsabili della sicurezza sanitaria che scrive sul web “Se non avessi letto un po’ di forum in giro sul web domani sarei arrivato alla venue con le ambulanze, per prestare servizio… nessuno ci ha avvertito dell’annullamento, pazzesco”), l’Italia ha fatto l’ennesima figura di terra piena di cioccolatai – cosa che danneggia profondamente chi il suo lavoro lo fa bene, seriamente e da anni.
Storia simile anche in campo elettronico, per due anni di fila, con Maximal, l’evento milanese che il primo anno è andato male e il secondo è andato peggio: ma lì almeno c’era una passione reale per la cultura (la line up era bella, le intenzioni nobili, non era una accozzaglia con Tiesto, i Crookers e i Pete Tong tanto per tirar su un pò di ingressi della serie “’ndo cojo, cojo”, più qualche producer house da sciampiste svedese-ma-non-troppo e una pletora di amici e resident locali oltre a qualche nome ok). Quello che non c’era era, a Maximal, la professionalità: business plan completamente sbagliati, eccesso di grandeur, sottovalutazione delle problematiche reali, incapacità di gestire le emergenze… così come era mancanza di professionalità anche l’invocare, a mezzo disastro organizzativo avvenuto, la “retorica dei giovani” (perché Maximal lo fece, con comunicati che trasudavano rabbia sul fatto che nessuno aiutava i “giovani” ed anzi gli si metteva i bastoni fra le ruote, facendo intendere che questo era il motivo per cui sia nella prima che soprattutto nella seconda edizione del festival moltissimi fra artisti e collaboratori vari non sono stati pagati: magari fosse questo…).

Insomma, se solo così stessero le cose, avrebbe ragione Fegiz. Invece non ne ha. Però sta a noi cominciare a condannare ed isolare come corpi estranei tutte le persone che dimostrano di non avere amore verso la storia, la consistenza culturale e la nobiltà intellettuale della musica elettronica. Che è pari a quella del rock o della classica o del jazz. Non è più il tempo di fare i bambini, o di fare i “giovani”. E di vivere sulla rendita di posizione che questo status comporta. E’ giunto il momento di essere esigenti, amiche lettrici e amici lettori di Soundwall. Dovete esserlo voi per primi.

Scrive di musica a trecentosessanta gradi (con predilezione per l’elettronica). Odia chi resta solo in camera ad ascoltare (perché suoni e sensazioni vanno vissuti sul campo). Storica firma del Mucchio. Responsabile di produzione per Dna Concerti. Autore di libri editi per Arcana. Collaboratore di vari festival. Occasionalmente copywriter. Inspiegabilmente tifoso dell’Hellas Verona.

  • http://www.residentadvisor.net/profile/cetha Cetha

    Amen

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  • http://www.facebook.com/mrandreami Andrea Mi

    ottimi spunti di riflessione, grazie

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  • fredinho

    giusto

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    giusto

  • Vith

    Solita Italia… Mi viene in mente anche un altro episodio…Aurora Festival.. Modena… Line-up da mille e una notte… Tutto annullato senza preavviso da parte di nessuno, tra l’altro erano affiliati col Maximal….

  • Vith

    Solita Italia… Mi viene in mente anche un altro episodio…Aurora Festival.. Modena… Line-up da mille e una notte… Tutto annullato senza preavviso da parte di nessuno, tra l’altro erano affiliati col Maximal….

  • Pippo91
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  • Dukwa

    Parole sante Damir.

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  • http://soundcloud.com/justfunmusic JustFunMuzik

    il punto è proprio questo: PRETENDERE, perchè la qualità in tutte le situazioni è ALTRO!

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  • http://facebook.com/Botiofficial BOTI

    sempre sostenuto che quell’evento fosse una porcata

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    sempre sostenuto che quell’evento fosse una porcata

  • stefanoriggi

    Uno degli articoli più belli che abbia mai letto su Soundwall. critiche intelligenti, motivate e molti spunti di riflessione.
    Complimenti.

  • stefanoriggi

    Uno degli articoli più belli che abbia mai letto su Soundwall. critiche intelligenti, motivate e molti spunti di riflessione.
    Complimenti.

  • http://www.djstefanotesta.com MCO

    Dal tuttologismo alla tuttolomia!

    Questa è la malformazione da cui è afflitto tutto il pianeta e nello specifico il mondo del club e della musica elettronica. Chi entra in questo mondo non lo fa più per passione e soprattutto lo fa SENZA RISPETTO PER QUESTA INDUSTRIA.

    Il problema è che prima se ne iniziava a parlare senza cognizione di causa (mancanza di rispetto). Oggi senza cognizione di causa si possono anche generare utili.

