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		<title>John Talabot &#8220;fIN&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Braidotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati ormai i tempi in cui quel ragazzo basco si divertiva a giocare “rubando” e modellando vari campioni di dischi sconosciuti, figli di un attento e prolungato ascolto. John Talabot non è uno di quei tipi nati già “imparati”, ma al contrario ha dovuto formarsi da solo e impegnarsi molto per poter imporre il suo sound. Risulta davvero incredibile pensare che il successo sia arrivato improvvisamente e quasi per caso in seguito a “Sunshine”, pubblicata, per diletto, su Myspace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/talabotfin.png"><img src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/talabotfin.png" alt="" title="talabotfin" width="550" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-17432" /></a></p>
<p>Sono passati ormai i tempi in cui quel ragazzo basco si divertiva a giocare “rubando” e modellando vari campioni di dischi sconosciuti, figli di un attento e prolungato ascolto. John Talabot non è uno di quei tipi nati già “imparati”, ma al contrario ha dovuto formarsi da solo e impegnarsi molto per poter imporre il suo sound. Risulta davvero incredibile pensare che il successo sia arrivato improvvisamente e quasi per caso in seguito a “Sunshine”, pubblicata, per diletto, su Myspace nel 2009. Ora tutto è cambiato e John Talabot non può più sfuggire da quei riflettori, ostici nemici negli anni della sua ostentata volontà di rimanere anonimo. Su di lui si sono già sprecati paragoni eccellenti (con Nicolas Jaar per dirne uno) e non poteva essere altrimenti, specie dopo l’ascolto del suo ultimo album &#8220;fIN&#8221; uscito su Permanent Vacation, grazie al quale ha potuto farsi conoscere anche dal pubblico italiano nelle sue recentissime apparizioni al Rashomon e al Tunnel. Analizzando in profondità il tutto non può passare in secondo piano la lenta metamorfosi dell’artista nella quale le ritmiche houseggianti degli esordi cedono il passo a vibrazioni decisamente più dark. Proprio a tal proposito va motivata la scelta del titolo dell’album (“fIN”) attraverso cui John desidera condividere la soddisfazione a seguito della conclusione del suo lavoro, frutto di un ingente investimento di fatiche e tempo.</p>
<p>Veniamo dunque al principio. L&#8217;impatto iniziale è davvero forte, in “Depak Ine” infatti traspare l’animo dark testimoniato da cut vocali slow pregevolmente assemblato al sapore etnico e all’atmosfera di una realtà completamente naturale. Un filo conduttore velato ma che ritroviamo successivamente anche in “Destiny” dove lo stampo vocale dell’amico Miguel Barros aka Pional si contrappone ad un ambient sofistico con bells tanto insistenti quanto adeguati all&#8217;interno di un contesto progressivo davvero travolgente. Lo stesso Pional si ritroverà poi nell’elegantissima deep house di “So Will Be Now”, forse il brano più &#8220;commerciale&#8221; dell’intero album, un compendio di vocale e sinfonia ammirabili alle prime luci dell’alba. Non può mancare inoltre la firma di Ekhi Lopetegi, la faccia più nota dei Delorean, con il quale confeziona “Journeys” caratterizzata da una melodica chill out squisitamente dolce che a poco a poco diviene più articolata. Con “El Oeste” si manifesta palesemente l’irrisoria facilità con la quale il catalano ostenta il fremito del suono balearico supplito dalla consistenza e raffinatezza del synth. Funk e reminiscenze made in 80’s contraddistinguono “Estiu” affiorando in seguito nella stessa “Oro Y Sangre” con synths decisamente più acri e atmosfere emozionali. Un ricordo agli anni passati che continua a pulsare anche nel beat pungente di “When The Past was Present”  tra un’armonia divergente e sfumature simil trance. &#8220;Horse&#8221; e soprattutto “Last Land” riportano in auge con grande pacatezza quella folk malinconica che tanto ricorda lo spirito di Caribou, dei quali John non nega di essere un fan sfegatato. L’analisi termina con la profondità legata agli spunti sonori di &#8220;Missing You&#8221; inglobati in un vortice funk molto convincente.</p>
<p>Poche (quasi nulle) finora sono state le critiche, molti invece gli apprezzamenti. Personalmente non penso di esagerare nell’affermare che l’originalità e il perfezionismo di questo lavoro lo inseriscono di diritto tra i canditati al premio di album elettronico dell’anno. </p>
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		<title>Futureboogie DJs: the dancefloor of days to come.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Dioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviews]]></category>
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		<description><![CDATA[Devo essere sincero, in un primo momento i nomi di Dave Harvey e di Steve Nickolls non mi hanno detto molto e probabilmente neppure a voi. Mentre se vi parlo dei Crazy P, dei Waifs &#38; Strays, di Julio Bashmore (citandone solo alcuni) sono quasi sicuro che ne avete sentito parlare nell’ultimo anno. Dunque chi sono Dave Harvey e di Steve Nickolls? Sono coloro che si celano dietro il nome Futureboogie. Da 10 anni dj, conduttori radiofonici ed organizzatori di serate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17420" title="future boogie 1" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/futureboogie1.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Devo essere sincero, in un primo momento i nomi di Dave Harvey e di Steve Nickolls non mi hanno detto molto e probabilmente neppure a voi. Mentre se vi parlo dei Crazy P, dei Waifs &amp; Strays, di Julio Bashmore (citandone solo alcuni) sono quasi sicuro che ne avete sentito parlare nell’ultimo anno. Dunque chi sono Dave Harvey e di Steve Nickolls? Sono coloro che si celano dietro il nome Futureboogie. Da 10 anni dj, conduttori radiofonici ed organizzatori di serate e party a Bristol e dintorni. Un anno fa decisero di fondare l’omonima etichetta ‘Futureboogie Records’ che con uno stile molto eclettico, in continua evoluzione e con uno sguardo rivolto al futuro, si è imposta tra le etichette di maggior successo nel 2011. Andiamo a conoscerli meglio&#8230;</p>
<p><strong>Ciao Dave e Steve, benvenuti su Soundwall!<br />
Domanda scontata: come vi siete conosciuti ecome è nato il vostro rapporto professionale?</strong></p>
<p>Ciao a tutti, grazie per averci ospitato&#8230;<br />
Ci siamo incontrati a Leicester molte lune fa, finivamo sempre per incontrarci nelle stesse serate in città e dopo qualche incertezza iniziale abbiamo iniziato a fare serate assieme e successivamente questo rapporto si è consolidato quando ci siamo trasferiti a Bristol ed abbiamo iniziato il progetto ‘Seen’ – precursore di Futureboogie.</p>
<p><strong>Quale idea vi era alla base del marchio/dell’etichetta che avete fondato assieme?</strong></p>
<p>Eravamo all’interno di un’enorme e varia scena musicale che non vedevamo rappresentata fuori da Londra – dalla broken beat alla house passando per tutto quello che vi è in mezzo – un eclettico mix di roba su cui lavorare assieme. Vi erano, ovviamente, delle eccezioni a questo, Manchester aveva l’Electric Chair ed un’ottima selezione di serate dove si poteva ascoltare ogni genere musicale, ma non vi era nulla del genere in Leicester o Bristol cosicché abbiamo pensato di suonare noi tutta la musica che ci piaceva.</p>
<p>Per quanto riguarda l’etichetta era solo qualcosa che avevamo sempre voluto fare – ne abbiamo parlato per anni ed abbiamo sempre voluto creare un etichetta per la musica che vorremmo suonare – vogliamo dare all’etichetta un range molto vario ed etichette come Sonar Kollektiv e Compost ci hanno sicuramente molto influenzato.</p>
<p><strong>Da dove deriva la vostra passione per la musica? Cosa facevate prima di diventare dj e a cosa vi sareste dedicati se non avreste intrapreso la carriera da dj/produttori?</strong></p>
<p>Abbiamo avuto diversi pessimi lavori ed anche alcuni buoni – pub di merda, ottimi club, consegnare giornali, panifici, giornalismo musicale, camminare sulla luna, di tutti i tipi – abbiamo in un certo senso lavorato entrambi nel settore musicale fin da adolescenti. Credo che la passione per la musica derivi proprio da come ti fa sentire – come succede ad alcune persone, a differenza di altre che non ne vengono minimamente sfiorate, noi l’abbiamo sempre sentita fin nelle viscere&#8230;</p>
<p><strong>Quale preferite tra i tanti lavori che fate: produttori, organizzatori di eventi, djs? A cosa vi dedicate nel prezioso tempo libero che vi rimane?</strong></p>
<p>Credo che entrambi amiamo la parte del lavoro in cui si programmano le cose – è un’enorme soddisfazione scegliere artisti che ami e dirigerli nel modo in cui tu pensi si incastrino nel migliore dei modi. Arrivare a prenotare i tuoi artisti preferiti come lavoro è qualcosa di cui siamo davvero grati – è come il fantacalcio, ma nella realtà. Ovviamente amiamo fare i dj – credo che sarebbe sicuramente la prima scelta in assoluto, ma anche fondare l’etichetta è stato davvero eccitante – possiamo scegliere tutto?</p>
<p><strong>Parliamo ora del marchio ‘Futureboogie’ e del primo anno dell’etichetta: a 10 anni dalla nascita vi aspettavate così tanto successo? (non siate modesti). Rappresenta ancora “The Dancefloor Of Days To Come”?</strong></p>
<p>Sai cosa, siamo stati praticamente travolti da quanto tutto ciò è stato apprezzato – ci sono talmente tanti fattori coinvolti, ma ci sembra di essere stati molto fortunati poiché molti dei nostri buoni amici realizzano musica di qualità tutta nello stesso periodo e questo pare creare attorno all’etichetta sempre più ‘cose buone’, serate, party, persone – arrivano tutti assieme, aggiungendosi ad un qualcosa di più grande. È stata fortuna e speriamo di trovarci all’inizio di un nuovo “capitolo” che ci pare essere molto divertente dopo 10 anni di attività.</p>
<p>Sono assolutamente convinto che tutto ciò rappresenti il dancefloor dei giorni a venire – mi piace quella frase!</p>
<p><strong>Quali obiettivi avete raggiunto e quali non siete riusciti a realizzare? Qualcosa per cui siete rimasti delusi e quali obiettivi vi ponete per i prossimi 10 anni?</strong></p>
<p>La perdita dei capelli è stata deludente e dormire un po’ di più in questi anni non sarebbe stato male – e ovviamente vi sono ancora molte cose che abbiamo voglia di fare – ma abbiamo avuto anche molti momenti fantastici finora ed incrocio le dita affinché continuino ad arrivare.</p>
<p><strong>Come avviene la ricerca di nuovi talenti? E com’è il rapporto di lavoro con gli artisti della vostra etichetta?</strong></p>
<p>Ad essere onesti fino ad ora abbiamo lavorato con persone che conoscevamo già, o in un qualche modo collegati a noi attraverso la scena musicale di Bristol, tramite party in città, festival o serate. Abbiamo ancora da produrre così tanta musica buona dalle persone con cui abbiamo già lavorato ed un sacco di cose nuove che ci arrivano da persone nuove che, come ho detto, siamo davvero molto fortunati. Ci hanno spesso chiesto se producevamo musica solo di artisti di Bristol – ciò non ha ovviamente senso, l’obiettivo principale dell’etichetta è quello di produrre buona musica – ma finora proviene da persone con cui siamo legati, provenienti principalmente da Bristol, ma quest’anno si inizierà a vedere anche materiale di persone provenienti da più lontano e comunque rimaniamo sempre alla ricerca di nuova musica. Detto questo – l’atmosfera familiare è una componente abbastanza importante per noi – poi se si tratta di buona musica da parte di qualcuno che è anche nostro amico allora è il bonus è doppio.</p>
<p>Relazione tra l’etichetta e gli artisti? Possiamo avere un altro drink?</p>
<p><strong>In base alla vostra esperienza, com’è cambiato il mondo della musica elettronica nell’ultimo decennio? E riprendendo il vostro motto potete dirci come si evolverà nel futuro? Di fronte a quali dischi rimarremo colpiti nel prossimi mesi/anni?</strong></p>
<p>Mmmh – questa è una grande domanda! Non ho idea di come si evolverà la musica in futuro, ma non vedo l’ora di scoprirlo. Cosa supererà il test del tempo? Non ne ho idea, ma è tardi ed il letto chiama!</p>
<p><strong>Cosa ne pensate dell’utilizzo dei computere dei software per fare musica ed esibirsi? Da quale parte state riguardo al dibattito: analogico vs digitale? E poi un parere personale sul tanto discusso tasto ‘synch’?</strong></p>
<p>Un altro grosso quesito – penso che per noi sia molto semplice – prima di tutto viene la musica – e non il mezzo/formato con cui viene distribuita. Abbiamo discusso su questo e crediamo vi sia un po’ di snobismo che va di pari passo con ciò in termini di djing. Per noi conta solamente la musica – comunque non sono un grande fan del djing sincronizzato – (il tasto synch) sembra essere una mossa abbastanza inutile e sicuramente porta via parte della passione e non solo dal lavoro del dj.</p>
<p>In termini di produzione – analogico vs. digitale – noi amiamo molto la roba analogica ed allo stesso tempo amiamo molto la roba prodotta digitalmente, infatti pensiamo vi sia spazio per entrambe, se qualcuno rende qualcosa di fantastico un po’ più semplice attraverso la tecnologia questo non significa che non sia valido! Detto questo – crediamo sia molto importante mantenere vivo il vinile, possedere qualcosa che puoi tenere in mano le conferisce un valore completamente diverso rispetto ad un file virtuale e ciò è veramente importante.</p>
<p><strong>Infine parliamo del vostro futuro: nuovi progetti, artisti, news? Cosa ci consigliate di seguire/ascoltare nel 2012 (ovviamente oltre alla compilation ‘10)?</strong></p>
<p>Vi è così tanta ottima musica in uscita al momento – Claremont 56 ha un’eccellente nuovo progetto ‘Paquaand’ e tutto ciò che abbiamo sentito finora suona alla grande; tutto il materiale della Crosstown sembra essere davvero buono e vario, stessa cosa per le produzioni da Wolf Music, Eglo, FINA, tutto quello su cui mette mano Todd Terje è ottimo, anche tutti i ragazzi che fanno musica house adesso la rendono davvero interessante ed emozionante, trasformando in nuova una disco di vecchia forma – continuiamo inoltre a trovare tracce incredibili che non abbiamo mai sentito, è come un mondo a parte che continua a fornirci musica.</p>
