Grischa Lichtenberger: manipolazioni sonore di casa Raster Noton

Grischa Lichtenberger è la nuova piccola scoperta della Raster Noton. E a sentire lui, sembra che tutto questo sia stato un incidente di percorso… difficile da immaginare se si ascolta la produzione musicale di questo giovane e talentuoso 29enne di Bielefeld, piccola cittadina nel nord della Germania. Una ricerca musicale molto concettuale che riesce a comunicare tutto il contrasto tra materia e organico, tra beat puliti e sintetici perfettamente ovattati e rumori industriali di rotelle sporche, tra l’ascolto e la manipolazione sonora, tra ciò che è emozionalmente pop e ciò che è invece materialmente techno.

Ciao Grischa, il tuo percorso artistico è iniziato con il progetto Treibgut, un progetto molto ampio e interessante. Puoi descriverlo brevemente?

Non so se posso descrivere brevemente, ma ci proverò. Non era esattamente un progetto, ma era qualcosa di più, si riferisce al paesaggio vicino Düsseldorf, una città in Germania, ed è stato il titolo per la mia prima release, ma non conteneva solo musica, ma anche foto e dipinti.

Sei quindi interessato anche alle arti visive?

Sì, è sempre stato così per me, quando mi fermo a scrivere, comincio a dipinti e quando mi fermo a dipingere i iniziare con la musica ma erano stati sempre collegati. C’è sempre qualcosa da fare.

Il tuo suono è molto intenso e diretto, oscilla tra beat puliti e diretti ed agghiaccianti rumori digitalizzati. Come avviene la tua ricerca musicale?

Registrando, tutto ciò che cattura la mia attenzione lo registro, così faccio la maggior parte del tempo, dalle cose materiali ai rumori di fuori, da quando ho comprato lo Zoom, un registratore, poi mi diverto parecchio (ride). Inizialmente usavo microfoni di ogni tipo, molto economici che avevano già di per sè un qualche rumore, per esempio usavo questo piccolo microfono stereo di un vecchio walkman, mio padre lo utilizzava per lavoro, e aveva come una clip di metallo e quando lo toccavi o spostavi provocavi un rumore che veniva registrato anche non volendo ed io riutilizzavo questi incidenti sonori. All’inizio facevo musica elettronica in modo molto old school con un dispositivo a nastro con 4 canali, ero alla ricerca di suoni ritmici, ma non avevo una batteria, così ho iniziato cliccando sui cavi e a fare un po’ di rumore nello spazio e così via… e intuitivamente fu come una ricerca sui materiali.

Unire beat bassosi e morbidi a rumori freddi industriali crea un contrasto quasi dissonante, c’è inoltre un abbondante uso di pause, silenzi che fungono da suoni…mi viene in mente Ikeda. Puoi dirci quali sono le tue influenze?

Ci sono così tante influenze, tutto può essere fonte di inspirazione. Il mio ingresso nella musica elettronica è stato un incidente, ho trovato alcune persone, come la Raster Noton, ai quali mi sento molto vicino, li ascoltavo quando avevo 15 o 16 anni, come cose della Warp Record, come gli Autechre, i Boards of Canada ed Aphex Twin. Questo perchè la mia “attività” musicale inizia con il rock, iniziai scrivendo canzoni da me e le suonavo con la chitarra, ho sempre cercato un tocco personale nella musica, trovavo davvero interessanti band post-rock come i Tortoise per esempio. E tutta la musica elettronica è venuta dopo.

Il tuo nuovo album sta per uscire a breve. Come e quanto hai lavorato a questo progetto?

Un sacco di tempo (ride). Non so esattamente, 2 anni più o meno, non è che ho lavorato su di esso ogni giorno 10 ore per 2 anni… (ride), ma sì, è stato un progetto molto lungo.

I suoni che hai usato in questo album sono molto curati e intensi, quali sono i tuoi strumenti?

Ho cercato di improvvisare con dispositivi diversi tra loro, per non creare effetti come quelli di un sequencer, ma molto più aperti. Come per il campionamento, ho registrato i suoni e li ho manipolati in seguito.

I titoli delle tracce sono in realtà numeri e lettere, quasi a caso, come se ricordare il nome delle tracce non fosse importante. Perché hai fatto questa scelta?