    Dal pagare cifre assurde per una singola prestazione, uccidendo il mercato a venire (mancanza di rispetto) al non tener conto della cultura elettronica che si va ad abbracciare con l’evento incidendo ovviamente sull’educazione della massa (mancanza di rispetto) la quale è educata in base a quello che vede/ascolta ed alla qualità del prodotto che paga tramite il ticket.

    Oggi la stragrande maggioranza degli eventi servono esclusivamente a produrre un utile, abbassando i costi fissi e facendo leva sulla finta immagine professionale che oggi il web ti permette di avere.

    Quelli che non servono a produrre un utile ma che l’utile possono produrlo ugualmente data la professionalità e competenza SI VEDONO LONTANO UN MIGLIO DA CHI IN QUESTO MONDO CI SGUAZZA DA SUFFICIENTE TEMPO E CI METTE 6 SECONDI E MEZZO A CAPIRE CHI VALE E CHI NO!

    ..come direbbe un mio amico: “Vallo a dire alle 2000 / 3000 / 10.000 persone che di EVENTI non sanno nulla e che vedono solo scritto il nome del proprio idolo su di una qualunque propaganda (dal giornale free press a facebook)”.

    Io non so fare altro nella mia vita bene come mettere i dischi.
    Sapere che tutto quello che ho visto, ascoltato e maturato in realtà non serve a nulla difronte ad un qualunque IGNORANTE con il portafoglio pieno e l’attitudine a investire TOT per ricavarne TOT+1 mi fa solo rodere il nostro beneamato.

    Grazie Damir per l’articolo.
    Stefano

  • http://www.djstefanotesta.com MCO

    Dal tuttologismo alla tuttolomia!

    Questa è la malformazione da cui è afflitto tutto il pianeta e nello specifico il mondo del club e della musica elettronica. Chi entra in questo mondo non lo fa più per passione e soprattutto lo fa SENZA RISPETTO PER QUESTA INDUSTRIA.

    Il problema è che prima se ne iniziava a parlare senza cognizione di causa (mancanza di rispetto). Oggi senza cognizione di causa si possono anche generare utili.

    Dal pagare cifre assurde per una singola prestazione, uccidendo il mercato a venire (mancanza di rispetto) al non tener conto della cultura elettronica che si va ad abbracciare con l’evento incidendo ovviamente sull’educazione della massa (mancanza di rispetto) la quale è educata in base a quello che vede/ascolta ed alla qualità del prodotto che paga tramite il ticket.

    Oggi la stragrande maggioranza degli eventi servono esclusivamente a produrre un utile, abbassando i costi fissi e facendo leva sulla finta immagine professionale che oggi il web ti permette di avere.

    Quelli che non servono a produrre un utile ma che l’utile possono produrlo ugualmente data la professionalità e competenza SI VEDONO LONTANO UN MIGLIO DA CHI IN QUESTO MONDO CI SGUAZZA DA SUFFICIENTE TEMPO E CI METTE 6 SECONDI E MEZZO A CAPIRE CHI VALE E CHI NO!

    ..come direbbe un mio amico: “Vallo a dire alle 2000 / 3000 / 10.000 persone che di EVENTI non sanno nulla e che vedono solo scritto il nome del proprio idolo su di una qualunque propaganda (dal giornale free press a facebook)”.

    Io non so fare altro nella mia vita bene come mettere i dischi.
    Sapere che tutto quello che ho visto, ascoltato e maturato in realtà non serve a nulla difronte ad un qualunque IGNORANTE con il portafoglio pieno e l’attitudine a investire TOT per ricavarne TOT+1 mi fa solo rodere il nostro beneamato.