<p>Julio Bashmore sta per far uscire il proprio LP quest’anno che è davvero emozionante, tutti i nostri artisti hanno un mucchio di progetti di diverso genere in cantiere, siamo vicini a firmare alcuni brani di Felix Dickinson dai Cynic, i ragazzi dei PBR Streetgang hanno quasi terminato un EP per noi e siamo costantemente alla ricerca di cose nuove così da guardare oltre e vedere dove si va a finire!</p>
<p><strong>English Version:</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17421" title="future boogie 2" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/futureboogie2.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>To be honest, at first the names of Dave Harvey and Steve Nickolls didn’t say much to me and probably neither to you. While if I speak you about Crazy P, Waifs &amp; Strays and Julio Bashmore (to name only someone) I’m pretty sure that you’ve heard about them last year. So who are Dave Harvey and Steve Nickolls? They are the guys behind Futureboogie. From 10 years they have been dj, radio hosts and organizers of gigs and parties in Bristol and in the rest of the country. A year ago they decided to found the homonymous label ‘Futureboogie Records’ that with a very eclectic style, continuously evolving and an eye to the future, has emerged among the most successful label in 2011. Let’s go to know them better&#8230;</p>
<p><strong>Hi Dave and Steve, welcome on Soundwall!<br />
Obvious question: how did you meet and how was your professional relationship born?</strong></p>
<p>Hi there – thanks for having us…<br />
We met in Leicester many moons ago, we ended up at a lot of the same club nights in the city and after some initial trepidation, started putting nights on together and this was cemented when we moved to Bristol and started ‘Seen’  &#8211; the precursor to Futureboogie.</p>
<p><strong>What idea was at the base of the brand/label that you have founded together?</strong></p>
<p>We were really into lots of varied music that we didn’t see represented outside London – from broken beat to house with everything in between – an eclectic mix of stuff that worked together – therewere obviously exceptions to this rule, Manchester had Electric Chair and a really good selection of nights where you could hear all sorts of music but there was nothing in Leicester or Bristol that we thought played all the music we liked. With the label it was just something we had always wanted to do – we talked about it for years and just really wanted to start a label for stuff that we would want to play – we want to give the label an eclectic range – labels like Sonar Kollektiv and Compost were certainly a big influence.</p>
<p><strong>Where does your passion for music come from? What did you do before becoming djs and what would you be if you had not started careers in music?</strong></p>
<p>We’ve had several bad jobs and some good ones too – shit pubs, great clubs, paper rounds, bread factories, music journalism, moon walking, all sorts – we’ve both worked in music in some way since we were teenagers, I think passion for music just comes from how it makes you feel – it happens for some people but for others it just doesn’t even touch them, it’s always got us right in the gut….</p>
<p><strong>Which do you prefer between the many jobs that you do: agency, festival programming, djs? How do you spend your precious free time?</strong></p>
<p>I think we both absolutely love the programming side of things – it’s a massive blessing to get to pick the artists you love and direct how you think they all fit together best. Getting to book your favoritesartists as a job is something we are really grateful to get to do – it’s like fantasy football league but for real. Obviously we absolutely love djing – I think that would definitely be first choice out of everything but then the label has been really exciting too – can we just have them all???</p>
<p><strong>Let’s talk about ‘Futureboogie’ and first year of the label: 10 years after the birth of the brand, did you expect so much success? (Don’t be modest). Does it still represent to you “The Dancefloor Of Days To Come”?</strong></p>
<p>Do you know what, we’ve been pretty blown away by how well it’s been received – there are so many factors involved but we seem to have been really lucky with so many of our good friends making quality music all in the same period and that certainly seems to be creating more and more good stuff around the label, nights, parties, people – all really coming together and adding to the greater whole. It’s been ace and hopefully we’re at the beginning of a new “chapter” – can I say that!??! – seems funny after ten years in the business. I definitely think it still represents the dancefloor of days to come yeah – I like that line!</p>
<p><strong>What targets have you reached and not reached? Has anything been a disappointment, and what objectives do you pose for the next 10 years?</strong></p>
<p>The loss of hair has been disappointing and some more sleep over the years wouldn’t have gone amiss – and of course there is loads we still want to do – but we’ve had some amazing times so far and fingers crossed they are gonna keep coming.</p>
<p><strong>How do you find new talent? And how does the relationship work between the artists and the label?</strong></p>
<p>To be honest so far we have just been working with people we already know, have connections to anyway, through the Bristol scene, through partying all over the country, through festivals, late nights and good times. We still have so much good stuff to put out from people we have already worked with and loads of new stuff coming in from those and new people so really as I said, we’ve been really lucky. We often get asked if we only put stuff out by people from Bristol – this is nonsense of course, the label’s primary goal is to put out great music – but so far it’s all been from people we have connections with, largely from Bristol but this year people will start to see stuff from further afield and we are always on the look out for new music. Having said that – the family vibe is quite a big part of it for us – if it’s great music from people we’re friends with then it’s a double bonus.</p>
<p>Relationship between the label and the artists? Shall we have another drink then?</p>
<p><strong>According to your experience, how has the world of electronic music changed in the last decade? And back to your original motto, can you tell us how it might evolve in the future? Which current loves/ records do you think will stand the test of time?</strong></p>
<p>Em – that’s a big question! I have no idea how it will evolve in the future but I can’t wait to find out. What will stand the test of time?! No idea but it is late and my bed is calling!</p>
<p><strong>What do you think about the use of computers and software to make music and perform? Where do you stand on Analog vs. Digital debate? And also a personal opinion on the much discussed key ‘synch’?</strong></p>
<p>Another biggie – I think for us it’s quite a simple one – it’s the music first and foremost – not the medium/format that it comes in. We have discussions on this and there is a fair bit of snobbery that goes hand in hand with it all in terms of djing. It really is about the music itself to us – however I’m not a big fan of sync djing – seems a bit of a pointless move really and surely takes some of the passion etc out of it. In terms of production  &#8211; analogue vs digital – well we love loads of analogstuff and we love loads of stuff that’s made digitally so think there is room for both, if someone makes something fantastic a bit easier through modern technology that doesn’t discount it’s validity!</p>
<p>Having said that  &#8211; we do think it’s really important to keep vinyl alive, owning something that you can hold in your hand gives it a completely different value to a virtual “file”, it’s really important.</p>
<p><strong>Finally let’s talk about your future: new projects, artists, and news? What do you recommend to follow/listen in 2012 (of course in addition to the compilation ‘10)?</strong></p>
<p>There’s so much great new music coming out at the moment – Claremont 56 have a great new project Paquaand everything we have heard so far sounds great, all the Crosstown material seems to be really good and varied, stuff from Wolf Music, Eglo, FINA, everything new that Todd Terje puts his hand too is great, all the bass kids making house music now are really interesting and exciting, new takes on an old formdisco – we continue to find amazing tracks we have never heard before, it’s like a whole separate world of music that just keeps giving.</p>
<p>Julio Bashmore is gonna be putting out his LP later this year which is really exciting, all of our artists have a whole heap more quality biscuits in the pipeline, we are close to signing some tracks from Felix Dickinson of Cynic fame, the PBR Streetgang boys have nearly finished an EP for us and we are constantly finding great new stuff so watch this space and let’s see where we end up!</p>
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		<title>Vinci &#8220;Dj Sneak Fabric 62&#8243;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Fatini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dj sneak]]></category>
		<category><![CDATA[fabric]]></category>
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		<description><![CDATA[Il primo marzo esce il prossimo cd del Fabric, numero 62 di un catalogo davvero da collezione. Questa volta a mettere le mani sulla serie del locale inglese è Dj Sneak, l&#8217;house gangster più famoso al mondo. Soundwall come al solito cerca sempre di farvi dei bei regali, fatevi sotto! Per vincere una delle tre copie in palio dovrete rispondere a questa semplice domanda: - Dov&#8217;è nato Dj Sneak? I vincitori verranno selezionati direttamente dalla redazione di Soundwall. Per partecipare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17379" title="FABRIC 62 DJ SNEAK" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/FABRIC62-DJSNEAK-500px.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Il primo marzo esce il prossimo cd del Fabric, numero 62 di un catalogo davvero da collezione. Questa volta a mettere le mani sulla serie del locale inglese è Dj Sneak, l&#8217;house gangster più famoso al mondo. Soundwall come al solito cerca sempre di farvi dei bei regali, fatevi sotto! Per vincere una delle tre copie in palio dovrete rispondere a questa semplice domanda:</p>
<p><strong>- Dov&#8217;è nato Dj Sneak?</strong></p>
<p>I vincitori verranno selezionati direttamente dalla redazione di Soundwall. Per partecipare basta lasciare un commento all’articolo ed essere <a href="http://www.facebook.com/Soundwall.it" target="_blank">fan di Soundwall</a> su Facebook. I vincitori verranno contattati tramite la stessa mail con cui lasceranno il commento e saranno resi noti il 1 marzo. Le modalità per ritirare il premio verranno segnalate solo ai vincitori via mail.</p>
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		<title>Soundwall Podcast #88: Solomun</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 22:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Biagioli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mladen Solomun]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2011 è stato anche il suo anno, sia per il magnifico remix di &#8220;Around&#8221; di Noir sia per l&#8217;ep &#8220;Love Recycled&#8221;. Stiamo parlando di Mladen Solomun, meglio noto semplicemente come Solomun, boss della Dynamic; label che da un anno a questa parte non sbaglia un EP, avete presente i successi di David August e dello stesso Solomun? Il ragazzo di Amburgo ha dimostrato sin dagli esordi di avere talento da vendere, mentre aspettate di sentirlo suonare nel vostro club [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.soundwall.it/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/17340.png&amp;w=200&amp;h=150&amp;zc=1&amp;ft=png' alt='post thumbnail' /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17370" title="solomun" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/solomun.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Il 2011 è stato anche il suo anno, sia per il magnifico remix di &#8220;Around&#8221; di Noir sia per l&#8217;ep &#8220;Love Recycled&#8221;. Stiamo parlando di Mladen Solomun, meglio noto semplicemente come Solomun, boss della Dynamic; label che da un anno a questa parte non sbaglia un EP, avete presente i successi di David August e dello stesso Solomun? Il ragazzo di Amburgo ha dimostrato sin dagli esordi di avere talento da vendere, mentre aspettate di sentirlo suonare nel vostro club preferito vi invito a chiudere gli occhi e ad ascoltare questo notevole podcast. Thanks Mladen!</p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/podcast/soundwall-electronic-music/id343417505#" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-5279" title="iTunes Banner" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2010/06/iTunes-Banner2.jpg" alt="" width="550" height="50" /></a></p>
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		<title>Nightjars &#8220;Nocturnal EP&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 22:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andr3s</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berlino]]></category>
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		<category><![CDATA[Claque Music]]></category>
		<category><![CDATA[Mus Records]]></category>
		<category><![CDATA[The Analogue Cops]]></category>