Beh… la scelta deriva dal fatto che ho voluto evitare una cosa molto ben precisa, cioè che il nome del titolo potesse suggerire già cosa la traccia significhi. Ma nonostante ciò i titoli non sono casuali, alcune tracce hanno il titolo di una data, ecco, le traccie sono memorizzate nel mio computer e ordinate secondo il giorno e l’ora in cui vengono inserite e scritte e quindi hanno una loro linea temporale che mi permette di organizzare e capire quale è stata scritta prima e quale dopo segna bisogno di assegnare altri nomi.. quindi il computer assegna automaticamente le lettere e numeri a tutti le traccie così che io possa orientarmi nel’archivio. Quindi non ho pensato fosse necessario rinominarle aggiungendo altri significati a ciò che già c’è. Diciamo che può sembrare qualcosa di ermetico ma in realtà è un approccio assolutamente espressivo e semplice.

Ti posso chiedere cosa significhi la traccia di nome uu78?

Questa è in realtà diversa… è più concettuale.

Mi ricorda il nome di una linea della metro di Berlino.

Sì, è lei (sorride), alla stazione di Hermann Platz quando entri nella U7 uscendo dalla U8, come in un sistema di connessione tra due canali; ho utilizzato questi due nomi insieme in un ordine diverso per chiamare una traccia Uu78.

English Version:

Grischa Lichtenberger is the newest music producer made in Raster Noton. And according to him, it seems that this has been an accident, hard to imagine if you listen to the music production of this young and talented 29 year old from Bielefeld, a small town in nort-west Germany. A very conceptual musical research that succeeds in communicating the contrast between matter and organic, between clean and synthetic muffled beats in contrast with industrial sounds of dirty wheels, between what is emotionally pop instead to what is materially techno.

Hi Grischa, your artistic career began with the Treibgut project, a project very wide and interesting. Can you describe it briefly?

I don’t know if i can debsribe it briefly, but i’ll try. It was not exactly a project but it was something more about a side of Dusseldorf, a city in Germany, and it was the title for my first release but it contained not only music, but also photos and paintings.

Are you interested also in visual arts?

Yes, it was always like this for me, when i stop to writing, i start to painted and when i stop to paint i start with music but they were been always connected. There always something to do.

Your sound is very intense and direct, its between clean and direct beats and digitalized industrial noise. How is your sound research?

I record everything myself, like most of the time, from material things of outside with a zoom recorder. Originally was with very chip microphones which they had a noise for itself, for instance i have this tiny stereo microphone from an old walkman, my father used to record words with, and it had like a metal clip, and when you twisted it or move it it makes a noise and i use this incidents more and more.originally started to make electronic music with very old school 4 track tape device, i was looking for drum sounds, but i had no drum, so i started just clicking on the cable and make some space noise… and i just started intuitively like a material research.

Joining beats and cold industrial noise creates a nearly contrast dissonant, there is also a generous use of pauses, silences as sounds… I can think of Ikeda. Can you tell us what are your influences?

There are so many influences, everything inspires me. My entry to electronic music was like an accident, i found some people, like the raster noton, they are very similar to me, i listened to them when i was 15th or 16th and also a lot of Warp record stuffs, like Autechre, Boards of canada, Aphex twin. Because i came from the rock and i sing a song witer things to create a personal touch, i really found interesting post rock bands like tortoise. And all the electronic music comes later.

Your new album is coming out soon. How and how much have you worked on this project?

A lot of time, i don’t know exactly, more or less 2 years, it’s not like i worked on it every day 10 hours for 2 years… but yes, it was a long project.

Which tools have you used in the creation of your new album?

I tried to improvice with different devices, not like a sequencer but more open. Like sampling, i record sounds and than manipolated them later.

The titles of the tracks are actually numbers and letters, almost at random, as if remembering the name of the track was not important. Why did you make this choice?

Yes, i really want avoid in one way: that the title name should suggest you what the tracks is about. But they are not random, some tracks have the title with a date, they are in my file system ordered from day and hour in a track line and so the computer gave automatically those letters and numbers to all them. So i can orient myself to the archive in the computer and i don’t want to rename them.

What about the track named uu78?

This is actually different, it’s more conceptual…

It’s maybe from the u-bahn 7 in Berlin?

Yes it is, to Hermann plapz station when the u7 comes into u8 they comes in connection, and yes i use this two names together in a different order to call a track Uu78.

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