    Grazie Damir per l’articolo.
    Stefano

  • http://www.djdlewis.com D Lewis

    Ciao Damir…ho letto con piacere molti tuoi articoli, tra l’altro in uno ho anche preso le tue difese, pur non conoscendoti personalmente, tanto per sottolineare che non ho pregiudizi di alcun tipo nei tuoi confronti, ne’ tantomeno per soundwall che seguo sempre con interesse.
    Ti scrivo per volgerti una personale critica.
    Il tuo articolo e’ stilisticamente pindarico e poco coraggioso.
    Mi spiego meglio, da bravo giornalista, avresti dovuto esprimerti piu’ chiaramente, in modo da non rivolgerti solo agli addetti ai lavori, che subito hanno colto il senso celato dietro le tue parole, ma a tutto il pubblico di soundwall.
    Per essere precisi e chiari con i lettori, l’evento di cui parli e’ il sounDrome, che si svolgerà il 28 Giugno 2012 allo Stadio Olimpico di Roma, dove suoneranno tanti dj (www.soundrome.it), e lavoreranno molte persone.
    Avresti dato la possibilita’ ai lettori di guardare il sito ufficiale dell’evento, seguire la line up, capire la location e formulare una propria valutazione sull’evento, invece di alimentare punti interrogativi, attraverso un lungo e contorto gioco di parole.
    Nella peggiore delle ipotesi il tuo pensiero visto da un’altra angolazione avrebbe suonato come un “purché se ne parli”…
    Saresti stato un giornalista coraggioso se avessi scritto : Salve sono Damir, oggi vi esprimo il mio dissenzo nei confronti di un festival che si svolgera’ a Roma il 28 etc etc, perche’ secondo me l’ufficio stampa dice cose inesatte e inappropriate, secondo me la line up e’ incoerente, e secondo me gli organizzatori sono privi di patentino…etc etc…mostrando tutta la mail ricevuta in redazione e non solo degli estrapolati, facendo un’opera di paragone con altri comunicati da te’ ricevuti e considerati piu’ idonei e rappresentativi di un “evento grosso”, dando cosi’ a noi lettori uno spunto di crescita intellettuale….
    Per farla piu’ facile, avresti dovuto fare come i critici ospiti di “Cinematografo” il programma di Marzullo, che dopo aver letto il libro, studiato la scenegiatura e aver visto in anteprima il film, vanno in tv e coraggiosamente esprimono il loro pensiero.
    Sai essere una buona penna, le critiche sono fondamentali e rendono frizzante questo magazine, soprattutto sui comunicati e sulle pubblicità’ che dilagano nel web, ma devi prenderti la responsabilita’ di CRITICO in prima persona e non volarci intorno.

    La mia personale visione e’ che oggi più che mai non esiste né il giusto né lo sbagliato, non ci sono regole, e nessuno ha la precedenza o esclusiva sulla musica e sull’organizzazione di eventi danzanti e non…esistono solo visioni personali, ben lontani dai dictat…
    L’Italia e’ vittima della globalizzazione, e la crisi “economica” in cui versa il nostro paese e’ la conseguenza della incapacità’ di avere un proprio prodotto interno che la supporti rispetto agli altri paesi europei, e questo si riflette anche nel mondo Disco….
    Per capirci, il pubblico vede i Led wall dell’ Ultra e li vuole vedere dal paninaro sotto casa, va’ al Time Warp e lo vuole in versione made in Italy, vede le foto dei boat party ibizenchi e si va’ a comprare la patente nautica!
    Piu’ che di “istruzioni” o “quarantene” si potrebbe stipulare una sorta di welfare del club, e visto che hai l’autorevolezza potresti iniziare a farlo e a conseguire consensi seri e altrettanto responsabili.
    Quindi nel frattempo opterei per supportare tutto (quello che crea lavoro e movimento in Italia) invece di criticare, soprattutto quelli che ci anno rimesso tanti soldini, provandoci…anche perché, come sicuramente saprai, tanti BIG DJ’s e ORGANIZZATORI MAGNIFICAT sono partiti da giovani, chi con grandi doti imprenditoriali e musicali innate,chi le ha sviluppate con l’esperienza degli errori, chi con la retorica, chi con doti berlusconiane, chi con gli asinelli dalla popo’ d’oro parcheggiati in garage…e chi con la parte posteriore del corpo ben sviluppata!!! (credo di essere stato esaustivo)

    Detto ciò, colgo l’occasione con piacere per invitare te e i lettori di soundwall a venirmi a sentire all’ Olimpico, perché’ al di la’ dei comunicati stampa, di chi organizza, delle poltrone in pelle umana dei club culture emperors…e della “nobilissima” arte della condanna, suono io ;) !
    Luigi “D Lewis” Di Filippo