		<category><![CDATA[Vae Victis Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa volta lasciamo da parte tutta la scena musicale che ogni giorno si presenta sotto ai riflettori, non parliamo di potenziali hit del momento o di etichette discografiche che grazie al loro successo muovono migliaia di persone tra festival e club di tutto il mondo. Qui ci concentriamo in un ottica ben diversa, su di un mondo parallelo che vive di altri valori e ideali. Per questo ci addentriamo con cautela, focalizzando la nostra attenzione sul movimento più scuro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17368" title="nocturnal" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/nocturnal.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Questa volta lasciamo da parte tutta la scena musicale che ogni giorno si presenta sotto ai riflettori, non parliamo di potenziali hit del momento o di etichette discografiche che grazie al loro successo muovono migliaia di persone tra festival e club di tutto il mondo. Qui ci concentriamo in un ottica ben diversa, su di un mondo parallelo che vive di altri valori e ideali. Per questo ci addentriamo con cautela, focalizzando la nostra attenzione sul movimento più scuro e underground che il nostro paese possa offrire, capacitandoci (evviva!) di quanto stia crescendo qualitativamente. Tutto questo grazie anche al supporto di alcune labels come la validissima &#8220;new entry&#8221; Vae Victis Records (oggi al centro del nostro obiettivo), Claque Music o l&#8217;etichetta romana Mus Records e tantissime altre, che puntano fortemente ad una concezione artistica old school con il concepimento di suoni rigorosamente analogici con una produzione e post produzione &#8220;vecchia maniera&#8221; che si evidenzia tutta nel risultato finale rendendolo caldo e crudo ma nello stesso tempo indubbiamente affascinante.</p>
<p>Rimanendo con i piedi per terra ed essendo sempre realisti sappiamo bene quanto il nostro panorama underground sia ancora culturalmente molto lontano nel raggiungere lo stampo britannico o quello tedesco (in particolare berlinese, rieccoci!) ma piano piano qualcosa si sta muovendo e il successo riscontrato all&#8217;estero per alcuni nostri artisti, labels o release ne é la più chiara riprova. La neonata Vae Victis Records (label di origine italiana ma con base a Berlino) dopo aver riscosso moltissimi pareri positivi con la sua uscita inaugurale firmata dalla bravura immensa di The Analogue Cops e Blawan, cerca di riconfermarsi con questo &#8220;Nocturnal EP&#8221; e il debutto del progetto Nightjars. Tutto questo uscendo fuori dai normali schemi, percorrendo sonorità diverse ed alternative caratterizzate da suoni duri, casse spezzate e ritmica secca e decisa. Vorrei soffermarmi anche su un&#8217;altra particolarità di questo EP, l&#8217;importanza di tutto il lavoro &#8220;sporco&#8221; che c&#8217;é dietro nella realizzazione di questo vinile scritto, mixato e prodotto su nastro. &#8220;The side A&#8221; è sicuramente il lato più crudo della release, con un missaggio al limite di saturazione che ti trasporta ad un timbro sonoro distorto, grezzo e ruvido. Mentre nel &#8220;B Side&#8221; il suono viene miscelato in maniera completamente diversa rendendolo più pulito e luminoso e sopratutto ricco di armoniche.</p>
<p>Sarebbe un errore cercare di classificare questa release in un determinato genere. Bass, dub step, sperimentale o qualsiasi altra cosa vi venga in mente&#8230;io sinceramente, non ho mai amato le classificazioni per generi, sopratutto ora che ogni singolo artista in ogni proprio lavoro viene contaminato da molteplici idee e prospettive, però posso consigliare vivamente questo EP a chi ama veramente il suono proposto Shed nelle sue produzioni o dagli inglesi Horsepower. Non mi resta che augurarvi un buono e sopratutto attento ascolto!</p>
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		<title>Shonky &#8220;The Minneapolis Touch EP&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 07:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Cavicchia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Apollonia]]></category>
		<category><![CDATA[Dan Ghenacia]]></category>
		<category><![CDATA[Dyed Soundorom]]></category>
		<category><![CDATA[Freak n’Chic]]></category>
		<category><![CDATA[Oliver Decroux]]></category>
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		<description><![CDATA[Freak n’Chic, almeno così i “bene informati” raccontano, non è stata chiusa con una stretta di mano. Gli amanti della label parigina, che hanno visto nella figura di Dan Ghenacia un punto di riferimento fondamentale dell’house music d’oltralpe, però, dopo più di un anno di digiuno forzato, possono finalmente sorridere. Non è una notizia, infatti, che il buon Dan, coadiuvato per l’occasione da un sempre più maturo Dyed Soundorom e da un quanto mai inspirato Shonky, abbia deciso di dare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17361" title="shonky" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/shonky.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Freak n’Chic, almeno così i “bene informati” raccontano, non è stata chiusa con una stretta di mano. Gli amanti della label parigina, che hanno visto nella figura di Dan Ghenacia un punto di riferimento fondamentale dell’house music d’oltralpe, però, dopo più di un anno di digiuno forzato, possono finalmente sorridere. Non è una notizia, infatti, che il buon Dan, coadiuvato per l’occasione da un sempre più maturo Dyed Soundorom e da un quanto mai inspirato Shonky, abbia deciso di dare vita ad una nuova creatura, Apollonia, che è pronta ad inaugurare il suo catalogo per fine febbraio.</p>
<p>Figlia delle stesse radici musicali (avevate dubbi?), dello stesso gusto e della stessa visione creativa che ha permesso a Freak n’Chic di diventare una delle label più rispettate e ambite d’Europa, Apollonia affida allo stesso Shonky l’incarico di aprire le danze. Dato per assodato che “Le Velour”, uscito nel novembre del 2010, è e resterà un successo inarrivabile, Oliver Decroux tira fuori dal cilindro tre tracce in cui si può assaggiare il meglio della sua musica: bassi sexy (al limite delle molestie sessuali), cut vocali accattivanti, groove costruiti col righello e pad atmosferici che “amalgamano” il tutto, fanno della musica di Shonky un’arma impropria bella e buona. La pista, come al solito, non può che ringraziare.</p>
<p>Quale sia la migliore tra “Columbia”, “The Minneapolis Touch” e “Kutero Mi Amor”? Lascio a voi l’ardua sentenza, io intanto ho sincronizzato l’iPod e me ne vado a correre. Non importa da che lato vogliate prendere “The Minneapolis Touch EP”, Shonky c’ha regalato, tra le altre cose, la colonna sonora perfetta per il nostro jogging quotidiano.</p>
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		<title>Vinci &#8220;LED 10th Anniversary&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 07:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Fatini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi avevamo già parlato di quello che sarebbe successo a Bologna per festeggiare i 10 anni del collettivo LED qui. Oggi vogliamo catapultarvi al centro dei festeggiamenti. In palio ci sono 2 pass per le serate di venerdì e sabato al Link. Il primo appuntamento è dedicato agli amanti della disco, che avranno il piacere di ascoltare il norvegese Todd Terje e il nostrano Riccio che di edit e remix hanno fatto ormai da tempo il loro marchio di fabbrica. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17018" title="pulse" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/01/pulse.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Vi avevamo già parlato di quello che sarebbe successo a Bologna per festeggiare i 10 anni del collettivo LED <a href="http://www.soundwall.it/pulse-2012/" target="_blank">qui</a>. Oggi vogliamo catapultarvi al centro dei festeggiamenti. In palio ci sono 2 pass per le serate di venerdì e sabato al Link.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17344" title="todd terje pulse link 2012" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/todd-terge-loc.jpg" alt="" width="550" height="776" /></p>
<p>Il primo appuntamento è dedicato agli amanti della disco, che avranno il piacere di ascoltare il norvegese Todd Terje e il nostrano Riccio che di edit e remix hanno fatto ormai da tempo il loro marchio di fabbrica.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17346" title="Jeff Mills Pulse Link 2012" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/JEFF-MILLS-a3-copia1.jpg" alt="" width="550" height="777" /></p>
<p>Il secondo è invece un appuntamento da non perdere per gli amanti della techno, quella di classe. In consolle infatti si alterneranno Jeff Mills, Mass Prod, Marcello Napoletano, Fran Mela e M16.</p>
<p>Per vincere uno dei 4 ticket a disposizione dovrete rispondere a questa domanda (indicando anche a quale data volete partecipare):</p>
<p><strong>- Come si chiama l&#8217;etichetta di proprietà di Jeff Mills?</strong></p>
<p>I vincitori verranno selezionati direttamente dalla redazione di Soundwall. Per partecipare basta lasciare un commento all’articolo ed essere <a href="http://www.facebook.com/Soundwall.it" target="_blank">fan di Soundwall</a> su Facebook. I vincitori verranno contattati tramite la stessa mail con cui lasceranno il commento e saranno resi noti il 27 febbraio. Le modalità per ritirare il premio verranno segnalate solo ai vincitori via mail.</p>
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		<title>Efdemin: il talento composto di un intellettuale che ama la techno.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 07:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah Venturini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviews]]></category>
		<category><![CDATA[basic channel]]></category>
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		<category><![CDATA[Curle Recordings]]></category>
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		<category><![CDATA[Resident Advisor]]></category>
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		<description><![CDATA[Esattamente come la sua musica, Phillip Sollman è difficile da inquadrare. Enigmatico e ricco di mistero, il suo sound affonda e tocca le viscere più profonde come una lama affilata, ma non dimentica la testa, e con classe indiscussa arriva nei piedi di chi danza, e nei cervelli di chi pensa, al punto a volte da sfiorare il virtuosismo e risultare roba da nerd. Proprio come lui: dimesso e schivo quanto basta per rischiare di risultare antipatico (e non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17334" title="Efdemin 1" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/Efdemin1.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Esattamente come la sua musica, Phillip Sollman è difficile da inquadrare. Enigmatico e ricco di mistero, il suo sound affonda e tocca le viscere più profonde come una lama affilata, ma non dimentica la testa, e con classe indiscussa arriva nei piedi di chi danza, e nei cervelli di chi pensa, al punto a volte da sfiorare il virtuosismo e risultare roba da nerd. Proprio come lui: dimesso e schivo quanto basta per rischiare di risultare antipatico (e non lo è affatto), rotto il ghiaccio, ci racconta con una tale naturalezza della sua divinizzata professione, che sembra quasi parli di quando va a fare la spesa. Eppure, penso, è il resident di uno dei club più storici d&#8217;Europa, il Panorama Bar di Berlino, agli albori del suo debutto nel 2007 è stato incoronato produttore dell&#8217;anno da niente meno che la Bibbia del dancefloor Resident Advisor, e come se non bastasse a tre anni di distanza è riuscito a soddisfare le aspettative di tutti con &#8220;Chicago&#8221;, che riconferma il suo talento artistico senza però scadere nella scontatezza di sonorità già inflazionate. Sentiamo allora come ha fatto a rendere tutto questo così &#8220;normale&#8221;.</p>
<p><strong>Nativo di Amburgo, cui sei peraltro legato dalla Dial Records, trapiantato a Berlino per ovvie esigenze professionali, omaggi Chicago nel tuo ultimo album, dal titolo omonimo. Tre realtà musicalmente molto differenti tra loro, eppure tutte in egual modo presenti nel corso della tua formazione artistica. Che cosa rappresenta per te ciascuna di esse? Si tratta di un&#8217;evoluzione?</strong></p>
<p>Sono nato a Kassel (famosa per lo show internazionale di arte &#8220;Documenta&#8221;. Una volta finita la scuola mi sono trasferito ad Amburgo, dove vi rimasi per otto anni. Successivamente venne Vienna, dove studiai per alcuni anni prima di spostarmi a Berlino nel 2005. Ogni città una sua scena unica e ha avuto un certo tipo di influenza sulla mia evoluzione. Chicago non è tra quelle in cui ho vissuto finora, quindi il titolo dell&#8217;album è da definirsi più come un titolo metafisico che un riferimento diretto alla Chicago house, e ciò ha confuso alcune persone. La musica di questo album trova riferimento nelle molte influenze provenienti da altri stili musicali e tempi. &#8220;Questo è un disco &#8220;Chicago house?&#8221; No! Ma questa città ventosa è stata la prima a soffiare nel cosmo una musica cosi astratta, sviluppata in mille direzioni diverse. Arte, letteratura, jazz, musica folk americana, hip hop&#8230; Chicago sembra essere la fonte dalla quale sono nati tantissimi movimenti che hanno condizionato il mio lavoro. Dunque, si potrebbe dire che Chicago è il simbolo delle utopie che stiamo per perdere.</p>
<p><strong>Cominciamo da Amburgo, che non è propriamente conosciuta per essere la patria dell&#8217;elettronica diciamo. E&#8217; una città decisamente sui generis per essere tedesca, dall&#8217;allure molto britannico, e non solo dal punto di vista architettonico. Da sempre infatti è il rock a regnare sovrano nel panorama musicale locale, e a quanto mi risulta pure tu hai militato in una band post-rock agli inizi della carriera, con Pantha du Prince tra l&#8217;altro. C&#8217;è quindi un tocco rock nelle tue produzioni?</strong></p>
<p>Sono così tante le influenze che toccano il mio lavoro che certe volte è quasi insopportabile. Vengo permeato dagli stimoli più disparati, e ciò da un lato mi infastidisce e mi destabilizza, ma dall&#8217;altro mi fa anche sentire che tutto alla fine ha un senso compiuto. Diversi stili di musica rock hanno un forte impatto su quello che faccio, tanto che in questi giorni mi ritrovo spesso nel mio studio a suonare strumenti a corda&#8230; Vedremo a cosa porterà. Date pure uno sguardo al mio profilo su <a href="http://www.mixcloud.com/phillipsollmann/" target="_blank">Mixcloud</a>, ci sono dei bei dj set di no wave-country-postrock-pysche-kraut!</p>
<p><strong>Com&#8217;è avvenuta la conversione all&#8217;elettronica? E&#8217; stato difficile farsi strada in un ambiente seppur velatamente ostile? Una realtà piccola non deve aver certo favorito l&#8217;avvento di novità che rompessero con la tradizione radicata di una vita.</strong></p>
<p>Mi ricordo molto bene di come eravamo dei viaggiatori &#8220;interplanetari&#8221; nei tempi addietro di Amburgo. Frequentare la scena rock n&#8217;roll, ma sognare la techno allo stesso tempo. Ascoltare i Sonic Youth, Robert Hood o Photek allo stesso tempo era la nostra realtà, ed è più o meno lo stesso anche ora. Non mi limito mai a frequentare un solo tipo di scena o ad ascoltare un solo tipo di musica.</p>