  • http://www.djdlewis.com D Lewis

    Ciao Damir…ho letto con piacere molti tuoi articoli, tra l’altro in uno ho anche preso le tue difese, pur non conoscendoti personalmente, tanto per sottolineare che non ho pregiudizi di alcun tipo nei tuoi confronti, ne’ tantomeno per soundwall che seguo sempre con interesse.
    Ti scrivo per volgerti una personale critica.
    Il tuo articolo e’ stilisticamente pindarico e poco coraggioso.
    Mi spiego meglio, da bravo giornalista, avresti dovuto esprimerti piu’ chiaramente, in modo da non rivolgerti solo agli addetti ai lavori, che subito hanno colto il senso celato dietro le tue parole, ma a tutto il pubblico di soundwall.
    Per essere precisi e chiari con i lettori, l’evento di cui parli e’ il sounDrome, che si svolgerà il 28 Giugno 2012 allo Stadio Olimpico di Roma, dove suoneranno tanti dj (www.soundrome.it), e lavoreranno molte persone.
    Avresti dato la possibilita’ ai lettori di guardare il sito ufficiale dell’evento, seguire la line up, capire la location e formulare una propria valutazione sull’evento, invece di alimentare punti interrogativi, attraverso un lungo e contorto gioco di parole.
    Nella peggiore delle ipotesi il tuo pensiero visto da un’altra angolazione avrebbe suonato come un “purché se ne parli”…
    Saresti stato un giornalista coraggioso se avessi scritto : Salve sono Damir, oggi vi esprimo il mio dissenzo nei confronti di un festival che si svolgera’ a Roma il 28 etc etc, perche’ secondo me l’ufficio stampa dice cose inesatte e inappropriate, secondo me la line up e’ incoerente, e secondo me gli organizzatori sono privi di patentino…etc etc…mostrando tutta la mail ricevuta in redazione e non solo degli estrapolati, facendo un’opera di paragone con altri comunicati da te’ ricevuti e considerati piu’ idonei e rappresentativi di un “evento grosso”, dando cosi’ a noi lettori uno spunto di crescita intellettuale….
    Per farla piu’ facile, avresti dovuto fare come i critici ospiti di “Cinematografo” il programma di Marzullo, che dopo aver letto il libro, studiato la scenegiatura e aver visto in anteprima il film, vanno in tv e coraggiosamente esprimono il loro pensiero.
    Sai essere una buona penna, le critiche sono fondamentali e rendono frizzante questo magazine, soprattutto sui comunicati e sulle pubblicità’ che dilagano nel web, ma devi prenderti la responsabilita’ di CRITICO in prima persona e non volarci intorno.

    La mia personale visione e’ che oggi più che mai non esiste né il giusto né lo sbagliato, non ci sono regole, e nessuno ha la precedenza o esclusiva sulla musica e sull’organizzazione di eventi danzanti e non…esistono solo visioni personali, ben lontani dai dictat…
    L’Italia e’ vittima della globalizzazione, e la crisi “economica” in cui versa il nostro paese e’ la conseguenza della incapacità’ di avere un proprio prodotto interno che la supporti rispetto agli altri paesi europei, e questo si riflette anche nel mondo Disco….
    Per capirci, il pubblico vede i Led wall dell’ Ultra e li vuole vedere dal paninaro sotto casa, va’ al Time Warp e lo vuole in versione made in Italy, vede le foto dei boat party ibizenchi e si va’ a comprare la patente nautica!
    Piu’ che di “istruzioni” o “quarantene” si potrebbe stipulare una sorta di welfare del club, e visto che hai l’autorevolezza potresti iniziare a farlo e a conseguire consensi seri e altrettanto responsabili.
    Quindi nel frattempo opterei per supportare tutto (quello che crea lavoro e movimento in Italia) invece di criticare, soprattutto quelli che ci anno rimesso tanti soldini, provandoci…anche perché, come sicuramente saprai, tanti BIG DJ’s e ORGANIZZATORI MAGNIFICAT sono partiti da giovani, chi con grandi doti imprenditoriali e musicali innate,chi le ha sviluppate con l’esperienza degli errori, chi con la retorica, chi con doti berlusconiane, chi con gli asinelli dalla popo’ d’oro parcheggiati in garage…e chi con la parte posteriore del corpo ben sviluppata!!! (credo di essere stato esaustivo)

    Detto ciò, colgo l’occasione con piacere per invitare te e i lettori di soundwall a venirmi a sentire all’ Olimpico, perché’ al di la’ dei comunicati stampa, di chi organizza, delle poltrone in pelle umana dei club culture emperors…e della “nobilissima” arte della condanna, suono io ;) !
    Luigi “D Lewis” Di Filippo

  • Damir Ivic

    Luigi, grazie prima di tutto per aver letto e aver scritto, davvero.
    Purtroppo però devo respingere al mittente – sempre ovviamente secondo il mio punto di vista – praticamente tutte le tue osservazioni.
    Il festival in questione (sì, è quello di cui parli tu) non è stato nominato proprio perché il mio non è un discorso riferito esclusivamente a Soundrome, ma ha una valenza generale. Cosa che, a vedere le reazioni dei lettori e del web in giro, hanno devo dire capito un po’ tutti: solo una minima parte si è concentrata, sbagliando, a vedere nelle mie parole essenzialmente una critica all’evento specifico. Immagino che tu, essendo coinvolto personalmente in esso, abbia inevitabilmente “sentito” il mio posto come espressamente rivolto contro ciò che avverrà allo Stadio Olimpico.
    Non è una guerra Soundwall versus Soundrome. Per carità.
    E’ una guerra contro le modalità comunicative che Soundrome (ma non solo lui) ha adottato e contro chiunque le abbia adottate in passato e chiunque le adotterà in futuro. Quello sì.
    Tu opteresti per supportare tutto? Rispetto questa posizione, ma decisamente non è la mia. Nè mai lo sarà. Sai, io purtroppo sono un giornalista, non un ufficio stampa. Sono gli uffici stampa che supportano tutto. Missione del giornalista è invece informare e, se ne ha l’autorevolezza, l’esperienza e gli strumenti analitici, informare. L’autorevolezza che ho ovviamente non la decido io, la decidono quotidianamente le persone che mi leggono; l’esperienza e gli strumenti critici penso di averli. D’altro canto se sono quindici anni che mi mantengo lavorando nel campo della musica e della scrittura almeno qualcosina dovrò pur averla imparata (almeno, spero – mai essere troppo di sicuri di sé).
    Per te non esiste né il giusto né lo sbagliato? Ti lascio allora volentieri ad un mondo in cui Fernanda Lessa, Paris Hilton, Lapo Elkann e qualche fuoriuscito dal Grande Fratello possono dire di “fare club culture”.

    Detto questo, ti ringrazio sinceramente per i toni veramente pacati e civili, li apprezzo davvero molto. Non vedo nulla di male nel fatto che alla fine si resti con opinioni diverse, la mia visione può tranquillamente coesistere con la tua: ognuno farà del proprio meglio per portare avanti e diffondere la sua.

    Invito senz’altro i lettori di Soundwall a valutare la line up di Soundrome. Il grosso comunque lo cito già nel mio articolo. La mia valutazione è senz’altro negativa. Ma i critici sparano anche sui “cinepanettoni”, e i “cinepanettoni” riempiono – o almeno fino a qualche anno fa hanno riempito – le sale…

  • Damir Ivic

    Luigi, grazie prima di tutto per aver letto e aver scritto, davvero.
    Purtroppo però devo respingere al mittente – sempre ovviamente secondo il mio punto di vista – praticamente tutte le tue osservazioni.
    Il festival in questione (sì, è quello di cui parli tu) non è stato nominato proprio perché il mio non è un discorso riferito esclusivamente a Soundrome, ma ha una valenza generale. Cosa che, a vedere le reazioni dei lettori e del web in giro, hanno devo dire capito un po’ tutti: solo una minima parte si è concentrata, sbagliando, a vedere nelle mie parole essenzialmente una critica all’evento specifico. Immagino che tu, essendo coinvolto personalmente in esso, abbia inevitabilmente “sentito” il mio posto come espressamente rivolto contro ciò che avverrà allo Stadio Olimpico.
    Non è una guerra Soundwall versus Soundrome. Per carità.
    E’ una guerra contro le modalità comunicative che Soundrome (ma non solo lui) ha adottato e contro chiunque le abbia adottate in passato e chiunque le adotterà in futuro. Quello sì.
    Tu opteresti per supportare tutto? Rispetto questa posizione, ma decisamente non è la mia. Nè mai lo sarà. Sai, io purtroppo sono un giornalista, non un ufficio stampa. Sono gli uffici stampa che supportano tutto. Missione del giornalista è invece informare e, se ne ha l’autorevolezza, l’esperienza e gli strumenti analitici, informare. L’autorevolezza che ho ovviamente non la decido io, la decidono quotidianamente le persone che mi leggono; l’esperienza e gli strumenti critici penso di averli. D’altro canto se sono quindici anni che mi mantengo lavorando nel campo della musica e della scrittura almeno qualcosina dovrò pur averla imparata (almeno, spero – mai essere troppo di sicuri di sé).
    Per te non esiste né il giusto né lo sbagliato? Ti lascio allora volentieri ad un mondo in cui Fernanda Lessa, Paris Hilton, Lapo Elkann e qualche fuoriuscito dal Grande Fratello possono dire di “fare club culture”.

    Detto questo, ti ringrazio sinceramente per i toni veramente pacati e civili, li apprezzo davvero molto. Non vedo nulla di male nel fatto che alla fine si resti con opinioni diverse, la mia visione può tranquillamente coesistere con la tua: ognuno farà del proprio meglio per portare avanti e diffondere la sua.

    Invito senz’altro i lettori di Soundwall a valutare la line up di Soundrome. Il grosso comunque lo cito già nel mio articolo. La mia valutazione è senz’altro negativa. Ma i critici sparano anche sui “cinepanettoni”, e i “cinepanettoni” riempiono – o almeno fino a qualche anno fa hanno riempito – le sale…

  • http://www.djdlewis.com D Lewis

    Grazie a te per aver espresso meglio le tue idee e posizioni riguardo alla materia in questione.
    E rispetto tutte le idee diverse dalla mia, assolutamente.
    Alla prox on soundwall!