<p><strong>Immagino che quest&#8217;esperienza nella band ti sia servita anche a livello tecnico, ovvero nell&#8217;approccio agli strumenti. Nell&#8217;era in cui è sempre più facile per tutti produrre digitalmente musica di medio livello, piatta e spesso spersonalizzante, pensi che faccia la differenza per un buon dj saper suonare uno strumento come si deve?</strong></p>
<p>Non credo che saper suonare uno strumento aiuti le persone a creare dei bei dischi techno. Onestamente penso che funzioni al contrario. Quando troppa musicalità e virtuosità entrano in questo tipo di musica non mi viene voglia di ballare, mentre una 909 pompata e alcuni effetti strampalati riescono ancora a ipnotizzarmi dopo tutti questi anni.<br />
La qualità della musica non dipende da standard tecnici, ma il problema di questi giorni è che le persone sono dannatamente pigre e usano file preconfezionati che finiscono per far suonare tutte le tracce nello stesso modo.<br />
Viviamo in un&#8217;era generica, e questo spiega anche perché certe persone che vogliono distinguersi dalla massa credono che sia sufficiente essere i proprietari di una drum machine analogica e registrare noiosissimi drum loops che suonano come copie cinesi del preset originale.</p>
<p><strong>Che consiglio daresti quindi alle nuove leve che si affacciano oggi al mondo della produzione e del djing? Le possibilità che si prospettano sono infinite, sia per quanto riguarda i programmi che i supporti, per non parlare della differente resa che deriva dalle scelta dell&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, e il rischio è quello di perdersi in una giungla tecnologica. Ableton o Logic? Groovebox o controller MIDI?</strong></p>
<p>Non posso aiutare a livello tecnico, ma a livello artistico darei il semplice consiglio del &#8220;segui il tuo cuore, ascolta te stesso&#8221;, non perdere il tuo tempo a cercare di suonare come gli altri. Non importa che cosa usi, qualunque software va benissimo per lavorare e ottenere dei risultati.</p>
<p><strong>A proposito di strumenti, a cosa si deve invece l&#8217;interesse che agli albori della tua carriera hai dimostrato per la musica classica? Ascoltando le tue produzioni si avverte un diffuso e costante alone di teatralità, una sorta di substrato di rarefatta malinconia che definirei quasi il tuo timbro caratterizzante. Non a caso hai studiato all&#8217;Accademia di Vienna e sei diplomato in violincello.</strong></p>
<p>Non ho un diploma in violoncello, anche se mi avrebbe davvero fatto piacere averne uno! Ho sempre suonato degli strumenti, e torno spesso a suonarli, la maggior parte delle volte per cercare di tirare fuori dei suoni interessanti con i quali poter lavorare. A Vienna ho partecipato a un corso di musica elettroacustica che è stato molto utile e mi ha aiutato a concentrarmi sui miei progetti. La mia teatralità si è evoluta in un modo più sublime, ma è sempre ben presente in tutti i miei pezzi. Il violoncello potrebbe essere la ragione della sua esistenza&#8230; Ahahah!</p>
<p><strong>Ahahah sicuramente, abbiamo svelato il mistero dunque! (ndr: Google deve aver confuso le bio di Efdemin con quelle di Mozart&#8230; Mai fidarsi dei motori di ricerca!). Mi desta una certa curiosità il passaggio da Amburgo a Berlino, un salto non indifferente oserei dire. Quanto ha significato per la tua evoluzione musicale la cultura del party che impera nella città tedesca? L&#8217;atmosfera berlinese si respira imponente in ogni tuo pezzo, e sembra di quasi di viverli insieme a te quegli immensi spazi vuoti, in una sorta di empatia cosmica immagine-suono.</strong></p>
<p>E&#8217; difficile spiegare esattamente come, ma Berlino mi ha certamente influenzato molto. Ciò che posso dirvi è che subito fin da quando ci misi piede per la prima volta mi ha dato una incredibile quantità di stimoli. E non solo per la scena del clubbing, ma per il feeling generale della città con gente sempre più bella e impegnativa che ci si trasferisce ogni giorno. Vienna è stata come un bozzolo per me. Studiare, leggere, ricercare&#8230; Fu come risvegliarmi da un letargo quando arrivai a Berlino nel 2005. Siccome sono sempre in viaggio come dj non ho modo di starci più molto purtroppo. Mi piacerebbe poter avere più tempo libero per uscire in questi giorni!</p>
<p><strong>Ma nel tuo ultimo album hai scelto di celebrare un&#8217;altra città se non sbaglio. Innanzitutto, sei mai stato a Chicago? Più che una vera e propria celebrazione dichiarata, l&#8217;album mi è sembrato piuttosto un sottile ed elegante omaggio alla tradizione deep della città statunitense, pur sempre molto personale e mai distante dalle sonorità dub che ti contraddistinguono. è questo ciò che intendevi trasmettere? D&#8217;altronde, &#8220;there is no Chicago urban blues&#8221;, cantavano pure i Prefab Sprout, la tua pop band di riferimento.</strong></p>
<p>Vorrei lasciar parlare la musica in questo caso, specialmente dato che è passato un pò di tempo da quando ho realizzato l&#8217;album. Spero che capirete. Sono stato a Chicago una sola volta ed è stato bellissimo, è una città che vorrei esplorare più profondamente al più presto.</p>
<p><strong>Trovo peculiare e unico nel suo genere come sei riuscito a conciliare nella tua musica due eredità tanto ingombranti, e penso che sia in assoluto il tuo punto di forza. Fondere in modo così armonico il ritmo caldo e avvolgente dell&#8217;house vecchia maniera con quel suono liquido e alienante tipico della techno più ossessiva, innescando tra sospensioni deep e incastri ritmici old school tastiere stordissime e ipnotiche, non è cosa da tutti. O meglio, oggi come oggi molti tentano questa via ma davvero in pochi riescono a metterla in pratica così naturalmente, creando un effetto quasi magnetico all&#8217;ascolto. Se poi per il master hai a disposizione qualcuno come Rashad Becker, allora si può davvero auspicare alla perfezione. Quanto è importante l&#8217;insegnamento Basic Channel per te?</strong></p>
<p>Ecco, i Basic Channel sono stati una delle più importanti influenze sulla mia musica, e so che non riuscirò mai ad ottenere un suono così perfetto ma sporco allo stesso tempo come il loro, non importa quanto io ci possa provare, ed è una bellissima eterna provocazione nei confronti del mio lavoro. Rashad Becker è una persona molto concentrata e dedicata al suo lavoro dalla quale ho imparato moltissimo. Continua a prendermi in giro ogni volta che fa un master a un mio pezzo chiedendomi da quale disco dei Basic Channel ho campionato il sibilo che si sente in sottofondo!</p>
<p><strong>Da non trascurare inoltre la secolare tradizione hip hop della città americana, con nomi del calibro di dj Premier, De La Soul, per non parlare di RZA, leader del Wu-Tang Clan. In cosa nello specifico sei stato influenzato dalla scuola dell&#8217;East Coast? Il recente ritorno alle origini che si registra ovunque col rispolvero del vecchio campionamento lo-fi, alla ricerca del suono sporco, vibrante, a volte addirittura rumoroso, mi sa tanto essere figlio di queste produzioni, oltre che della classica house, e tutta la Dial sembra aver piacevolmente cavalcato l&#8217;onda. Merito anche di John Roberts?</strong></p>
<p>Credo che ognuno di noi abbia sviluppato il suo stile negli ultimi anni, ma condiviamo interessi simili verso le cose che ci circondano. John Roberts non è solamente un buon produttore ma anche una persona molto carina e sveglia, che si inserisce perfettamente nella famiglia Dial. Quando ho ascoltato il suo album per la prima volta mi sono sentito come se mi venisse ricordato da dove siamo venuti originariamente. Nella mia musica il campionamento e i rumori di fondo sono dei benchmark molto importanti, e credo che RZA sia uno dei produttori più talentuosi di tutti i tempi.</p>
<p><strong>Con un tale background alle spalle mi viene naturale riflettere sul tuo approccio alla produzione. Come arrivi all&#8217;elaborazione di un pezzo? Cerchi il loop perfetto fino allo sfinimento con cura maniacale, arrangiando la traccia in base allo schema precostituito che hai in mente, o ci arrivi più istintivamente, assecondando il loop stesso e lasciando che il pezzo ci si costruisca sopra attraverso altri livelli? In gergo si dice che il loop dovrebbe essere la rumorosa piattaforma del pezzo, giusto? Sono due metodi completamente diversi, che prevedono un lavoro di tipo opposto. Mi viene in mente più la seconda ascoltando le tue produzioni, correggimi se sbaglio. L&#8217;impressione che si vorrebbe dare è quella di un pezzo fresco quanto più possibile, quasi suonato live sul momento, dunque decisamente più ballabile.</strong></p>
<p>Nel corso degli ultimi anni la mia musica è cambiata molto, dall&#8217;essere costruita attorno a una scaletta con tutti gli elementi arrangiati sullo schermo ad un approccio più vivo, organico e &#8220;live&#8221; che è venuto alla luce man mano che suonavo con sempre più strumenti sparsi in giro per il mio studio. Al momento sto assemblando un nuovo studio e non vedo l&#8217;ora di poterci entrare per smanettare con le manopole! La produzione con campionatori, effettiere e drum machines è semplicemente più divertente nella creazione di una traccia, ma mi ritrovo ogni volta con tonnellate di registrazioni che poi devo sempre riordinare più tardi.. Il mio hard drive è incasinatissimo!</p>
<p><strong>Dando un&#8217;occhiata alla discografia ho notato che, dopo &#8220;Chicago&#8221;, ti sei dedicato principalmente agli EP, ultimo il 12 pollici &#8220;Please&#8221; uscito su Curle Recordings. Immagino sia una scelta ben ponderata, e certamente controcorrente rispetto alle richieste del mercato. Che cosa prediligi dell&#8217;EP? In fondo si tratta di un album in miniatura, forse per questo più curato magari. C&#8217;è qualcosa in più?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è nessuna strategia, volevo solo fare uscire della buona musica. Al momento mi sto concentrando sulle mie etichette &#8220;Naif&#8221; e la nuova &#8220;LirumLarum&#8221;. Presto verranno pubblicati dei bei pezzi, vedrete!</p>
<p><strong>Per quanto riguarda invece i remix di &#8220;Chicago&#8221;, dove nasce l&#8217;esigenza di realizzare una seconda versione di un proprio pezzo? Da insoddisfazione verso il proprio lavoro o da instancabile ricerca della perfezione? Come hai scelto a chi affidare i pezzi? Koze e Portable, che hanno curato i remix rispettivamente di &#8220;There will be singing&#8221; e &#8220;Night Train&#8221;, sono due portavoce dell&#8217;approccio &#8220;a livelli&#8221; di cui si parlava prima.</strong></p>
<p>Onestamente, l&#8217;intenzione era quella di far uscire solo un EP di remix, ma tutti i remixer finirono con il consegnarmi versioni più lunghe di nove minuti, e non potevano starci tutte su un solo disco in vinile. Ma ho apprezzato l&#8217;opportunità di avere un altra cover art fatta da Bertrand Goldberg oltre che della musica stupenda. Amo ognuno dei cinque remix, non posso dire quale preferisco di più ed è molto bello ricevere un &#8220;trattamento&#8221; musicale da persone che sono anche cari amici come Portable o Rndm, o da persone che conosco molto bene e rispetto sia per le loro produzioni che per la loro personalità.</p>
<p><strong>Si è parlato di produzione, perchè ovviamente è quello che conta di più. O no? Mi spiego. Non ho ancora capito quanto per voi produttori conti il dj set. Certamente il valore aggiunto di una traccia lo si può stabilire solo sul dancefloor e dipende da molteplici fattori, acustica e impatto col pubblico in primis. Cosa pensi dei tuoi pezzi da questo punto di vista? C&#8217;è qualcosa che cambieresti?</strong></p>
<p>La maggior parte delle mie tracce non hanno l&#8217;obiettivo di essere orientate verso i dancefloor. I miei dj set a volte si spostano di molto dallo stile della mia musica, ma io mi definisco come un dj che suona la musica degli altri, che racconta una storia senza fare uno showcase delle proprie produzioni sin da quando ho cominciato.</p>
<p><strong>Tornando al dj set, molti cambiano radicalmente stile tra ciò che producono e ciò che suonano, al punto tale che a volte perdono credibilità artistica e personalità. Tu come ti consideri? Cosa suoni rispetto a quello che produci? Ti piace quello che senti a giro dai tuoi colleghi o prediligi dischi più classici? Qualche nome di traccia altrui a cui non rinunceresti mai in un DJ set?</strong></p>
<p>Cerco di mixare dischi classici con roba contemporanea sin dal principio. Lo si può sentire anche dal podcast che ho appena terminato. Si muove avanti e indietro in tempi e stili, ma questa volta è più concentrato verso il lato techno delle cose. Una canzone che ho sempre nella mia borsa è Heath Brunner &#8220;Senses&#8221; e probabilmente ci rimarrà per sempre!</p>
<p><strong>Immagino che tu sappia piuttosto bene come accattivare nuovi adepti. Quale tuo pezzo consiglieresti da ascoltare come inizio a chi non ti conosce?</strong></p>
<p>Tempo addietro, nel 2008 per la precisione, registrai un cd mix per la Curle intitolato “ Carry On – Pretend We Are Not In The Room”, e posso felicemente constatare che tuttora rappresenta molto bene il mio suono e il mio stile di djing. Forse ora si è spostato più verso il lato techno, ma la sintonia è la stessa! Oppure ascoltate questo podcast!</p>
<p><strong>English Version:</strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-17335" title="Efdemin 2" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/Efdemin2.png" alt="" width="550" height="300" /></strong></p>
<p>Exactly like his music, Phillip Sollman is hard to define with specific words. Enigmatical and misterious, his sound pierces the body and reaches deep inside, just like a sharp blade, though it does so with undisputable class, reaching both the dancer&#8217;s feet and the brains of those who love to think, up to the point of seeming a form of virtuosity for nerds. Efdemin, humble and coy to the point of looking almost unsympathetic (which he is absolutely not), once at ease starts talking about his exalted profession with such fluency as if he&#8217;s talking about a trip to the supermarket. But, I think to myself, he&#8217;s the resident dj of one of Europe&#8217;s most renowned clubs, Berlin&#8217;s Panorama Bar, and in 2007 he has been crowned as producer of the year by Resident Advisor, which is considered by many as a bible for all dancefloor addicts, and as if that wasn&#8217;t enough, three years after that he managed to meet everyone&#8217;s expectations with &#8220;Chicago&#8221; which reconfirms his artistical talent without falling in the banality of proposing overinflationed sounds. Let&#8217;s hear how he has managed to make all this become so &#8220;normal&#8221; for him.</p>