  • http://www.djdlewis.com D Lewis

    Grazie a te per aver espresso meglio le tue idee e posizioni riguardo alla materia in questione.
    E rispetto tutte le idee diverse dalla mia, assolutamente.
    Alla prox on soundwall!

  • Damir Ivic

    Alla prossima sì! E’ comunque un piacere avere degli scambi del genere!

    ps. Nella mia prima risposta c’è un “informare” ripetuto due volte, il secondo sarebbe invece “criticare”, ma penso che il senso si cogliesse. E’ che ho scritto la cosa in un momento di multitasking (troppo) estremo :-)

  • Damir Ivic

    Alla prossima sì! E’ comunque un piacere avere degli scambi del genere!

    ps. Nella mia prima risposta c’è un “informare” ripetuto due volte, il secondo sarebbe invece “criticare”, ma penso che il senso si cogliesse. E’ che ho scritto la cosa in un momento di multitasking (troppo) estremo :-)

  • Raibaz

    Ribadisco la stima per Damir e per il suo post che ho già espresso altrove, ma aggiungo anche un’enorme approvazione e gratitudine (per quello che può valere) per il tono dei commenti di D Lewis; al di là del fatto che abbiamo/abbiate idee diverse, l’unico modo di far crescere la club culture in Italia è riuscire ad arrivare a un confronto pacato e civile come il vostro, che costituisca uno scambio di idee proficuo e non il solito muro contro muro a cui spesso assistiamo.

    Bravi :)

  • Raibaz

    Ribadisco la stima per Damir e per il suo post che ho già espresso altrove, ma aggiungo anche un’enorme approvazione e gratitudine (per quello che può valere) per il tono dei commenti di D Lewis; al di là del fatto che abbiamo/abbiate idee diverse, l’unico modo di far crescere la club culture in Italia è riuscire ad arrivare a un confronto pacato e civile come il vostro, che costituisca uno scambio di idee proficuo e non il solito muro contro muro a cui spesso assistiamo.

    Bravi :)

  • menopop

    Ciao Damir
    da appassionato ed esigente consumer mi permetto qualche considerazione critica

    1 – Le recensioni dei concerti non visti, o anche mai avvenuti, sono un classico dei quotidiani in Italia, e non li userei come pietra di paragone per valutare un lavoro giornalistico. Insomma più una figura di merda che altro. Piuttosto mi preoccuperei (e incazzerei) molto di più per le (tra l’altro sgamabilissime) recensioni dei dischi non ascoltati da parte della stampa specializzata di settore , parimenti un classico, da gente che dovrebbe essere preparata e competente oltre che appassionata, per usare parole tue

    – “Non esiste una generazione che ci ha sostituito nè giovani che sappiano scrivere” è sicuramente un pò forte, permettimi però di dire che a parte le solite quattro firme ad oggi continuo a vedere anche nella stampa specializzata una competenza limitata e settoriale, un approccio anche competente ma “da fan” , spesso privo di una visione (e di una cultura) che vada al di là del genere musicale prediletto. Se ne parlava sui primi numeri di Rumore tipo 20 anni fa, e di significativi progressi (o di novelli Simon Reynolds) non ne vedo molti.
    Che poi mediamente la prosa sia spesso pretenziosa e senza una direzione, ben più che in passato, è un triste dato di fatto.

    – Parlavi di ricambio generazionale e regole di accesso al mercato del lavoro, estenderei il discorso dal giornalismo al variegato mondo del management/marketing/production dello spettacolo e all’incapacità dell’industria musicale “indipendente” (artisti compresi) di fare crescere una scena e strutturarsi anche sulla base di valori sostanzialmente diversi da quelli del mainstream. Non si tratta solo di mantenere posizioni di potere con l’effetto di non dare opportunità a chi meriterebbe il passaggio del testimone: il dilettantismo che giustamente stigmatizzi ha effetti comunque limitati e contingenti rispetto a familismo e cooptazione che in quanto “disvalori” culturali (that’s italy) hanno un peso ben diverso nel mantenere un sistema sociale arretrato, chiuso ed ancorato alla tradizione

    Grazie per il tuo lavoro
    sergio

  • menopop

    Ciao Damir
    da appassionato ed esigente consumer mi permetto qualche considerazione critica

    1 – Le recensioni dei concerti non visti, o anche mai avvenuti, sono un classico dei quotidiani in Italia, e non li userei come pietra di paragone per valutare un lavoro giornalistico. Insomma più una figura di merda che altro. Piuttosto mi preoccuperei (e incazzerei) molto di più per le (tra l’altro sgamabilissime) recensioni dei dischi non ascoltati da parte della stampa specializzata di settore , parimenti un classico, da gente che dovrebbe essere preparata e competente oltre che appassionata, per usare parole tue

    – “Non esiste una generazione che ci ha sostituito nè giovani che sappiano scrivere” è sicuramente un pò forte, permettimi però di dire che a parte le solite quattro firme ad oggi continuo a vedere anche nella stampa specializzata una competenza limitata e settoriale, un approccio anche competente ma “da fan” , spesso privo di una visione (e di una cultura) che vada al di là del genere musicale prediletto. Se ne parlava sui primi numeri di Rumore tipo 20 anni fa, e di significativi progressi (o di novelli Simon Reynolds) non ne vedo molti.
    Che poi mediamente la prosa sia spesso pretenziosa e senza una direzione, ben più che in passato, è un triste dato di fatto.

    – Parlavi di ricambio generazionale e regole di accesso al mercato del lavoro, estenderei il discorso dal giornalismo al variegato mondo del management/marketing/production dello spettacolo e all’incapacità dell’industria musicale “indipendente” (artisti compresi) di fare crescere una scena e strutturarsi anche sulla base di valori sostanzialmente diversi da quelli del mainstream. Non si tratta solo di mantenere posizioni di potere con l’effetto di non dare opportunità a chi meriterebbe il passaggio del testimone: il dilettantismo che giustamente stigmatizzi ha effetti comunque limitati e contingenti rispetto a familismo e cooptazione che in quanto “disvalori” culturali (that’s italy) hanno un peso ben diverso nel mantenere un sistema sociale arretrato, chiuso ed ancorato alla tradizione

    Grazie per il tuo lavoro
    sergio

  • Damir Ivic

    Ribadisco prima di tutto anche io l’apprezzamento per come si è posto Luigi / D Lewis, che è lo stesso che poi hanno usato anche altre persone che hanno contattato me o Soundwall in privato: è normale e in certi punti pure giusto avere opinioni diverse, ma un confronto aperto è sempre occasione di crescita per tutti.

    Passo poi a rispondere a Sergio, anche qui un bell’intervento con un’analisi attenta e punti precisi sollevati. Dico allora la mia, seguendo il suo schema:

    1) Le recensioni di concerti non visti non sono propriamente un classico. Lo sono magari proprio per il Fegiz, che da caposervizio fece mandare una povera crista in Svezia per vedere l’anteprima europea di un tour di Tom Waits chiamandola alle 17 dicendo “Mi devi dare il pezzo entro le 20″ “Ma il concerto inizia alle 21!” “Se non mi dai il pezzo entro le 20 non scriverai mai più sul Corriere”. Però in generale è un fenomeno abbastanza raro. Molto più diffuso, anzi, quasi sistematico è l’altro fenomeno che dici tu, il prendere di peso dai comunicati stampa. Ci tornerò sopra sicuramente. Non posso esaurire tutti gli argomenti da invettiva in un colpo solo, no? :-)

    2) Posso darti abbastanza ragione (chiaramente si parla generalizzando). Ma ti dico: sai perché questo è successo? Proprio perché non c’è mai stato ricambio. Oggi al posto di Fegiz dovrebbe esserci un Fabio De Luca, al posto di Fabio dovrebbe esserci un Giorgio Valletta o un Andrea Pomini, al posto di Valletta e Pomini dovrebbero esserci dei ragazzi di venti, venticinque anni (giusto per stare come esempio su Rumore, ma potrei farti lo stesso ragionamento con altri nomi di altri giornali). Si è interrotta una catena, col risultato che l’ultimo anello – quello più debole – non ha più lo spazio per farsi veramente le ossa che non sia il web. Bello il web, democratico il web, ma anche un posto dove giornalisticamente la situazione è ancora troppo “facile”, troppo poco esigente e troppo poco formativa. Puoi scrivere quanto vuoi – non ci sono limiti di spazio – che quello che vuoi – perché di regola gli errori o le sparate su web hanno meno peso specifico che su carta, ne converrai. Il fatto poi che Google permetta a tutti di avere accesso a TUTTE le informazioni (e di leggere un Simon Reynolds in tempo quasi reale, copiandone idee, spunti ed espressioni) porta alla prosa che tu definisci pretenziosa. Spesso lo è non solo la prosa, ma anche il modo di pensare. Far sedimentare l’esperienza negli anni, andare in giro a vedere concerti e serate e non solo conoscere tutte le playlist e le discografie via web, fa ancora la differenza. Eccome.