<p><strong>Native of Hamburg, with which you have Dial records in common, now Berlin citizen for obvious professional reasons, you pay homage to Chicago in your last album, with the homonym title. Three very different musical realities, but all of them next to your artistic formation. What does everyone of these realities represent to you? Is it an evolution?</strong></p>
<p>I was born in Kassel (famous for the international art show &#8220;Documenta&#8221;). After school I moved to Hamburg, where I stayed for 8 years. Next came Vienna where I studied for some years before moving into Berlin in 2005. Each city had a unique scene and a certain influence on my evolution. Chicago is not among the cities I have lived in until now. So the album title is commemorated more as a metaphysical title than a direct reference to Chicago house music, which some people got confused with. The music on this album refers to many influences from other fields and times. Is this a “Chicago-house” record? No! But the windy city was the starting point to blow the cosmos with such abstract music developed in a thousand directions. Art, literature, architecture, jazz, american folk music, hip hop &#8211; Chicago seemed to be the source of reference for so many important movements crossing my work. Finally Chicago stands for utopias we are about to loose.</p>
<p><strong>Let&#8217;s start from Hamburg, that is probably not known as the main city for electronic music. It&#8217;s surely a variant city, not maybe as other german cities, a lot british style, not only on the architectonic point of view. Indeed it has always been rock the most important kind of music, and I might be right if I say you were part of a post rock band too at the beginning of your career, also with Pantha du Prince. So is there a bit of a rock n roll influence in your productions?</strong></p>
<p>There are so many influences that cross my work, sometimes it&#8217;s too much to handle. I am traversed by so many different ascendancies it bothers me I&#8217;ll get lost in between. But on the other hand I feel more and more like it all makes sense. Rock music of diffent kinds has a strong influence on what I do. These days you would find me playing a lot of string-instruments in the studio&#8230; Let&#8217;s see where that leads to. Check my <a href="http://www.mixcloud.com/phillipsollmann/" target="_blank">Mixcloud</a> profile for some proper no wave-country-postrock-pysche-kraut-dj-sets.</p>
<p><strong>How did your conversion to electronic music get through? Was it difficult to get in such an hostile world? A small reality hasn&#8217;t certainly helped the coming of newnesses which would have changed traditions of a life.</strong></p>
<p>I do remember very well how we were wanderers between worlds back in the days in Hamburg. Hanging out with the rock&#8217;n'roll scene but dreaming of techno at the same time. Listening to Sonic Youth and Robert Hood or Photek at the same time was our reality. And it is pretty much the same until this day. I would not limit myself to hang out with one certain scene or listen to one kind of music.</p>
<p><strong>I suppose your experience in the rockband has been technically useful to you, I&#8217;m talking about approach to instruments. We live in a time in which is much easier to everyone to create a middle level digital sound, without personality. Do you think it could be better for a dj to be able to play a real instrument?</strong></p>
<p>I don&#8217;t think playing an instrument helps people making good techno records. Honestly I think it is the other way around. When too much musicality and virtuosity comes into this kind of music, I don&#8217;t feel like dancing, while a cranked up 909 and some weird fx are still able to hypnotise me after all these years. Musical quality does not depend on technical standards. But the problem these days is that people are so damn lazy using pre-produced files and end up all sounding the same. We live in generic times. That also explains why some people who want to distinguish themselves distinct think it is enough to own a real physical drum computer and record boring drum loops which sound like chinese copies of the original.</p>
<p><strong>What advice would you give to those who are for the first time part of production and dj&#8217;s world? Possibilities are endless, for programs and supports, and results that come from the choice of one or another are very different, and the risk is not to be able to make a choice itself. Ableton live or Logic? Groovebox or controller MIDI?</strong></p>
<p>I can&#8217;t help on the technical level, but on the artistic level I would give the simple advice: follow your heart listen to yourself – don&#8217;t waste your time trying to sound like others. It does not matter which tool you use, any software is cool to work with.</p>
<p><strong>Going back to instruments, could you explain the attention you payed to classic music in the first years of your career? In your productions a constant theatricalism comes out, a theatricalism that I would define as one of your pecularities. It&#8217;s not a case if you studied at Vienna Academy and you have a licence in cello.</strong></p>
<p>I don&#8217;t have a license in playing the cello, although I wish I had! But I have been playing this instruments for a long time and I keep coming back to play, mostly trying to find interesting noises I can work with. In Vienna I attended a course for Electroacoustic Music which was very interesting and helped me to focus on music. My theatricalism has changed into a more sublime way, but it is still there. The cello might be the reason for its existence&#8230; Ahahah!</p>
<p><strong>Ahahah of course it might be, now we know for sure! (ndr: Google might be confused Efdemin&#8217;s bio with Mozart&#8217;s one eheheh&#8230; Never trust in search engines!). So you moved to Berlin: that intrigues me, an important choice I think. Which influence has german capital&#8217;s party culture had on your musical formation? Berlin&#8217;s atmosphere can be strongly felt on every track of yours, and it seems to live those empty big spaces by your side, in a sort of sound-image cosmic empathy.</strong></p>
<p>It&#8217;s hard to tell what exactly is the impact Berlin has on me, but it definitly has. What I know is that Berlin pushed me very much when I first moved here. But not only the club scene did influence me, but the overall vibe here with more and more beatiful and challenging people moving in everyday. Vienna had been a kind of cocooning for me. Studying, reading, researching&#8230; So it felt like waking up from a hibernation when I moved to Berlin in 2005. Since I travel a lot as a DJ I am not around in Berlin too much any more. I do miss going out a little bit these days!</p>
<p><strong>But in your work you&#8217;ve been celebrating another city. First of all have you ever been to Chicago? More than a real declared celebration, I think your album is an elegant and delicate homage to deep traditions of the US city, but still in a very personal way and not far from your tipical dub sonorities. What did you really want to comunicate? However, &#8220;there&#8217;s no Chicago urban blues&#8221;, that&#8217;s what Prefab Sprout, your favourite pop band, used to sing.</strong></p>
<p>I would love to let the music speak for itself in this case, especially as it has been a while since I recorded it. Hope you do understand. I have been to Chicago once and it was a blast – A city I want to explore more deeply as soon as possible.</p>
<p><strong>I think your absolute strenght is the way you are able to link the worm and wreapping rythm of house music with the liquid and soul destroying sound of an obsessive and fading techno. It&#8217;s not easy to here hypnothic keyboards between deep suspended beats and old school rythmic grooves. What I mean is that nowadays many djs get involved in this method but only a low number of them is really able to use it in such a natural way, creating a kind of magnetic effect during the listening. And if you have someone like Rashad Becker for the master then your target can also be perfection. How important is Basic Channel lesson to you?</strong></p>
<p>Well, Basic Channel might be one of the most important influences to my music, and I know that I will never get to a point where my music sounds as perfect but dirty at the same time, no matter how hard I try, but that is a very good eternal defiance for my work. Rashad Becker is a very focussed, dedicated person I have learned a lot from. And he keeps making jokes when mastering my music, asking me from which Basic Channel I sampled the hiss in the background of my song!</p>
<p><strong>I think it&#8217;s also important to consider the centurist hip hop traditions of the american city, with names like Dj Premier, De La Soul, and in particular RZA, leader of the Wu-Tang Clan. Where do you think you have specifically been influenced by the East Coast school? There&#8217;s been a recent turn to origins that can be found everywhere in the brush up of the old lo-fi sampling, with a research of a dirty vibrant and a kind of noisy sound. And in my opinion all of this comes from those productions, as well as classic house. And Dial seems to appreciate the scenery. Is it thank to John Roberts too?</strong></p>
<p>I think all of us have developed our own style over the last years, but we share similar interest in things around us. John Roberts is not only a very cool producer but a very smart and lovely person, fitting the Dial family perfectly. When listening to his album first, I felt like being remind me where we came from originally. In my music, sampling and noise are very important benchmarks, and I think the RZA is one of the most gifted producers of all time.</p>
<p><strong>With such a background it comes natural to me to wonder about your type of approach to production. How do you get to a track&#8217;s elaboration? Do you look for the perfect loop with a maniacal attention till the exhaustion, arranging the song by following the pre estabilished plan of your mind, or do you act more instinctively, supporting loop itself, and letting music build on it by other layers? In slang it&#8217;s useful to hear that loop should be the noisy floor of the track. Is that right? These are two complete different methods, that need two opposite types of worksheets. I might be wrong, but when I listen to your productions, the first that comes to my head is the second one. The impression it takes is of a fresh song, as much as possible, that seems to be played at the moment, and surely more danceble by the way.</strong></p>
<p>Over the last years my music changed a lot from being built around a timeline with mostly everything being arranged on screen to a more lively, organic and live approach which came with more and more gear I played around in the studio. I am building a new studio at the moment and I can´t wait to get in there and twiddle the knobs! Production using samplers, fx and drummachines is simply more fun in the making, but I end up with tons of recordings I have to organize later&#8230; My hardrive is a mess!</p>
<p><strong>While I was taking a look to your discography, I noticed that after Chicago you&#8217;ve dedicaded your time especially to EPs, the last one is the 12&#8243; &#8220;Please&#8221; from Curle recordings, I suppose this to be an accurate decision, and certainly against trade&#8217;s demand. What do you prefer about EPs? It&#8217;s only a mini album by the way, probably tidier for this reason. Am I missing something? Is there something more about it?</strong></p>
<p>No stragegies involved. I just wanted to put out some nice music. At the moment I focus on my labels Naïf and my new one LirumLarum. Some nice music coming soon!</p>
<p><strong>With regard to the Chicago remixes, where does the need to realize another version of an own song comes from? Is that an unsatisfaction or a tireless research of perfection? How have you choosed those you gave your songs to be remixed? Koze or Portable, which have mixed &#8220;There will be singing&#8221; and &#8220;Night Train&#8221;, are two of the main characters of the layers approach we were talking about earlier.</strong></p>
<p>Honestly, the intention was to put out just one remix ep, but all of the remixers ended up with versions each being longer than 9 min, so they didn&#8217;t fit on one vinyl-disc. But I did appreciate the opportunity to have another cover artwork by Bertrand Goldberg as well as the beatiful music. I love each of the five remixes, can´t say which one I like the most and it does feel very nice getting musical treatments from people who are close friends like Portable and Rndm or from people I know well and respect both their production as well as their personality.</p>
<p><strong>We&#8217;ve been talking about production, this because is the most important aspect, isn&#8217;t it? I&#8217;ll be clear: I haven&#8217;t understood how much dj set is important to producers as you are. Without a doubt the strenght of a track can only be explained on the dancefloor and depends on a lot of aspects as acustic and impact to audience. What do you think about your songs by this point of view? Is there something you would change?</strong></p>
<p>Most of my tracks are not focussing on the dancefloor on the first hand. My DJ-sets move away from my own music a lot sometimes, but I regard myself as a DJ who plays other peoples music, telling a story and not showcasing my own production since I started.</p>
<p><strong>Back to djset, I would say a lot of artists change radically style between what they produce and what they play, sometimes losing artistic and personal credibility. What about you? Do you like what nowadays you listen from your colleagues or do you prefer classic records? What if I ask you a track you would never renounce on your djsets?</strong></p>
<p>I try to mix classic records with contemporary stuff since the beginning. You can hear that in the podcast I just finished. It moves back and forth in times and styles, but it&#8217;s mostly focussing on the techno-side of things this time. One track I always have in my bag is Heath brunner – Senses. Maybe forever!</p>
<p><strong>I imagine you know how to conquer audience. But which of your tracks would you advise to people who would like to get to know you?</strong></p>
<p>Back in 2008 I recorded a mix cd for curle called “Carry on – pretend we are not in the room” which I can happily say is still pretty much representing my flavour and my djing. It may have moved a bit more on the techno-side of things these days, but it&#8217;s the same vibe. Or listen to this podcast!</p>
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		<title>Gavin Herlihy &amp; Laura Jones &#8220;Witching Hour / Inner Place EP&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 06:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Veneziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho voglia di tenervi troppo sulle spine. Non c’è niente da dire, nessuna critica negativa, di quelle che quando le leggi ti viene voglia di andare avanti. Nessun gusto di vedere gli altri in crisi, insomma. Se si parla di questo disco, non lo avrete. Non da me. Ragazzi, questo è uno degli EP migliori che abbia ascoltato negli ultimi dodici mesi. Sicuro. Gavin Herlihy e Laura Jones sono entrambi in grande ascesa, pur con le loro storie diverse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17336" title="gavinlaurajones" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/gavinlaurajones.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Non ho voglia di tenervi troppo sulle spine. Non c’è niente da dire, nessuna critica negativa, di quelle che quando le leggi ti viene voglia di andare avanti. Nessun gusto di vedere gli altri in crisi, insomma. Se si parla di questo disco, non lo avrete. Non da me.</p>
<p>Ragazzi, questo è uno degli EP migliori che abbia ascoltato negli ultimi dodici mesi. Sicuro. Gavin Herlihy e Laura Jones sono entrambi in grande ascesa, pur con le loro storie diverse. Sarà merito dell’etichetta? Diciamolo: Crosstown non sbaglia un colpo da diverso tempo, semmai ne ha sbagliati in precedenza. L’etichetta, dunque. Si, io penso che lo zampino di Damian Lazarus e Co. debba esserci, per forza, perché questa cassa così profonda e precisa ce l’hanno solo loro, ormai è diventato il loro di marchio di fabbrica. Maceo Plex, Tale of Us (anche insieme), Guti, Art Department: tutti in volo, secondo me anche grazie a questa bassline rotondano che io definirei &#8220;made in label&#8221;.</p>
<p>Ma veniamo a &#8220;Witching Hour&#8221; e &#8220;Inner Place&#8221;, se mi piacciono tanto non è solo per quel sound preso in prestito a Crosstown e, adesso, ampiamente condiviso (anche se appagante). Direi che è piuttosto l’insieme degli indizi. &#8220;Inner Place&#8221;, in particolare, merita una medaglia d’oro al valore della musica techouse, sottogenere spesso snobbato dagli amanti dell’uno e dell’altro, ma che grazie a questo pezzo non solo ha diritto di esistere, ma di avere lunghissima vita. &#8220;Inner Place&#8221; è uno di quei pezzi che ti toglie il fiato. E’ eccitante e ballabile, eppure profonda e straordinariamente acuta, con tutte le sue varianti.</p>
<p>Quando la sento mi viene voglia di correre sotto la pioggia, la stessa che ti fa sentire addosso la versione &#8220;Beatless&#8221;, perla di house melodica e chiusura del disco. In due parole, un lavorone.</p>
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		<title>Aufgang: dal basso albertino al 4-on-the floor.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Villanacci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due pianoforti a coda, una batteria, un MPC e qualche portatile, dal punto di vista strumentale questo sono gli Aufgang e direi che anche solo guardando a questo particolare set-up, di domande e curiosità ne vengono. Incursioni classiche, melodie orecchiabili e non, potenti aperture, groove incisivi e un’infinità di influenze, anzi, di richiami alla musica del mondo. Francesco Tristano (piano), Rami Khalifé (piano) e Aymeric Westrich (batteria) costituiscono uno dei trio più interessanti del momento, un trio che, come loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17325" title="Aufgang1" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/Aufgang1.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Due pianoforti a coda, una batteria, un MPC e qualche portatile, dal punto di vista strumentale questo sono gli Aufgang e direi che anche solo guardando a questo particolare set-up, di domande e curiosità ne vengono. Incursioni classiche, melodie orecchiabili e non, potenti aperture, groove incisivi e un’infinità di influenze, anzi, di richiami alla musica del mondo. Francesco Tristano (piano), Rami Khalifé (piano) e Aymeric Westrich (batteria) costituiscono uno dei trio più interessanti del momento, un trio che, come loro stessi hanno tenuto a precisare, non si inserisce in un’unica scena, non si inserisce in una linea sonora definita, bensì si evolve costantemente mantenendo il suo status, quello di un perenne work-in-progress. E indovinate un po‘ quale sia stata la culla di questo progetto? New York City! Sinceramente non penso sia una coincidenza&#8230; Francesco e Rami, studenti presso la prestigiosa Julliard Shool, iniziarono ad improvvisare assieme a fine lezione; in seguito con l’arrivo di Aymeric a NYC i tre iniziarono a cercare la sinergia, il proprio sound, una ricerca che si concretizza fra studi classici, blues, elettronica, club newyorkesi e, usando le loro stesse parole, alcune “serate educative”.</p>
<p>Il format di questa intervista è leggermente diverso dal solito, non si presenta con la classica e regolare struttura “domanda-risposta”, bensì è un vero e proprio ping-pong forsennato fra noi e loro, ma soprattutto fra i ragazzi che non perdono veramente occasione per scherzare e ricordare alcuni episodi della loro crescita; Francesco ogni tanto cerca di mettere i puntini sulle i tentando di fare ordine nei discorsi (per questa cosa che ho detto Rami e Aymeric lo tartasseranno non poco!), ma l’inclinazione al cazzeggio è forte e forse, metaforicamente parlando, è proprio questa che rende il progetto così genuino. Brano consigliato per la lettura? “Sonar”!</p>
<p><strong>Ciao ragazzi, benvenuti su Soundwall!<br />
Mi farebbe piacere cominciare chiedendovi degli albori della vostra passione per la musica: si può dire che tutti la amano, chi più e chi meno. Poi c’è chi, come voi, invece di fermarsi all’amore per la musica, decide di andare oltre, decide di crearla. Cos’è che nelle vostre rispettive vite ha determinato questa scelta, quand’è che avete deciso di dedicare la vostra intera vita alla musica?</strong></p>
<p><strong>Francesco:</strong> C’è stato un momento, quando avevo 12 o 13 anni, in cui decisi che sarei diventato un musicista. A quel punto, una volta fatta la mia scelta, dovevo solo iniziare a suonare e studiare pianoforte in maniera veramente seria, invece di continuare a giocare e a contare solo sul mio talento. Ora che sono un musicista invece vorrei fuggire dal piano classicamente inteso, voglio guardare a nuove evoluzioni. Rami, penso tu invece non hai dovuto decidere niente, sei nato musicista, giusto?</p>
<p><strong>Rami:</strong> Forse il mio destino era già predefinito, qualcuno ha voluto che nascessi in una famiglia di musicisti.</p>
<p><strong>Aymeric:</strong> Anche mio padre è un musicista. Io ho studiato prima percussioni e solo dopo mi sono seduto dietro una batteria per poi inoltrarmi nel mondo dell’MPC. Scommetto che nessuno di noi si è mai fatto troppe domande, pensavamo solo ad evolverci, a guardare al nostro futuro.</p>
<p><strong>E c’è per caso un brano, un disco, un’opera, un artista o una figura che ricollegate direttamente a questa vostra scelta di vita? Chi, quale?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> “Got A Match?” di Chick Corea! Devo averla sentita sempre in quel periodo della mia vita. Per me era qualcosa di veramente surreale.</p>
<p><strong>R:</strong> Quando ero piccolo ero fissato con Rachmaninov, gran bel periodo quello&#8230; (ride)</p>
<p><strong>A:</strong> A me invece vengono in mente i Wu Tang Clan. Avevano un groove così cattivo che non riuscivo a resistere.</p>
<p><strong>Sappiamo che i primissimi passi del progetto sono stati mossi alla Julliard School e che poi, con l’arrivo di Aymeric a New York, la vostra musica ha iniziato a prender forma. Raccontateci di come vi siete conosciuti, degli albori del vostro progetto, del primo periodo. Dell’ormai celeberrima performance al Sonar, invece, parleremo più tardi!</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Rami ed io stavamo sempre assieme ad improvvisare per ore ed ore. Da una parte c’era quello che dovevamo fare per il conservatorio, poi c’era l’improvvisazione del doposcuola, quella era la parte forte! In seguito abbiamo iniziato a portare quelle improvvisazioni sul palco. Il primo concerto completamente improvvisato lo facemmo proprio alla Julliard. Immagino stessimo ancora cercando il nostro sound. Le strutture erano molto deboli e gli stili molto vari.</p>
<p><strong>R:</strong> (per Francesco) Sei proprio be-bopper nel cuore tu!</p>
<p><strong>F:</strong> (ride) Esatto, mi hai beccato&#8230;</p>
<p><strong>A:</strong> Penso la primissima volta che abbiamo suonato assieme è stato nell’uptown di NYC nel 2001. Ricordo che suonammo del Blues allucinante in chiave di Fa, chiave che nessuno ha rispettato! Ora invece suppongo che di quel Blues ce ne sia rimasto poco&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Proveniamo da ambienti diversi, abbiamo storie diverse e ci abbiamo messo un bel po’  a delineare la nostra musica, il nostro sound.</p>
<p><strong>R:</strong> Il tutto prese una forma nell’estate del 2005.</p>
<p><strong>A: </strong>E ancor di più successivamente, ricordate?</p>
<p><strong>Questo primissimo periodo ha come sfondo una delle megalopoli più affascinanti e vive in assoluto: New York City, una città che non ha mai permesso a nessuno di rimanerle indifferente. Secondo voi in che modo ha influenzato la vostra musica, le vostre idee e il modo di metterle in pratica? Qual è stato il vostro rapporto con NYC?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> NYC era ed è la quintessenza. Quando vivi da solo in un città del genere tutto diventa secondario. Voglio dire, non finisci mai di conoscere, c’è così tanta musica, così tante vibrazioni&#8230;</p>
<p><strong>R:</strong> In passato anche la scena elettronica andava alla grande. Ora, ad esclusione di qualche festa house, buona parte di quella scena ce la siamo giocata.</p>
<p><strong>A:</strong> Ecco, ha parlato l’esperto!</p>
<p><strong>F:</strong> (ride) Ricordate le nostre nottate educative alle serate Be Yourself del Vinyl con Denny Tenaglia?</p>
<p><strong>R:</strong> Momenti indimenticabili. Ci stavamo dentro di brutto, compravamo Mix e stavamo ore ed ore a cercar di riconoscere le tracce&#8230; Con Danny T tutta la notte.</p>
<p><strong>A:</strong> Fondamentalmente anche cercando di capire come funzionasse l’elettronica.</p>
<p><strong>F:</strong> Istruzione, così la chiamo io. Ma eravamo ancora troppo affezionati ai nostri pianoforti&#8230;</p>
<p><strong>Invece per quanto riguarda la data di fondazione per così dire ufficiale abbiamo il Giugno 2005, quando siete saliti su uno dei palchi del Sonar di Barcellona per una delle esibizioni più interessanti che l’edizione ricordi! Raccontateci come sono andate le cose: ho letto che è stata una cosa abbastanza inaspettata, non eravate in cartellone inizialmente&#8230; Quali sono i vostri ricordi?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> No, in realtà eravamo nel programma&#8230; Ma non sapevamo minimamente cosa avremmo suonato!</p>
<p><strong>R:</strong> (ride)</p>
<p><strong>A:</strong> Siamo professionisti!</p>
<p><strong>F:</strong> In realtà organizzammo tutto nella settimana precedente lo show.</p>
<p><strong>R:</strong> 3 ragazzi, 1 piano, 1 MPC, 2 tastiere, attrezzature varie e un’infinità di cavi sul pavimento del tuo vecchio appartamento a Barcellona!</p>
<p><strong>F:</strong> Esatto, così abbiamo composto il materiale per quello show.</p>
<p><strong>A:</strong> Fermi tutti, ma vi ricordate quando mi si è rotto l’MPC il giorno primo dello show?</p>
<p><strong>F: R:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>F:</strong> Mamma mia&#8230;</p>
<p><strong>E il nome “Aufgang” è nato in occasione di quest’evento o già esisteva precedentemente? Perché proprio questo termine e perché proprio in tedesco? Raccontateci la storia di questa vostra scelta..</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Penso proprio che a questa voglia rispondere Aymeric&#8230;</p>
<p><strong>R:</strong> (ride)</p>
<p><strong>A:</strong> Ok ok, ecco la storia: Rami e Francesco nell’estate del 2002 avevano trascorso qualche settimana a Berlino. Visitando i cortili interni dell’Hackesche Hoefe, quartiere artificiale che fu costruito molto tempo fa [1700, ndr] nell’ex Berlino Est e adibito ad accogliere i lavoratori, notarono varie scale identificate come “Aufgang A”, “Aufgang B”, “Aufgang C” e via di scorrendo. Furono colpiti subito da quel termine, che letteralmente significa “crescita” o, per l’appunto, “scala”, così decisero di tenerlo  come nome del nostro progetto. Grazie ragazzi per aver chiesto anche la mia opinione!</p>
<p><strong>F:R:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>Dopo qualche anno siete usciti con il vostro album di debutto: Aufgang! Qual è stata l’idea che avete seguito per scrivere questo album? Un conto è suonare live, improvvisare, sentire il pubblico e rispondere con emozioni camuffate da suoni, un conto è invece mettersi a tavolino e scrivere dei brani. Quanto di quell’album nasce nei live e quanto invece in studio?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> “Dopo qualche anno”&#8230;</p>
<p><strong>Hai ragione, forse definire 10 anni come “qualche anno” non è proprio il massimo&#8230; </strong></p>
<p><strong>F: A:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>R:</strong> Il nostro album di debutto contiene alcune delle tracce che suonammo al nostro primo show: Sonar e Channel 7.</p>