    3) Qua ovviamente ci infiliamo in un discorso più vasto. Per limitarlo a quanto volevo esprimere coll’articolo che stiamo commentando: la scena dance / elettronica nasca naturaliter diversa, è stata un grande scossone (anche positivo!) ai meccanismi dell’industria dell’intrattenimento e della produzione musicale. E’ ancora un settore fresco, dinamico, dove familismo e cooptazione hanno meno peso che in altri rami industriali della società italiana. Proprio per questo bisogna essere doppiamente attenti e critici contro il dilettantismo, o la superficialità: il dinamismo impresso dall’ingresso della club culture nel nostro paese è una opportunità. Essere critici verso tutte le derive negative (ovviamente: quelle che a me sembrano derive negative, ma a vedere le reazioni a questo pezzo le mie sensazioni sono abbastanza condivise) è quindi doppiamente importante.

    …grazie a te per le tue considerazioni!

  • Damir Ivic

    Ribadisco prima di tutto anche io l’apprezzamento per come si è posto Luigi / D Lewis, che è lo stesso che poi hanno usato anche altre persone che hanno contattato me o Soundwall in privato: è normale e in certi punti pure giusto avere opinioni diverse, ma un confronto aperto è sempre occasione di crescita per tutti.

    Passo poi a rispondere a Sergio, anche qui un bell’intervento con un’analisi attenta e punti precisi sollevati. Dico allora la mia, seguendo il suo schema:

    1) Le recensioni di concerti non visti non sono propriamente un classico. Lo sono magari proprio per il Fegiz, che da caposervizio fece mandare una povera crista in Svezia per vedere l’anteprima europea di un tour di Tom Waits chiamandola alle 17 dicendo “Mi devi dare il pezzo entro le 20″ “Ma il concerto inizia alle 21!” “Se non mi dai il pezzo entro le 20 non scriverai mai più sul Corriere”. Però in generale è un fenomeno abbastanza raro. Molto più diffuso, anzi, quasi sistematico è l’altro fenomeno che dici tu, il prendere di peso dai comunicati stampa. Ci tornerò sopra sicuramente. Non posso esaurire tutti gli argomenti da invettiva in un colpo solo, no? :-)

    2) Posso darti abbastanza ragione (chiaramente si parla generalizzando). Ma ti dico: sai perché questo è successo? Proprio perché non c’è mai stato ricambio. Oggi al posto di Fegiz dovrebbe esserci un Fabio De Luca, al posto di Fabio dovrebbe esserci un Giorgio Valletta o un Andrea Pomini, al posto di Valletta e Pomini dovrebbero esserci dei ragazzi di venti, venticinque anni (giusto per stare come esempio su Rumore, ma potrei farti lo stesso ragionamento con altri nomi di altri giornali). Si è interrotta una catena, col risultato che l’ultimo anello – quello più debole – non ha più lo spazio per farsi veramente le ossa che non sia il web. Bello il web, democratico il web, ma anche un posto dove giornalisticamente la situazione è ancora troppo “facile”, troppo poco esigente e troppo poco formativa. Puoi scrivere quanto vuoi – non ci sono limiti di spazio – che quello che vuoi – perché di regola gli errori o le sparate su web hanno meno peso specifico che su carta, ne converrai. Il fatto poi che Google permetta a tutti di avere accesso a TUTTE le informazioni (e di leggere un Simon Reynolds in tempo quasi reale, copiandone idee, spunti ed espressioni) porta alla prosa che tu definisci pretenziosa. Spesso lo è non solo la prosa, ma anche il modo di pensare. Far sedimentare l’esperienza negli anni, andare in giro a vedere concerti e serate e non solo conoscere tutte le playlist e le discografie via web, fa ancora la differenza. Eccome.

    3) Qua ovviamente ci infiliamo in un discorso più vasto. Per limitarlo a quanto volevo esprimere coll’articolo che stiamo commentando: la scena dance / elettronica nasca naturaliter diversa, è stata un grande scossone (anche positivo!) ai meccanismi dell’industria dell’intrattenimento e della produzione musicale. E’ ancora un settore fresco, dinamico, dove familismo e cooptazione hanno meno peso che in altri rami industriali della società italiana. Proprio per questo bisogna essere doppiamente attenti e critici contro il dilettantismo, o la superficialità: il dinamismo impresso dall’ingresso della club culture nel nostro paese è una opportunità. Essere critici verso tutte le derive negative (ovviamente: quelle che a me sembrano derive negative, ma a vedere le reazioni a questo pezzo le mie sensazioni sono abbastanza condivise) è quindi doppiamente importante.

    …grazie a te per le tue considerazioni!

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