<p><strong>A:</strong> Scusate, perché dov’è andata a finire “Kiss Me In The Dark”?</p>
<p><strong>R:F:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>F:</strong> No, quella l’abbiamo buttata via. Poi se ci penso aveva anche un’ottima anima R n’B quella traccia!</p>
<p><strong>A:</strong> Si è?! R n’B&#8230; (ridendo)</p>
<p><strong>F:</strong> Ragazzi, possiamo essere seri per un momento?</p>
<p><strong>R:</strong> Va bene, va bene. Si, è vero, comporre materiale per uno disco non è la stessa cosa che comporre per un live show.</p>
<p><strong>A:</strong> Sei proprio dannatamente serio è&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> (ride) Il processo di composizione varia molto di volta in volta: a volte i pezzi nascono durante le session d’improvvisazione, altre invece ci sediamo e li scriviamo a tavolino. Può anche avvenire che Aymeric ci mandi una linea di basso o un groove e Rami ed io ci costruiamo sopra melodie e armonie.</p>
<p><strong>A:</strong> Finalmente, ce l’abbiamo fatta!</p>
<p><strong>OK, anche questa è andata! E la copertina del disco invece? L’ho osservata a lungo ma non sono riuscito a capire cosa rappresenti.. E’ un’unica struttura o è una composizione digitale? Inoltre c’è sempre una linea di fondo omogenea nello stile delle vostre copertine. Hanno qualche significato particolare?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Questa è per Rami.</p>
<p><strong>A:</strong> (ride)</p>
<p><strong>R:</strong> La copertina raffigura una piscina inserita  nel mare della Danimarca.</p>
<p><strong>F:</strong> Non era una sauna finlandese galleggiante?!</p>
<p><strong>A:</strong> Dovremmo chiedere all’etichetta!</p>
<p><strong>F:</strong> Non siamo mai riusciti ad interessarci troppo del lavoro dietro l’etichette, sfortunatamente.</p>
<p><strong>A:</strong> Ad eccezione che per il logo!</p>
<p><strong>R:</strong> Esatto.</p>
<p><strong>A:</strong> Non te la prendere con noi, penso sia compito dell’etichetta scegliere una linea grafica chiara, sbaglio?</p>
<p><strong>F:R:</strong> (silenzio)</p>
<p><strong>Genericamente come vi muovete nella composizione dei brani? Di solito vi trovate a lavorare prima su scale e melodie o sugli aspetti ritmici dei vostri brani?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Francesco ti ha preceduto, ha già risposto a questa.</p>
<p><strong>A:</strong> Permettetemi di rispondere nuovamente: Aufgang è un work-in-progress. Non siamo inseriti in nessuna scena particolare o genere definito. Non applichiamo mai la stessa formula.</p>
<p><strong>F:</strong> Ok, ora QUESTO era serio!</p>
<p><strong>R:</strong> Lo vedi? Anche Aymeric può essere serio. Continua Aymeric, continua&#8230;</p>
<p><strong>A:</strong> Rispettiamo il corso e la normale evoluzione delle cose. La nostra musica viene creata in una molteplicità di modi. Ci piace prendere una strada diversa ogni volta.</p>
<p><strong>Una curiosità: solitamente in una formazione c’è sempre quello che arriva tardi in studio o agli appuntamenti, quello che invece spacca il secondo e quello che magari arriva con 15 minuti di ritardo, però porta un caffè di Starbucks o le sigarette! Voi che tipi siete?</strong></p>
<p><strong>F:R:A:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>F:</strong> Starbucks??? No, grazie!</p>
<p><strong>R: </strong>E’ Francois, il nostro ingegnere del suono, che solitamente ci porta una miscela arabica di caffè.</p>
<p><strong>F:</strong> Ma Francois non è mai in ritardo.</p>
<p><strong>R:</strong> Beh, neanche noi!</p>
<p><strong>A:</strong> Ecco, diciamolo&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Diciamo che Francois è sempre il primo ad arrivare in studio (con il caffè), poi arriva Aymeric (ma lui non beve caffè), poi Rami ed io&#8230; Prendiamo il caffè e poi iniziamo a lavorare con un ritardo spaventoso.</p>
<p><strong>A:R:F:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>Di primo acchito, se uno pensa a due pianoforti a coda e una batteria semiacustica in mezzo ad una folla danzante, rimane pensieroso&#8230; Poi, però, ci si rende conto che dietro all’abito degli strumenti sul palco c’è un aspetto che li lega fortemente, sia fra loro che alla club culture: il ritmo, le pause, il tempo! E questo, da alcuni punti di vista, ci riporta in maniera profondamente affascinante alla visione cageiana dello strumento. Usate il piano in modo particolare, lo usate veramente anche per far muovere i corpi (vedi l’inizio di Channel 7) e quando invece il piano è usato in maniera più “classica” ci sono le ritmiche di Aymeric che travolgono l’ascoltatore. Che tipo di dialogo intercorre quindi fra i vostri 3 strumenti?</strong></p>
<p><strong>A:</strong> Posso prenderla io questa?</p>
<p><strong>R:</strong> Sì, ma non esagerare con la serietà per piacere.</p>
<p><strong>F:</strong> (ride)</p>
<p><strong>A:</strong> La connessione elettroacusitca fra piano, batteria e sequencer è basata su un processo aleatorio&#8230;</p>
<p><strong>R:</strong> Ti puoi anche fermare qui guarda!</p>
<p><strong>A:</strong> Dai coso, fammi finire.</p>
<p><strong>R:</strong> Mi scusi.</p>
<p><strong>A:</strong> pfff&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Ma veramente ragazzi? Non riusciamo a dare una risposta seria neanche ad una domanda?</p>
<p><strong>A:</strong> La mia era una risposta seria&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> OK, ci piace sfruttare il piano in modi differenti. Aymeric suona la batteria in maniera  inusuale. Come disse Derrick May “Questo ragazzo è una macchina!”. Ci capiamo tutti e tre al volo e il risultato è diverso per ogni traccia. Ricollegandomi a ciò che dicevi, come disse Claude Debussy “La musica non è costituita dalle note, bensì dal silenzio che vi è fra di esse”.</p>
<p><strong>Mai definizione fu più azzeccata! Ora tocca a me: Leonard Bernestain disse “Music can name the unnameable and communicate the unknowable”. Guardando a ciò che si ascolta oggi nei club, secondo voi questa definizione è ancora veramente attuale? Qual è il vostro pensiero sull’attuale momento della club culture?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Io penso che sia così in ogni genere musicale. C’è della roba commerciale che comunica ciò che già conosciamo e c’è roba non commerciale che comunica ciò che ancora non si conosce.</p>
<p><strong>A:</strong> Cavolo, questa era profonda&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> E’ vero, sia che tu ripeta qualcosa che qualcun’altro ha già fatto o che tu ti inoltri in qualcosa che non sai se funzionerà.</p>
<p><strong>A:</strong> La “club culture” è un fenomeno di massa.</p>
<p><strong>F:</strong> Ciò che mi piace della club culture, è questo nome che acchiappa tutto.</p>
<p><strong>A:</strong> Il 4-on-the floor! [la classica cassa in 4, ndr]</p>
<p><strong>R:</strong> E’ un po’ come il basso albertino delle sonate di Mozart&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Ma senza dubbio anche lì ci sono degli innovatori. Ci sono sicuramente dei visionari della club culture: persone che sono proiettate verso il futuro, persone che si avventurano nell’inesplorato&#8230;</p>
<p><strong>A:</strong> Sì tipo [nome censurato]?</p>
<p><strong>F:R:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>Dal vostro album di debutto alle vostre ultime produzioni si sentono alcuni forti  cambiamenti, ad esempio sembra che l’elettronica abbia acquisito via via un ruolo sempre più centrale, synth sempre più importanti nelle linee melodiche, vedi l’Ep “Air on Fire”. Quali sono le differenze che sentite più forti nel vostro sound, nel vostro set-up e nel vostro approccio allo strumento rispetto ai vostri primi lavori?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Come stavamo dicendo, il nostro progetto è un work-in-progress. Non siamo interessati nel trovare una formula magica che funzioni per poi ripeterla all’infinito. “Air on Fire” è sicuramente un passo avanti rispetto all’album di debutto, nel senso che l’elettronica, la programmazione hanno assunto un ruolo più centrale.</p>
<p><strong>R:</strong> E allora “Warm Snow”? Lì non c’è elettronica&#8230;</p>
<p><strong>A:</strong> E’ l’eccezione che conferma la regola.</p>
<p><strong>F:</strong> Abbiamo registrato il nostro nuovo album la scorsa estate. E’ veramente un bel salto in avanti rispetto a “Air on Fire”&#8230; Quasi tutti i suoni, sia acustici che elettronici, sono suonati live!</p>
<p><strong>A:</strong> Stavamo cercando di vivere il momento.</p>
<p><strong>R:</strong> Perché dovresti pre-programmare qualcosa se la puoi suonare direttamente live?</p>
<p><strong>A:</strong> Perché la puoi quantizzare, ad esempio?!</p>
<p><strong>F:</strong> (ride) Ad ogni modo, finiremo gli ultimi ritocchi del prossimo album molto presto&#8230;</p>
<p><strong>Un’ultima curiosità, parlando proprio dell’Ep “Air on Fire”: il video di “Dulceria” è fantastico, solare! Qual è la connessione fra video e brano e fra voi e i 3 bambini del video?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> E’ il nostro video preferito. Lo ha diretto Dephine Dhilly, un nostro amico. E’ stato girato a Long Island, NY.</p>
<p><strong>R:</strong> Ma come scusa, non ci hai riconosciuto? Siamo noi quei 3 bambini!</p>
<p><strong>A:</strong> Io sono il bambino che si becca la ragazza alla fine!</p>
<p><strong>R:F:</strong> (ridono)</p>
<p><strong>Grazie ragazzi, è stato interessante e a dir poco divertente parlare con voi. Viste le vostre parole e il modo in cui avete definito il vostro progetto mi sembra azzeccato concludere con le parole di George Gershwin: &#8220;Life is a lot like jazz&#8230; It&#8217;s best When You Improvise&#8221;. Alla vostra prossima esibizione in Italia ragazzi, ciao!</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Gershwin, grande compositore! Ciao ragazzi, grazie a voi! Non vediamo l’ora di tornare in Italia&#8230; Quella del Movement di Torino è stata senza dubbio una delle nostre esperienze migliori!</p>
<p><strong>A:</strong> E scusaci per la nostra serietà!</p>
<p><strong>R:</strong> Aymeric, ti prego&#8230;</p>
<p><strong>English Version:</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17326" title="Aufgang 2" src="http://www.soundwall.it/wp-content/uploads/2012/02/Aufgang2.png" alt="" width="550" height="300" /></p>
<p>Two grand pianos, one drum, an MPC and some Macbooks: these are in terms of instrument the Aufgang and I think that just looking at this particular set-up you will already have some questions and curiosity. Classic incursions, catchy and not catchy melodies, great climax, strong grooves and lot of links to world musics. Francesco Tristano (piano), Rami Khalife (piano) and Aymeric Westrich (drums) gave birth to one of the most interesting trio of the present, a trio that, as they&#8217;ve carefully stressed to us, does not fit in a defined genre, but is constantly evolving while maintaining its status of &#8220;perpetual work-in-progress&#8221;. And guess which was the cradle of this project? New York City! I honestly do not think it&#8217;s a coincidence &#8230; Francesco and Rami, students at the prestigious Julliard School, began to improvise after lessons and later, with the arrival of Aymeric in NYC, they began to look for synergy and for their sound.</p>
<p>The format of this interview is a little bit different from the usual, it&#8217;s not based on the classic and regular Q&amp;A structure , rather is a real &#8220;ping-pong&#8221; between us and them, where the three of the trio do not lose the opportunity to joke and to remember the moments of their growth; Francesco sometimes tries to dot his I&#8217;s and cross his T&#8217;s, he tries to make order in the speech -Rami and Aymeric will give an hard time to Francesco for this thing I&#8217;ve said! But all kidding aside, we managed to steal them lots of curiosity and memories. Recommended track for the reading of the interview? &#8220;Sonar&#8221;!</p>
<p><strong>Hello guys, welcome on Soundwall!</strong></p>
<p><strong>I would like to begin talking about the dawning of your passion for music: we can say that everyone loves music, some more than others, but everyone loves it. Then, there are those who, like you, instead of restricting themselves to the love for music, they decide to go further, they decided to create music. What, in your respective lives, has led you to this choice? When did you decide to devote your entire life to music?</strong></p>
<p><strong>Francesco:</strong> There was a moment, I was around 12 or 13, that I decided that I wanted to be a musician. At that point, this basically meant practicing the piano in a serious way, as opposed to relying solely on my talent and playing around. Now that I am a musician, I want to get away from the piano, look at other possibilities. Rami, I think you never decided anything, you were born musician, right?</p>
<p><strong>Rami: </strong>Maybe things were already laid out for me, as I was born in a musical family.</p>
<p><strong>Aymeric:</strong> My father is a musician too. I studied classical percussion, then moved to the drum set, then to the MPC… I guess the three of us never asked any questions &#8211; we just wanted to move forward, see what was in for us in the future.</p>
<p><strong>And when you think about this choice, is there a song, an album, a work, an artist or a figure that you link directly to this life choice? Which one and why?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Chick Corea: Got a match? I must have heard it around the same time. It just seemed extraterrestrial to me.</p>
<p><strong>R:</strong> I actually was into Rachmaninov big time when I was young&#8230; (laughs)</p>
<p><strong>A:</strong> (laughs) For me, it was Enter the Wu Tang Clan. The groove was so bad I couldn&#8217;t handle it.</p>
<p><strong>We know that the first steps of the project were done at the Juilliard School, and then, with the Aymeric arrival in New York, your music started shaping-up. Tell us how did you met, tell us about the &#8220;first days&#8221; of your project, about the first period.(Let&#8217;s talk later about your famous performance at the Sonar)</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Rami and I would spend hours and hours improvising together. Classwork was one thing, but the improvisations after class were the real thing. We actually took these improvisations on stage and performed the first completely improvised concerts at The Juilliard School (in almost 100 years history!) I suppose we were searching for our sound. The structures were loose, the styles were mixed.</p>
<p><strong>R:</strong> (to Francesco) You are a be-bopper at heart!</p>
<p><strong>F:</strong> (laughs) Yeah right…</p>
<p><strong>A:</strong> I think the very first time we actually played together was at a jam session uptown NYC in 2001. I remember some crazy blues in F were nothing was in F. I suppose now there is no Blues left anymore either…</p>
<p><strong>F:</strong>Coming from different backgrounds, we took a while polishing what would become our music, our sound.</p>
<p><strong>R:</strong> But everything came together in the summer of 2005.</p>
<p><strong>A:</strong> More to this later, remember?</p>
<p><strong>This early period took place in one of the most fascinating and zippy metropolis in the world: New York City, a city has never allowed anyone to remain indifferent to its appeal. In your opinion, how did it influenced your music, your ideas and the way of realize them? What was your relationship with NYC, what did it give to you?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> NYC was and is quintessential. Living in the city alone made everything else secondary. I mean, there&#8217;s just so  much to grab, so much music, so many vibes.</p>
<p><strong>R:</strong> Back in the day, there was a real electronic scene too. Apart from a few House parties, that&#8217;s pretty much gone nowadays.</p>
<p><strong>A:</strong> &#8220;The specialist speaks&#8221;</p>
<p><strong>F:</strong> (laughs) Do you remember our educational nights at Be yourself (Danny Tenaglia at Vinyl)?</p>
<p><strong>R:</strong> Unforgettable moments. We were so much into it. Buying the Mix CD, trying to identify the tracks… and listening to Danny T all night long.</p>
<p><strong>A:</strong> Understanding how electronic music works, basically.</p>
<p><strong>F:</strong> Education, as I call it. but we were still left with our pianos…</p>
<p><strong>Now, as regards the &#8220;official&#8221; date of foundation of Aufgang, we have June 2005, when you played on one of the stages of the Sonar of Barcelona: one of the most interesting performance during the Sonar 2005! Tell us how things went: I read for you it was pretty unexpected, you were not on the schedule at the beginning&#8230; What are your memories?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Oh we were scheduled alright… But we had no idea what we were going to do!</p>
<p><strong>R:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>A:</strong> We are professionals!</p>
<p><strong>F:</strong> Basically, it all came together in the week preceding our show.</p>
<p><strong>R:</strong> 3 guys, 1 piano, 1 MPC, 2 keyboards, all the equipment and tons of cables all over the floor at your old apartment in Barcelona.</p>
<p><strong>F:</strong> And we composed all the material for our show during that week, basically.</p>
<p><strong>A:</strong> Do you guys remember when my MPC broke down the day before the show!</p>
<p><strong>F:</strong> R: (laughs)</p>
<p><strong>F:</strong> Mamma mia…</p>
<p><strong>And was the name &#8220;Aufgang&#8221; born for that event or did it already exist before the Sonar? Why did you chose this word and why in German? Tell us the history of your choice&#8230;</strong></p>
<p><strong>F:</strong> I think Aymeric wants to answer this question</p>
<p><strong>R:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>A:</strong> Ok, so here&#8217;s the story: Rami and Francesco had spent a few weeks in Berlin in the summer of 2002. They had visited the inner patio of the Hackschen Hoefe, what used to be a complex of apartments for workers in East Berlin. They saw the staircases marked &#8220;Aufgang A&#8221;, &#8220;Aufgang B&#8221;, Aufgang &#8220;C&#8221; and so on. They really liked the name (it basically means Ascent, or… staircase) and held it for our new project. Thanks guys for asking my opinion!</p>
<p><strong>F: R:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>After a few years you were out with your debut album: Aufgang (2009)! What was the idea you followed to write this album? I mean, playing live, improvising, feeling the audience and responding with emotions disguised as sound are different things from writing songs into the studio. How much of that album was created in the studio and how much during the live performances?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> &#8220;after a few years&#8221;</p>
<p><strong>You&#8217;re right, maybe defining 10 years as &#8220;some years&#8221; is not exactly the best way&#8230;</strong></p>
<p><strong>F: A:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>R:</strong> Our debut album actually has a few of the original songs from our first show. (Sonar, Channel 7)</p>
<p><strong>A:</strong> What about &#8220;Kiss me in the dark&#8221;?</p>
<p><strong>R: F:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>F:</strong> Yeah, we dropped that one. Altough it had a nice R n&#8217; B feel to it!</p>
<p><strong>A:</strong> &#8220;R n&#8217;B&#8221; (laughs)</p>
<p><strong>F:</strong> Guys, can we be serious for a bit?</p>
<p><strong>R:</strong> Ok so yes, composing material for a record is not the same thing as composing material for a show.</p>
<p><strong>A:</strong> That was f… serious!</p>
<p><strong>F:</strong> (laughs) Our composition process varies greatly: sometimes pieces are born during improvised sessions, sometimes we actually sit down and write out parts, sometimes Aymeric send us a bass line, a groove pattern, and Rami and I build the melodies and harmonies on top.</p>
<p><strong>A:</strong> Finally!</p>
<p><strong>And the cover? I looked a long at it but I could not understand what it represents.. Is it a single structure above the sea or a digital composition? Moreover, there is always the same concept-line in the homogeneous style of your covers. Do they have some  particular meaning?</strong></p>
<p><strong>F:</strong>This one is for Rami.</p>
<p><strong>A:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>R: </strong>The cover represents a swimming pool inside the sea in Denmark.</p>
<p><strong>F:</strong> Wasn&#8217;t it a floating sauna in Finland?</p>
<p><strong>A:</strong> We have to ask the label.</p>
<p><strong>F:</strong> We weren&#8217;t too involved in the graphic design of the cover, unfortunately.</p>
<p><strong>A:</strong> Except for the logo!</p>
<p><strong>R:</strong> The logo, correct.</p>
<p><strong>A:</strong> I suppose it&#8217;s up to the label to determine a clear graphic line, right?</p>
<p><strong>F: </strong>R: (silence)</p>
<p><strong>And generally how do you compose your music: do you usually work first on musical scales and melodies or first on the rhythmic aspects of your compositions?</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Francesco just gave an answer to this question.</p>
<p><strong>A:</strong> Let me answer again: Aufgang is a work-in-process. We are not involved in any genre or scene. We do not apply a formula and repeat it.</p>
<p><strong>F:</strong> Now THAT was serious!</p>
<p><strong>R:</strong> You see, Aymeric can be serious too. Continue, Aymeric.</p>
<p><strong>A:</strong> We go by the flow. Our music is created in a number of ways. We like to go different ways each time.</p>
<p><strong>A curiosity: usually there is always the one who arrives late in the studio or for appointments, the one who is always perfectly on time and the one who is always late but who maybe arrives with a Starbucks coffee for everyone or cigarettes! Is it also your case? In which of these descriptions do you find yourself?</strong></p>
<p><strong>F:R:A: </strong>(laughs)</p>
<p><strong>F:</strong> Starbucks, no way on earth!</p>
<p><strong>R:</strong> It&#8217;s Francois, our sound engineer, who usually has some nice arabica espresso on call.</p>
<p><strong>F:</strong> But he&#8217;s never late.</p>
<p><strong>R:</strong> Neither are we!</p>
<p><strong>A:</strong> Yeah, right&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Let&#8217;s say Francois is the always the first one in the studio (with coffee), then Aymeric comes in (but doesn&#8217;t drink coffee), then Rami and I come in, have a coffee, and then we can all start horribly delayed.</p>
<p><strong>A: R: F:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>At first glance, seeing two grand pianos and a semi-acoustic drum in the middle of a dancing crowd, you could remain doubtful&#8230; But then, you realize that behind the dress of the instruments on the stage, there is a thing that binds them together and that links those instruments to the club culture: the rhythm, the tempo! And this, in some way and in a deeply fascinating way, could bring us back to the John Cage vision of the instrument. You use the piano in a particular way, you really use  instruments to play with silence and sound, to make people dancing in a different way (in &#8220;Channel 7&#8243;, for example).. And when the piano is played in a quite &#8220;classical&#8221; way, there are Aymeric&#8217;s beats that overwhelm the listeners. So, what kind of dialogue and balance exist among your 3 instruments?</strong></p>
<p><strong>A:</strong> Should I take this one?</p>
<p><strong>R:</strong> Yeah, but not too serious please</p>
<p><strong>F:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>A:</strong> The electro-acoustic connection between the pianos, the drums and the analog sequencing is based on stochastic processes -</p>
<p><strong>R:</strong> Stop right there!</p>
<p><strong>A:</strong> Come on man, let me finish.</p>
<p><strong>R:</strong> Sorry</p>
<p><strong>A:</strong> pffff&#8230;</p>
<p><strong>F:</strong> Really guys? No serious answer possible here?</p>
<p><strong>A:</strong> I was giving a serious answer…</p>
<p><strong>F:</strong> OK: We like to use pianos in a different way. Aymeric plays the drums in an unusual way. As Derrick May said: &#8220;This guy is a machine!&#8221; I guess we feel each other out, the result of the interaction is different for each piece. And as Claude Debussy said: Music is not determined by the notes &#8211; it is determined by the silences in between the notes…</p>
<p><strong>Exactly, I think this is a great definition!Now it&#8217;s my turn: Leonard Bernstein said &#8220;Music can name the unnameable and communicate the unknowable.&#8221; Thinking of the music we listen to in clubs today, do you think this definition of music could still works? What is your thought on the current club culture? </strong></p>
<p><strong>R:</strong> I think it is as in every musical genre. There is commercial stuff (which communicates the already know) and there is the non-commercial stuff (which communicates the not-know-yet..)</p>
<p><strong>A:</strong> That was deep man.</p>
<p><strong>F:</strong> It&#8217;s true! Either you repeat what other people have done (and which &#8216;works&#8217;) or you venture into something you don&#8217;t know if it works.</p>
<p><strong>A:</strong> Club culture is a global phenomenon.</p>
<p><strong>F:</strong> What I like in club culture, is the common denominator.</p>
<p><strong>A: </strong>The 4-on-the floor!</p>
<p><strong>R:</strong> It&#8217;s like the Alberti bass in Mozart Sonatas.</p>
<p><strong>F:</strong> But of course you have people who innovate within the genre. You have visionaries of club culture: people who take it further, people who venture into the unknown…</p>
<p><strong>A:</strong> Like [name censored]?</p>
<p><strong>F: R:</strong> (laughs)</p>
<p><strong>From your debut album to your latest productions, there are some big changes; for example, it seems that electronics has gradually acquired a more central role, more imponent synths in the melodic lines (in &#8220;Air on Fire&#8221; Ep, for example). If you now listen to your first works, what are the differences you feel stronger in your sound, in your set-up and in your approach to the instrument?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Like we said earlier, our musical project is a work-in-progress. We are not interested in finding a magic formula which works, and then repeat it over and over. &#8220;Air on Fire&#8221; is definitely one step away from the debut album in the sense that the programming acquires a central role.</p>
<p><strong>R:</strong> What about &#8216;Warm snow&#8217;? No programming here.</p>
<p><strong>A:</strong> It&#8217;s the exception which confirms the rule</p>
<p><strong>F:</strong> We recorded our new album last summer. It is one leap away from &#8220;Air on Fire&#8221; &#8211; Most material (acoustic or electronic) is played live!</p>
<p><strong>A:</strong> We were living the moment.</p>
<p><strong>R:</strong> Why would you want to program something if you can play it live?</p>
<p><strong>A:</strong> So that you can quantize it, for example?</p>
<p><strong>F:</strong> (laughs) Anyways, we are looking forward to finishing the edit of our latest album soon…</p>
<p><strong>About &#8220;Air on Fire&#8221; Ep: the video for &#8220;Dulcería&#8221; is sunny, it&#8217;s really nice! What is the connection between the video and the song and what is the link between you and the 3 children of the video?</strong></p>
<p><strong>F:</strong> It&#8217;s our favorite video. Our friend Dephine Dhilly directed it. It was shot in Long Island, NY.</p>
<p><strong>R:</strong> Didn&#8217;t you recognize us?</p>
<p><strong>A:</strong> I&#8217;m the kid who goes gets the girl in the end</p>
<p><strong>R:</strong> F: (laughs)</p>
<p><strong>Thanks guys, it was really interesting and enjoyable to talk with you. According with the the way you have defined your project, I think it&#8217;s coherent conclude with the words of George Gershwin: &#8220;Life is a lot like jazz &#8230; It&#8217;s Best When You Improvise&#8221;. See you at your next performance in Italy guys, ciao!</strong></p>
<p><strong>F:</strong> Gershwin, great composer. Ciao ragazzi, thank YOU! We can&#8217;t wait to return to Italy… Torino Movement was without a doubt one of our highlights.</p>
<p><strong>A:</strong> Sorry for being so serious</p>
<p><strong>R:</strong> Aymeric, please.</p>
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